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Ecco L’Attacco al Venezuela: Un Vulnus nel Diritto Internazionale e il Tramonto della Sovranità

Marco Rispoli
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Ecco L’Attacco al Venezuela: Un Vulnus nel Diritto Internazionale e il Tramonto della Sovranità
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L'azione intrapresa dagli Stati Uniti nei confronti del Venezuela, culminata nelle operazioni volte alla destituzione e alla cattura del Presidente Nicolás Maduro, non rappresenta solo un capitolo di tensione geopolitica, ma solleva interrogativi profondi sulla tenuta dell'ordine giuridico globale. Secondo l'analisi della Prof.ssa Marina Castellaneta, ordinaria di Diritto Internazionale presso l’Università di Bari, ci troviamo di fronte a una “grave violazione del diritto internazionale e a una forma di aggressione verso uno Stato sovrano”. Ma quali sono le basi giuridiche di questa ferma condanna?

 Il paradosso del richiamo all'Articolo 2 della Carta ONU

Per legittimare quella che è stata definita un’“operazione speciale”, Washington ha tentato di invocare i principi della Carta delle Nazioni Unite, con particolare riferimento all'Articolo 2, paragrafo 4. Tuttavia, tale richiamo appare non solo improprio, ma giuridicamente contraddittorio. L’Articolo 2(4) rappresenta il pilastro del diritto internazionale contemporaneo: esso stabilisce il divieto assoluto della minaccia o dell’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato. Si tratta di una norma cogente (ius cogens), ovvero inderogabile, che ammette un'unica, strettissima eccezione: la legittima difesa (Art. 51) a fronte di un attacco armato già sferrato e in corso. Nel caso venezuelano, l'assenza di un'aggressione militare da parte di Caracas contro il suolo statunitense rende l'intervento americano privo di base legale, configurandolo come un atto di forza unilaterale che scavalca il monopolio della forza conferito esclusivamente al Consiglio di Sicurezza dell'ONU. La lotta al narcotraffico: una giustificazione senza fondamenta. Il pretesto utilizzato dagli USA per giustificare l'intervento è stato il contrasto al narcotraffico e alla corruzione. Tuttavia, la dottrina internazionalistica è chiara: la lotta alla criminalità transnazionale non costituisce, di per sé, un casus belli.

L'assenza dalle liste ufficiali: Come sottolineato nel dibattito giuridico, il Venezuela non figurava stabilmente nelle liste internazionali degli "Stati narcotrafficanti" con evidenze tali da giustificare un intervento armato.

Gli strumenti del diritto: Qualora uno Stato sia sospettato di favorire il traffico di stupefacenti o di esseri umani, il diritto internazionale mette a disposizione strumenti multilaterali specifici, come le Convenzioni ONU di Vienna (1988) e di Palermo (2000).

Tali trattati prevedono la cooperazione giudiziaria, l'estradizione e il "giusto processo". Sostituire l'aula di tribunale con un'operazione militare significa negare il principio della certezza del diritto e delle prove, trasformando la giustizia in una prosecuzione della politica di potenza. L'aspetto più allarmante di questa vicenda è la riproposizione della dottrina dell'attacco preventivo. Consentire a una nazione di violare i confini di un’altra sulla base di sospetti criminali o per imporre un cambio di regime (regime change) scardina il principio di non ingerenza negli affari interni. Se il narcotraffico diventasse una giustificazione legale per l'aggressione militare, la sovranità di ogni Stato sarebbe in costante pericolo, soggetta all'arbitrio della potenza di turno. Come ricorda la Prof.ssa Castellaneta, il diritto internazionale nasce per proteggere i deboli dall'arbitrio dei forti: l'attacco al Venezuela segna invece un ritorno a una visione "pre-ONU" delle relazioni internazionali, dove la forza crea il diritto. Per ampliare le ragioni di condanna dell’operato statunitense nella vicenda venezuelana, è necessario approfondire la natura "sistemica" della violazione. Non si tratta solo di un errore procedurale, ma di uno scardinamento dei pilastri che reggono la convivenza tra nazioni dal 1945 a oggi. Gli Usa come molto spesso fanno hanno operato una sorta di distorsione del concetto di "Minaccia alla Sicurezza Nazionale" per creare una "dilatazione semantica" del concetto di sicurezza. Invocare il narcotraffico come base per un intervento militare trasforma un problema di ordine pubblico transnazionale in un atto di guerra. Se ogni nazione potesse decidere unilateralmente che un reato interno di un altro Stato costituisce una minaccia tale da giustificare un'invasione, il diritto internazionale cesserebbe di esistere, sostituito da uno stato di "anarchia globale" dove il più forte decide le regole. Ma non solo tale azione risulta essere una grave Violazione del principio di Autodeterminazione e Non-Interferenza in base al quale il diritto internazionale (ribadito dalla Risoluzione 2625 dell'Assemblea Generale ONU) proibisce a qualsiasi Stato di organizzare, finanziare o appoggiare attività armate dirette al mutamento di regime (regime change) in un altro Stato. L'operazione contro Maduro non mirava a fermare un attacco armato (inesistente), ma a destituire un capo di Stato per sostituirlo con uno gradito a Washington. Questo lede il diritto del popolo venezuelano di determinare il proprio sistema politico, indipendentemente dal giudizio morale o politico che si può avere su quel governo. Nel caso di specie inoltre vi è L'inesistenza della "Legittima Difesa Preventiva" (spesso invocata dagli USA sin dall'era Bush) non trova riscontro nel testo della Carta ONU. Anche perché l’Articolo 51 richiede un "attacco armato già sferrato". Condannare gli USA significa ribadire che la forza può essere usata solo per reazione e mai per scelta politica. Permettere l'eccezione venezuelana creerebbe un precedente pericoloso: chiunque potrebbe attaccare un vicino sostenendo che "potrebbe" diventare un narcostato o una minaccia futura. Un’ ulteriore ragione di condanna risulterebbe essere l’arbitrarietà della scelta, molti altri Stati hanno livelli di corruzione o coinvolgimento nel traffico di droga superiori a quelli contestati al Venezuela, ma sono alleati degli Stati Uniti e non subiscono "operazioni speciali". Questo dimostra che il narcotraffico è un pretesto strumentale per coprire interessi legati alle risorse energetiche (petrolio) e al controllo geopolitico dell'America Latina. Tale vicenda inoltre andrebbe a determinare l’erosione del Multilateralismo e delle Corti Internazionali. Esistono organismi preposti a giudicare i crimini dei capi di Stato, come la Corte Penale Internazionale (CPI). Scavalcando la CPI e le Convenzioni ONU (Vienna e Palermo), gli Stati Uniti hanno agito contemporaneamente come accusatore, giudice ed esecutore. Questo nega il principio del "giusto processo" e delegittima le istituzioni internazionali che gli stessi Stati Uniti hanno contribuito a creare, riportando le relazioni globali all'epoca del "Far West" diplomatico. La crisi venezuelana dimostra che la vera sfida del XXI secolo non è solo energetica o economica, ma morale e giuridica. Ignorare le procedure dell'ONU e le convenzioni internazionali in nome di una presunta "esportazione della giustizia" rischia di produrre un mondo più instabile, dove il diritto del più forte sostituisce definitivamente la forza del diritto. La sovranità del Venezuela, al di là del giudizio politico sul suo governo, resta un baluardo che il diritto internazionale ha il dovere di difendere per proteggere l'intero sistema globale Un intervento che destabilizza ulteriormente un Paese già in crisi aumenta la povertà e la migrazione forzata. Condannare l'operazione significa anche denunciare come l'illegalità internazionale produca sofferenza umana su vasta scala. In conclusione, la condanna non è una difesa del regime di Maduro, ma una difesa dell'architettura legale globale. Se cade il principio della sovranità per il Venezuela sotto il pretesto del narcotraffico, cade la protezione giuridica per ogni nazione. Come sottolineato dalla Prof.ssa Castellaneta, la forza del diritto deve prevalere sul diritto della forza, altrimenti la democrazia internazionale è solo una parola vuota.

Marco Rispoli


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Scritto da Marco Rispoli

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