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Esprimere le contraddizioni: intervista agli Slaves of Love and Bones

Calabria

SOVERATO (CZ), 20 GENNAIO 2016 - Pubblicato pochi mesi fa, Real Fake Music è il debutto ufficiale degli Slaves of Love and Bones co-prodotto con I Make Records. La band di Avellino ha risposto alle nostre curiosità sul loro ultimo lavoro e su cosa pensano, in generale, della musica.
Buona lettura!

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Presentateci gli Slaves of Love and Bones.
La band composta da 5 giovani musicisti avellinesi. La band è al suo primo disco ufficiale , uscito il 6 novembre 2015 in co-produzione con l’etichetta discografica IMAKERECORDS, una realtà indipendente di Nocera che da diversi anni sostiene la produzione e la promozione di nuove tendenze e nuovi progetti musicali meritevoli di attenzione.
I S.O.L.A.B. nascono nel 2012 e sono oggi composti da : Riccardo Iannaccone, Daniele Ventola, Raffaele Caputo , Claudio La Sala e Luca Criscuoli. Il nostrogenere si è modificato nel tempo passando da un stile prog –rock con testi in italiano ad una musica più diversificata, con una notevole integrazione sonora , dovuta , tra l’altro, all’inserimento di nuovi strumenti, di una consistente parte di elettronica che si è fusa con la potenza e l’impatto della prima maniera. Il risultato è un disco energico che descrive in pieno il mutamento della scelta stilistica del gruppo. Ora i testi sono in inglese , proiettati verso un ascolto che superi i confini nazionali. Il disco si intitola “Real Fake Music” e forse nel titolo c’è la sintesi che spiega il senso della nuova traiettoria musicale e del disco stesso. Si parte da un concetto primario: “Nulla è come sembra.” “I temi sono legati ai tempi, la critica è spesso velata , evidente per chi vuole cercarla con cognizione. “

Com'è nato Real Fake Music? Cosa volete esprimere con questo ossimoro?
RFM nasce dall'esigenza di trovare nuove strade sonore che potessero implementarsi con il nostro vecchio stile. Per fare questo abbiamo integrato il gruppo con un altro elemento che ha reso più agevole la trasformazione. Anche la lingua dei testi è cambiata, abbiamo scelto l'inglese perché lo riteniamo più adatto al nostro stile attuale. é stata una scommessa ma , pur con qualche difficoltà, siamo riusciti a trovare la quadra.
L'ossimoro costituito dal titolo fa il paio con l'intenzione generale di esprimere , in qualche modo, le contraddizioni del presente, i paradossi con cui gli uomini (e i musicisti) sono costretti a confrontarsi o scontrarsi . In un'epoca dove il virtuale ha superato il peso specifico del reale, ci sembrava doveroso ed opportuno rilevare questa condizione diffusa in cui le realtà. appunto, sembrano confondersi di continuo generando confusione ed incomprensione, difficoltà di comunicazione.

Questo EP cosa eredita dal vostro primo concept album autoprodotto?
Eredita il senso dell'esperienza, della maturazione, della ricerca. Eredita l'attenzione alla realtà circostante, la necessità di raccontare e raccontarsi attraverso una sonorità che rimane, alla radice, nel campo del rock. Eredità le strutture incalzanti, le distorsioni , le melodie, le armonie che ci hanno caratterizzato dalla prima ora.

Come prendono forma i vostri brani a cavallo tra pop, elettronica e rock?
Le canzoni nascono da un'idea iniziale che può nascere da un concetto che vogliamo sviluppare, da un riff di chitarra, da un giro di piano, da un suono del synth che ci piace particolarmente. Le strutture sono semplici e il minutaggio si avvicina a quello radiofonico standard….prima eravamo un tantino prog, un tantino lunghi nello sviluppo del brano.

Qual è la maggiore difficoltà che affronta una band per lanciarsi nel panorama italiano?
Una domanda a cui , dopo aver provato a dare risposte di varia natura , e tutte poco convincenti , non sappiamo rispondere. Non più. Le difficoltà sono dentro il profitto, dentro il mainstream che governa le dinamiche del mondo dello spettacolo, teatro, cinema, musica, danza. Oggi lo showbiz vuole prodotti USA E GETTA, da consumarsi in un periodo piuttosto breve. I talent show sono l'emblema perfetto di questa condizione che per il momento pare senza via d'uscita. In Italia non si investe più nella musica, non si fa ricerca, non si sviluppano progetti a lungo termine, non si incoraggiano i festival coraggiosi. E sono rimasti pochi locali che hanno ancora voglia di proporre cose nuove, veramente alternative. L'appiattimento ha generato omologazione anche tra i musicisti che si propongono con progetti spesso molto simili tra loro , destinati spesso a vita breve. Però la colpa non è dei musicisti, delle band che sono , diciamo, costrette ad adattarsi alle pseudo tendenze che corrono nel paese.

Sempre rimanendo nel nostro panorama musicale, avete di recente assistito ad un concerto o festival che vi ha fatto apprezzare particolarmente una band?
Diciamo solamente che di band valide ce ne sono diverse in giro, però bisogna girare, andare a scovarle, magari in festival organizzati in posti sperduti e che sopravvivono grazie alla passione degli organizzatori.

Volete salutare i lettori di GrooveOn con tre – anche più – album che sentite in dovere di consigliare?
Con molto piacere, i lettori di GrooveOn come tutti gli appassionati di musica devono essere fiduciosi, la musica saprà sempre trovare il suo spazio. Di album recentissimi non ne abbiamo da suggerire, ma se volete, potremmo suggerire l'ascolto dei Tool, dei Nine inch nails, di Apparat, dei Faith no more, "Damnation" degli Opeth, Massive Attack… Potrebbe non finire mai questa lista… In verità pensiamo che di musica buona ce n'è tanta in giro, bisogna solo cercarla.

 

 

 

Federico Laratta

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