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Franco Sicari. Esame di patente. Bianco 38° Parallelo

Calabria > Catanzaro

Franco Sicari. Esame di patente. Bianco 38° Parallelo Alle 8,00 di mattino di un giorno di marzo del 1970, io e mio fratello Saverio, più piccolo di mè di 4 anni, ci apprestavamo a partire in bicicletta verso il paese di Bovalino dove, quella mattina, avevo esami di patente.

Il paese di Bovalino dista circa 7 km da Bianco ed era ,a quei tempi , il più importante del circondario, sede anche di un grande mercato, la domenica. Pedalavo io, con mio fratello sulla canna della bicicletta"Ganna". Sul sedile posteriore avevamo l'occorente per riparare eventuali forature e cioè il mastice, le chiavi per smontarela ruota ed i tip-top.

Oltrepassammo il torrente Sant'Antonio che in pratica delimita verso nord i confini del mio paese e sempre sulla statale 106 percorremmo il lungo rettilineo che attraverso località "Palazzi", dove sono stati trovati ruderi di abitazioni greche ed anche mosaici romani, giungemmo alla grande fiumara del "Buonamico" che è uno dei più grandi torrenti della Calabria essendo uno de pochi che non secca durante l'estate perchè alimentato dalle sorgenti che nascono da Montalto a 1956 metri di altezza.

Mi fermai e mio fratello mi diede il cambio per pedalare.

Dopo circa mezz'ora dalla partenza da Bianco giungemmo a Bovalino. Anche se era marzo, era primavera avanzata e vestivamo entrambi jeans e magliette bianche e per le strade si vendevano le prime fave e le prime nespole.

Feci i quiz e superai la prova scritta e per il pomeriggio era prevista la prova pratica con una vecchia seicento. Mangiammo un panino con la mortadella e bevemmo un chinotto Sanpellegrino. Esame di patente-Marzo 1970-(2a parte) La guida, per le strade di Bovalino, strette ed affollate fù difficile e

complicata ma anche quest'esame finì come tanti altri esami e ci incamminammo con mio fratello, con la bici, sulla via del ritorno. Stava fecendo sera ma l'aria era dolce e carica di profumi. Mio fratello, di 15 anni, pedalava ritmicamente senza stanchezza ed io sulla canna, oramai sereno, guardavo verso la nostra sinistra il mare Jonio che diventava sempre più bianco e sulla dx il verde intenso dei campi di grano e di fave.

Mio fratello inserì la dinamo perche si era fatto buio e la luce davanti a noi sciabolava da dx a sx sotto le pedalate di Saverio. Il paese si avvicinava e quasi sicuramente mia madre era in pensiero perchè la sera, buia, l'ha sempre rattristata e perchè la notte di cui ha avuto sempre paura era dominata dai fantasmi , pronti per colpirci. La luce della bici fù avvistata per prima da mia sorella Rita, che era tornata per pochi giorni dall'università. Gridò a mia madre che eravamo arrivati...

Mia madre, sulla porta di via Cristoforo Colombo che è anche la statale 106, aveva, in un attimo,sorriso e la sua angoscia di prima aveva lasciato posto alla felicità. Il quadro, della mia famiglia, si ricomponeva di nuovo. Mio padre sarebbe arrivato tra poco, appena finita la partita a carte con gli amici al bar Cafari. Certo avrebbe portato con sè 1 kg di capretto che puliva lui

stesso con attenzione, togliendo ogni piccolo peluzzo, per poi lavare e stufare in una larga padella con abbondante cipolla. Mio fratello pedalava, sul far della sera di quel pomeriggio di marzo del 1970 e quell'immagine è rimasta e rimarrà per sempre dentro di me. La luce della lampadina sciabolava da destra a sinistra.

Franco Sicari