Famiglie e bambini autistici, liberati da una "App"

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MESSINA, 10 MAGGIO 2013 - Una tematica di così grande impatto sociale, l’autismo, distu...

MESSINA, 10 MAGGIO 2013 - Una tematica di così grande impatto sociale, l’autismo, disturbo della funzione cerebrale di natura neurobiologica, rimane a tutt’oggi una patologia oscura nelle sue cause e pertanto nella sua cura.

Un mondo speciale e chiuso! Chiuso da confini serrati inesorabilmente tra il mondo “normale” e quello autistico.
Madri che soffrono, si lacerano fino ad ammalarsi anch’esse di patologie depressive, non potendo comunicare con i figli nemmeno attraverso il più primordiale e naturale mezzo, lo sguardo, il contatto oculare, spesso negato da chi è affetto da disturbi dello spettro autistico. Un mondo a sé stante che si allarga, dato che l’incidenza della sindrome aumenta: 1 su 100. L’autismo colpisce circa 3,3 milioni di persone nell’Unione Europea, nella sola Lombardia ne sono affette 90 mila persone.

Inarrestabile l’aumento, essendo ancora lontani dal conoscerne le cause: risultano, infatti, ancora in fase di approfondimento le concause multifattoriali ritenute colpevoli.

Che fare, allora. Come intervenire. Facile capire l’urgenza di avere delle risposte, naturale giustificare la pressione stringente delle famiglie di autistici, che potremmo a ragione definire anch’esse autistiche. 

L’autismo è isolamento, del portatore e di chi con lui lotta per aprirsi al mondo.

La malattia diventa parte delle loro vite, un incubo ricorrente di chi grida senza voce.
In attesa che la scienza faccia il suo corso, che gli scienziati possano lavorare serenamente con i mezzi di cui necessitano resi finalmente disponibili anche in Italia, quel che concretamente è possibile fare è agire contro l’unico dato noto: l’isolamento.

Le famiglie degli autistici hanno il diritto inalienabile di vivere una vita normale! Invece vivono sballottate da uno specialista all’altro, da una speranza a una disillusione che ne viene dal sentirsi dire, stremati, che c’è poco da farsi, che si può solo portare pazienza, che quella cura non è attendibile, che quel trattamento è dubbio e in attesa di verifiche, che di quella metodica potrebbero apprenderne solo all’estero e che lei, genitore, avanza ipotesi e soluzioni non scientifiche.

Insomma, come a prescriver di vivere oggi respirando domani.
Le istituzioni, mediche e politico-sociali, non possono non rispondere, né quelle del comprensorio come la scuola o le strutture socio-integrative possono trovarsi impreparate.

Le famiglie meno abbienti non devono subire pure l’impossibilità di dare al proprio figlio autistico le migliori cure, dato che la quotidianità, la metodicità e la prevedibilità di cui l’autistico ha bisogno, prevedono costi a livello energico e monetario che non tutte le famiglie possono sobbarcarsi, da sole.

Sperando che tutto ciò – ovvero quanto approfondito lo scorso 2 aprile nella Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo, che si è proposta di rimediare all’ignoranza ed alla mancanza di attenzione verso le problematiche legate all’autismo, aumentando questa consapevolezza tra i decisori politici e l’opinione pubblica – venga al più presto assolto, volgiamo invece un plauso ad un progetto innovativo.

La speranza di poter varcare il mondo degli autistici si fa realtà con una app – abbreviazione ormai diffusa per “Applicazione” – per smartphone e tablet, per iPhone e iPad. Questa straordinaria messa a punto del brand Finger Talks, prende il nome di «Immaginario», e rappresenta un vero ausilio pratico dedicato non solo ai terapeuti e agli operatori, ma finalmente anche ai genitori e agli insegnati. È una risposta efficace alla necessità di apprendimento e integrazione dell’infanzia con bisogni speciali.

Tale introduzione innovativa dà concrete speranze, considerato che il play training per bambini autistici rappresenta una fase determinante: se presi in tempo, possono raggiungere un livello di quasi normalità. E l’immediatezza è garantita solo dal gioco, ambito in cui risultano meno resistenze da parte dei bambini in generale e tanto più in quelli deficitarii a livello interattivo-comunicativo. Ecco che la App comunica e quindi interagisce giocando con le immagini, connubio a cui si deve la grande efficacia.

È come se lo scorso 5 marzo, data da cui Immaginario è reso disponibile sull’App store, si fosse regalato a queste famiglie una quotidianità normale, facile, e finalmente accessibile, grazie all’intuitività che diventa canale di accesso.

La app permette di scrivere per immagini e di pianificare visivamente il tempo, aiutando così il bambino nelle attività giornaliere o della settimana. E ciò comunicando attraverso le immagini, trattandosi di un nuovo codice linguistico a tutti gli effetti. Un po’come la nostra lingua parlata, fatta di parole artificiali e convenzionali, null’affatto naturali.

Qui la comunicazione è semplicemente visiva, le parole si tramutano in immagini, alla stregua del modo speciale di pensare e comunicare di Temple Grandin: «Penso per immagini e le metto in relazione». Utilizza cioè “carte” che associano immagini a concetti compensando i deficit del linguaggio.

Una nuova lingua, lodevolmente capace di mettere in comunicazione quel mondo fin qui così misterioso e inaccessibile abitato dagli autistici, dove nemmeno nessuna madre era riuscita ad entrarvi, se non inconsapevolmente, per attimi troppo fugaci.

Daniela Buttò

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