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Juncker: "Il vento è di nuovo nelle vele dell'Unione"

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STRASBURGO, 13 SETTEMBRE – Il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha oggi tenuto il suo annuale discorso sullo stato dell’Unione nel corso della sessione plenaria del Parlamento Europeo, a Strasburgo. “Un anno fa non eravamo in buono stato” ha ricordato il lussemburghese, “ma il vento è di nuovo nelle nostre vele”.

Parole cariche di ottimismo quelle di Juncker, che ha sottolineato come a dieci anni dalla crisi, l’economia europea “rimbalzi” e sia nel quinto anno di ripresa economica consecutiva. Un’ Europa che sì, deve fondarsi sul libero commercio, ma con reciprocità, trasparenza e senza ingenuità: per il presidente della Commissione è necessario prevedere un “esame” delle proposte di investimenti stranieri in settori strategici.

Juncker ha poi proseguito il proprio discorso toccando i temi “più caldi” degli ultimi mesi: clima, migranti e vaccini. In primis, ha auspicato un’Unione Europea che sia all’avanguardia nella lotta al cambiamento climatico, annunciando una proposta di riduzione delle emissioni nel settore dei trasporti ed ammonendo le case automobilistiche dall’ingannare i consumatori. Quanto ai vaccini, il presidente della Commissione ha sottolineato come sia inconcepibile che ancora muoiano bambini per malattie evitabili, appoggiando dunque apertamente le misure nazionali di vaccinazione.

Sulla questione migranti, Juncker ha ringraziato nuovamente l’Italia per aver “salvato l’onore dell’Unione Europea nel Mediterraneo”, ed ha poi evidenziato la necessità di “mettere fine alle condizioni di accoglienza dei migranti in Libia, che sono scandalose”, ricordando infine che “l’Europa non è una fortezza, ma è e resterà il continente della solidarietà per quelli che hanno bisogno di un rifugio”. In arrivo da Bruxelles, poi, proposte su rimpatri, Africa e vie legali di immigrazione.

Quanto al futuro dell'UE, il presidente della Commissione ha rimarcato l’importanza dell’unità tra Est e Ovest Europa, definiti “due polmoni, entrambi fondamentali”. Per Juncker c’è poi bisogno di più Unione, per collaborare nella lotta al terrorismo, per avere più influenza sulla scena mondiale ed anche per garantire una maggior stabilità dal punto di vista economico-finanziario.

La proposta, audace, è quella di un ministro delle finanze europeo, che promuova le riforme strutturali negli stati membri e coordini gli strumenti necessari a sostenere un Paese in recessione o instabilità finanziaria.

Juncker ha poi sottolineato come, in un’ottica di democratizzazione dell’UE, sia vitale continuare sulla strada tracciata nel 2014, con la candidatura diretta da parte dei gruppi parlamentari europei del possibile presidente della Commissione. Il lussemburghese ha inoltre annunciato che il suo nome non figurerà tra i candidati nel 2019.

Porte chiuse, invece, alla Turchia. Ankara non rispetta infatti i principi dello stato di diritto, e si sta “allontanando a passi da gigante” dall’ingresso nell’Unione. “I giornalisti devono potersi esprimere e non essere messi in prigione” ha dichiarato Juncker, sottolineando inoltre come “non sia possibile offendere i nostri (dell’UE ndr) capi di Stato e di Governo dando loro dei nazisti”.

Sulla Brexit, il presidente della Commissione ha ricordato come si tratti di un “momento triste e tragico”, che l’UE “rimpiangerà sempre” ed il Regno Unito “rimpiangerà presto”. E per il 30 Marzo, data in cui sarà definitiva l’uscita di Londra dall’Unione, Juncker ha proposto di tenere un vertice dei 27 in Romania, Paese che allora avrà la presidenza, per “riunirci e prendere decisioni necessarie per un’Europa più unita, forte e democratica”. L’auspicio, “è che il 30 marzo gli europei si sveglino in una Unione che sostiene i nostri valori ed in cui tutti i membri rispettino lo stato di diritto”.

Tra le riforme future, per Juncker andrebbe infine presa in considerazione l’idea di fondere i presidenti di Commissione e Consiglio Europeo, per avere “un solo capitano a guidare la nave”. Una fusione che si annuncerebbe estremamente complessa, considerato che la Commissione rappresenta l’istituzione “più puramente Europea”, slegata da logiche nazionali ed intergovernative. Dall’altro lato, invece, il Consiglio Europeo è proprio la massima espressione dell’anima intergovernativa dell’ UE come unione di stati e non come un'unica entità.

Paolo Fernandes

Foto: irishtimes.com

Paolo Fernandes

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