Inaugurazione anno giudiziario 2026 Intervento (sintesi) del consigliere nazionale forense Avv. Antonello Talerico
Nonostante l’esposizione ottimistica per quanto suggestiva dei risultati illustrati dai rappresentanti del Ministero, le recenti riforme del sistema giudiziario hanno al momento confermato che l’obiettivo non è già quello di rendere più efficiente e più efficace la giurisdizione ed il processo, bensì è quello di lentamente far sparire il processo, ciò è dimostrato dall’uso inflazionato dei processi senza udienze, senza avvocati, senza il tradizionale contraddittorio, dando più rilievo ai numeri richiesti dal PNRR e non già alle prerogative del sistema giudiziario.
Difatti, i processi, specie quelli civili, continuano a durare più di quanto non durino in altri Stati d’Europa e del Mondo, con rinvii a distanza di anni. Molti reati continuano a prescriversi, molte udienze nel processo penale sono divenute assolutamente inutili, come quelle predibattimentali. Abbiamo introdotto strumenti per rallentare il processo e non già per farlo funzionare.
Oramai l’obiettivo è scoraggiare l’accesso alla giustizia, renderlo a tratti anche punitivo.
Il Legislatore ha fatto di tutto negli anni per ridimensionare il ruolo della difesa, introducendo sempre ulteriori cavilli e decadenze e trasformando anche i procedimenti d’urgenza in ordinari processi senza fine e senza senso.
Lo stesso Giudice delle misure cautelari personali perde di credibilità anche agli occhi del cittadino, poiché dovrebbe decidere sulla libertà personale con l’illusione che in poche ore sia possibile leggere migliaia di pagine prodotte da inquirenti e difese.
Si tratta di un processo che chiede ai magistrati di lavorare sempre di più, all’Avvocatura di adattarsi alle riforme, ridimensionando gli strumenti di difesa dei cittadini, costretti spesso a rinunciare all’accesso alla giustizia, sempre più complicato e costoso.
Non può essere giusta ed equa una giurisdizione che colpisce più facilmente chi non può difendersi per ragioni economiche, con il rischio di limitare il patrocinio a spese dello Stato, rendendone sempre più difficoltoso l’accesso e le liquidazioni a fine processo.
Il quadro è ancora più drammatico osservando molti Tribunali del nostro distretto, segnati dall’avvicendamento ciclico di giovani giudici, spesso di prima nomina, che chiedono il trasferimento verso sedi meno disagiate.
In Calabria sono pochi i magistrati che decidono di venire e poi di rimanere.
Questo non è lo Stato di diritto che dobbiamo offrire al Paese, specie nel Meridione, dove i presidi di legalità sono sempre meno attrezzati e il crimine organizzato è sempre più diffuso.
Una riflessione va fatta sul ruolo delle Forze dell’Ordine, sul loro operato, sui rischi di procedimenti penali, sul delicato equilibrio tra ordine pubblico e diritti fondamentali.
Destano perplessità i recenti orientamenti sulla tenuità del fatto anche in caso di aggressioni alle Forze dell’Ordine. La proporzionalità della pena non può diventare un alibi culturale che rende lo Stato debole.
Sul sovraffollamento delle carceri e sul fenomeno dei suicidi dei detenuti, resta ancora molto da fare.
Tema centrale sono i numerosi errori giudiziari che in Calabria portano a ingiuste detenzioni, distruggendo la vita di persone innocenti e delle loro famiglie.
Il Ministero della Giustizia conferma il primato della Calabria negli indennizzi per ingiusta detenzione, con circa 78 milioni di euro su 220 milioni spesi in Italia tra 2018 e 2024, a fronte del 3% della popolazione nazionale.
I cittadini devono pretendere una Giustizia indipendente, autorevole, fondata sul coraggio dei Magistrati, sul rispetto della vita altrui e sull’umanità nelle Aule di udienza.
Occorre smantellare apparati deviati, collusi, e legami con la ’ndrangheta, senza subire pressioni mediatiche, condizionamenti politici o il carrierismo che sacrifica gli innocenti.
È necessario attuare la separazione delle carriere, riformare il CSM, il sistema elettorale e il giudizio disciplinare, evitando la commistione tra Potere giudiziario e Potere politico.
Fondamentale anche il ruolo dell’Avvocatura, che deve recuperare autorevolezza, pari dignità e forza rispetto alla Magistratura.
Il populismo giudiziario, la gogna mediatica, il pregiudizio, hanno travolto la vita di molti imputati, spesso poi assolti dopo anni, lasciando solo il clamore dell’arresto.
Per questo oggi molti cittadini temono l’ingiustizia, non perché la escludano, ma perché potrebbero diventarne vittime.
Catanzaro, 31 gennaio 2026
Avv. Antonello Talerico
Consigliere Nazionale Forense
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