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Governo Conte: la Lega ha presentato al Senato la mozione di sfiducia

Lazio > Roma

ROMA, 9 AGOSTO – Il governo gialloverde si avvicina al capolinea. I due alleati politici sono ai ferri corti da giorni nonostante abbiano rinnovato la fiducia all’esecutivo appena una settimana fa, ma ormai appaiono d’accordo su un unico punto: prolungare l’esperienza del governo Conte significherebbe impattare costantemente in divergenze di vedute politiche difficilmente sanabili.

Negli ultimi mesi Movimento 5 Stelle e Lega hanno manifestato più volte insofferenza reciproca su molte tematiche dell’agenda politica, ma grazie anche all’opera di mediazione del premier i due partiti sono riusciti in linea di massima a ricomporre di volta in volta gli strappi che si sono consumati. Dopo l’ennesima divisione sul voto riguardante la TAV e l’acceso scontro nel ring di Palazzo Madama, è sembrato che qualcosa si fosse rotto definitivamente. Il movimento pentastellato ha reagito malissimo alla decisione del ministro degli interni di rimanere volutamente lontano dall’Aula del Senato, preferendo presenziare ad un comizio leghista a Sabaudia (dal cui palco già chiedeva un rimpasto di governo durante le operazioni di spoglio sulla TAV), ma dal canto loro i leader del Carroccio si sono detti a più riprese esasperati dal continuo ostruzionismo dell’ormai ex controparte governativa e parlamentare, nonostante quanto prefissato nel “contratto di governo”.

“Non sono fatto per le mezze misure: o le cose si possono fare per intero e in fretta oppure star lì a scaldare la poltrona non fa per me” – aveva detto ieri Matteo Salvini, facendo seguire alle sue dichiarazioni la comunicazione dell’intenzione ormai ufficiale di sfiduciare il governo Conte. Nel pomeriggio sono stati rotti gli indugi e il Carroccio ha presentato in Senato una mozione di sfiducia, chiedendo anche di metterla subito ai voti (ovviamente, però, l’art. 94 della Costituzione prevede che essa non possa esser messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione e che nel frattempo debba esser firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera presso la quale sia stata presentata); il Presidente Casellati ha nel frattempo comunicato la convocazione della Conferenza dei Capigruppo per lunedì 12 alle ore 16, allorquando verrà fissata la data di discussione della mozione. Le votazioni dovranno poi avvenire per appello nominale e la sfiducia dovrà essere confermata anche dalla Camera dei Deputati.

Intanto le opposizioni incalzano, con il PD in testa, chiedendo a Giuseppe Conte di salire al Quirinale per rimettere il suo mandato. Il premier ha fatto sapere che si recherà in Parlamento per riferire la sua posizione, ma al momento non è previsto alcun incontro ufficiale con il Capo dello Stato: è probabile, però, che Conte e Mattarella si vedranno nei prossimi giorni per valutare gli scenari possibili.

A tempi di record sono già ripartite le consuete schermaglie da campagna elettorale, anche fra i due partiti ancora formalmente al governo, i cui rappresentanti si sono lanciati varie frecciate ed accuse reciproche. “Sapete dire solo no” – ha ammonito Salvini, mentre Di Maio ha risposto alzando ulteriormente i toni: “La Lega ha preso in giro il Paese”; non è stato da meno Zingaretti – in procinto di condurre la sua prima campagna elettorale da segretario dem – il quale si è affrettato a dichiarare: “Il populismo ha fallito e noi siamo l’unica alternativa”. Come da tradizione degli ultimi anni, inoltre, alle notizie sulla imminente crisi di governo hanno fatto seguito le reazioni negative dei mercati, con lo spread impennatosi a 239 punti contro i 209 di ieri ed i valori della Borsa di Milano in fortissimo calo.

A questo punto, sembra remota ma ancora possibile l’ipotesi che Sergio Mattarella riesca a convincere M5S e Lega a proseguire sino alla scadenza naturale della legislatura, evitando di svolgere una nuova tornata elettorale; difficile, inoltre, è la prospettiva di ricercare nuove alleanze e maggioranze possibili con l’attuale composizione parlamentare: questo scenario consentirebbe di non sciogliere le Camere, ma contrasterebbe con i più recenti rilevamenti delle intenzioni di voto degli elettori. Secondo un sondaggio YouTrend, se si tornasse al voto in questi giorni, il Parlamento avrebbe una composizione diversa e probabilmente meno frammentata, con la Lega che potrebbe riuscire ad ottenere una maggioranza sia alla Camera che al Senato anche soltanto scegliendo uno dei due possibili partner di destra (Forza Italia o Fratelli d’Italia). Dunque, in attesa delle decisioni definitive dei leader dei partiti attualmente al governo e dei possibili incontri chiarificatori con il Presidente Mattarella, restano ancora aperti molteplici scenari, finanche quello di affidare l’incarico ad un “governo balneare”, una soluzione-ponte che possa traghettare l’esecutivo fino all’inizio dell’autunno o alla fine dell’anno solare.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: gazzettadelsud.it