Elezioni europee al via: seggi aperti in Olanda e Regno Unito

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BRUXELLES, 23 MAGGIO – Urne aperte in Olanda e Regno Unito, che danno ufficialmente il via al...

BRUXELLES, 23 MAGGIO – Urne aperte in Olanda e Regno Unito, che danno ufficialmente il via alla tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo. L’organizzazione del voto nei 28 Paesi che compongono l’Unione, infatti, non è ancora unica a livello europeo, ma possono esserne liberamente stabilite le modalità dai singoli membri, purché le elezioni avvengano nella medesima settimana (in questo caso, tra il 23 e il 26 maggio) e lo spoglio e lo scrutinio siano simultanei (si inizierà alle 23:00 di domenica, ovvero all’orario della chiusura italiana, l’ultima in ordine di tempo).

I primi elettori europei a recarsi al seggio, di buon mattino, sono dunque Olandesi e Britannici, dalle 5:30 i primi e dalle 6:00 i secondi (ora locale). Ai Paesi Bassi spettano 26 seggi nell’Emiciclo (che diventerebbero 29 dopo l’eventuale recesso britannico dall’Unione), i quali verranno ripartiti con un metodo del tutto analogo a quello in uso in Italia, ovvero con sistema proporzionale e con la possibilità di esprimere voti di preferenza. È da ricordare, infatti, che ciascuno Stato membro può stabilire una propria legge elettorale per l’attribuzione dei seggi che gli spettano, purché si utilizzi sempre un metodo proporzionale e la soglia di sbarramento non sia superiore al 5%. Il voto nei Paesi Bassi rappresenta però un test probante anche per il governo nazionale, guidato dal liberale Mark Rutte, che deve fronteggiare l’emorragia di voti già registrata lo scorso 27 marzo con le elezioni del Senato olandese: in quell’occasione la tenuta della maggioranza di governo, sostenuta dal VVD di Rutte, apparve decisamente traballante, cedendo il passo al controverso partito populista di destra Forum voor Democratie, guidato da Thierry Baudet, in grado di assorbire in pochi mesi l’elettorato del nazionalista radicale Wilders e del suo Freedom Party chiedendo un referendum per l’uscita del Paese dall’Unione. Fino allo scorso marzo, il premier Rutte non aveva dato troppo peso all’ascesa dell’eccentrico Baudet – che ama parlare in latino nei suoi comizi, postare foto osé sui social network e fare battute spinte sulle donne – ma dopo lo schiacciante successo al Senato, il capo del governo ha provato in più occasioni a sfidarlo ad un confronto pubblico, riuscendo ad ottenere un dibattito televisivo soltanto a poche ore dall’apertura dei seggi per le Europee. L’Olanda, in ogni caso, in questa tornata esprime anche tre potenziali candidati alla Commissione Europea: si tratta del socialdemocratico Frans Timmermans (candidato dell’S&D, ovvero la coalizione di cui fa parte il PD italiano), del liberale Hans van Baalen (candidato dell’ALDE di Verhofstadt) e di Bas Eickhout, leader dei Verdi Europei insieme a Ska Keller.

Malgrado le tensioni sulla Brexit e la nuova scadenza fissata al prossimo 31 ottobre, anche i cittadini britannici eleggeranno i propri rappresentanti presso l’Emiciclo. La corsa per la scelta dei 73 Eurodeputati isolani – che verranno eletti con metodo proporzionale sulla base di liste bloccate – appassiona però ben poco oltremanica, dal momento che i neoletti sarebbero destinati ad uscire di scena nel momento in cui il divorzio venisse definitivamente formalizzato. Del resto, anche nelle precedenti consultazioni di livello europeo, l’affluenza in Gran Bretagna non è mai arrivata al 40% e l’interesse per le campagne elettorali è sempre stato marginale. Bisogna poi aggiungere che venti di crisi politica soffiano impetuosi sul Regno Unito, dilaniato dallo stallo parlamentare interno sulla Brexit. Il fronte dei Tories che chiedono le dimissioni del Capo del Governo si è da poche ore ulteriormente arricchito, peraltro di un (ex) Ministro dello stesso governo May: infatti, la Leader of the House (una sorta di delegata ai rapporti col Parlamento) Andrea Leadsom ha rassegnato le dimissioni dall’esecutivo (aggiungendosi alle varie defezioni degli scorsi mesi), in polemica con il tentativo di mediazione e ricerca di un compromesso che Theresa May sta cercando di portare avanti da tempo per mezzo di un accordo di recesso, con cui definire tutti i rapporti pendenti con l’Unione. La Leadsom è in effetti ritenuta brexiteer convinta ed uno dei principali pretendenti alla nuova leadership del partito conservatore nonché alla guida di un futuro governo. Theresa May per ora continua a tirare dritto e ha deciso di procedere all’ennesimo rimpasto affidando l’incarico di Leader of the House al moderato Mel Stride, ex viceministro del Tesoro, figura sinora nell’ombra. Il clima di contestazione antigovernativa nel Paese, però, non accenna a placarsi, alimentato anzi dal grave crac finanziario delle acciaierie British Steel, che vede coinvolti più di 5000 lavoratori il cui posto di lavoro è ora a rischio. Alla vigilia del voto europeo, dunque, le ore di Theresa May a Downing Street potrebbero essere contate.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: lindro.it

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