Via della seta: arriva intesa finale con la Cina ma Conte dovrà riferire in Parlamento sull’accordo

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ROMA, 15 MARZO – Vertice mattutino risolutivo a Palazzo Chigi, dopo le tensioni sulla “Via della...

ROMA, 15 MARZO – Vertice mattutino risolutivo a Palazzo Chigi, dopo le tensioni sulla “Via della seta” registrate negli scorsi giorni. L’esecutivo avrebbe raggiunto un accordo interno circa la definizione dei termini del Memorandum of Understanding volto a stringere un patto commerciale con la Cina ed i vari partner di quest’ultima. In base a quanto riferito dal Movimento 5 Stelle, l’intesa di governo sarebbe stata raggiunta praticamente all’unanimità e la Lega non si sarebbe opposta all’impostazione prospettata dal MiSE.

Al termine del vertice, il premier Conte ha spiegato che il Memorandum è un “accordo quadro non vincolante” e che “sarebbe stato eccentrico non partecipare a questo importante progetto infrastrutturale che richiama la Via della Seta, di cui l’Italia dev’essere l’approdo naturale”. Secondo il Presidente del Consiglio, con la firma del trattato l’Italia non metterebbe a repentaglio gli altri suoi asset commerciali strategici, soprattutto in funzione del fatto che si tratterebbe di un accordo-quadro di carattere programmatico, con il quale “non ci si impegna in maniera vincolante”. Il capo dell’esecutivo ha inoltre aggiunto che l’intesa sarà successivamente arricchita man mano con la sottoscrizione di ulteriori accordi specifici, che verranno valutati singolarmente anche a livello politico interno. Egli ha infine rimarcato il fatto che si tratterebbe di una grande opportunità per riequilibrare il bilancio e per potenziare le esportazioni.

Successivamente è stata la volta di Luigi Di Maio, secondo il quale l’accordo determina “il trionfo del made in Italy”: per il vicepremier, infatti, “grazie al BRI (Belt and Road Initiative), l’Italia potrà essere più sovrana” nei traffici commerciali su scala mondiale. Di Maio ha sottolineato che l’intesa non avrebbe affatto contenuti politici ma esclusivamente economici e che comunque, al di là dell’opportunità commerciale con la Cina, sono gli USA a rimanere i principali alleati di Roma e la NATO “la casa naturale del nostro Paese”. La partecipazione all’accordo dovrebbe avere come obiettivi, dunque, aumentare le esportazioni delle eccellenze italiane nel mercato asiatico, far crescere l’imprenditoria sul territorio, aiutare lo sviluppo di nuove aziende ed aprire nuovi posti di lavoro in queste ultime. “Questo è uno scatto in avanti dell’Italia, un cambio di passo verso il futuro” – ha concluso Di Maio.

Nonostante le preoccupazioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea sul rischio di diffusione di prodotti cinesi a basso costo e bassa qualità, l’Italia diverrà il primo Paese del G7 ad appoggiare formalmente la spinta del programma di investimenti globali avviato da Pechino. “Tutti dicono che c'è pericolo di subire una colonizzazione, ma al contrario l’unica colonizzazione a cui ambiamo è quella del made in Italy nel mondo, grazie alla sua bellezza ed alle sue potenzialità” – è la spiegazione del Ministro dello Sviluppo Economico Di Maio. Negli scorsi giorni, Salvini era apparso piuttosto titubante sull’idea di stringere un’intesa con il Paese asiatico, dichiarando anche di aver intenzione di rendere quest’accordo “potabile”, al fine di difendere gli interessi nazionali prima ancora di venire incontro alle pressioni americane. A quanto pare, però, alla fine le perplessità espresse dagli esponenti del Carroccio sarebbero state sopite, probabilmente dopo aver appreso che nel Memorandum non verranno allegati anche i dossier sul 5G, sulle telecomunicazioni e sull’energia (argomenti peraltro sui quali maggiormente si concentrano gli interessi statunitensi).

In ogni caso le opposizioni incalzano, facendo leva sull’incoerenza tra l’idea di accettare gli investimenti anche infrastrutturali della Cina nella via commerciale che porterebbe al nostro Paese e la volontà di annullare il completamento della TAV Torino-Lione con il relativo progetto di collegamento e trasporto europeo. Nel frattempo, pertanto, la Conferenza dei Capigruppo svoltasi in mattinata a Montecitorio ha chiamato il premier Conte a riferire alla Camera i termini del trattato: a tal fine, è stato modificato l’odg dei lavori dell’Aula previsto per martedì prossimo, di modo che alle 10:30 Conte possa illustrare la posizione del governo.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: huffingtonpost.it

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