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Kenya alle urne, scontri e proteste

Kenya alle urne, scontri e proteste
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NAIROBI, 9 AGOSTO – Caos in Kenya dopo il voto presidenziale di martedì, che secondo i primi dati parziali dello scrutinio vedrebbe il Presidente uscente Uhuru Kenyatta al 54%, in vantaggio sullo sfidante Raila Odinga. Scontri e proteste stanno coinvolgendo la polizia locale e manifestanti appartenenti ai gruppi dell’opposizione, i quali contestano presunti brogli relativi alle operazioni di voto elettronico. Odinga sostiene infatti di essere vittima di una frode elettorale e che alcuni hackers si sarebbero virtualmente infiltrati nella banca dati della commissione elettorale del Paese manipolando i risultati.

L’area più colpita dagli scontri è la periferia meridionale di Nairobi, dove gli agenti della polizia locale hanno aperto il fuoco sui manifestanti, uccidendo un uomo. Nello slum di Mathare, baraccopoli della Capitale, sono state costruite barricate utilizzando pneumatici dati alle fiamme, mentre i militari pattugliano l’area in elicottero. Anche a South Mugirango, nella contea di Kisili, c’è stata una sparatoria per la quale si contano per ora almeno due vittime. A causa delle violente proteste, inoltre, oggi le linee ferroviarie nazionali hanno deciso di sospendere i collegamenti dei treni sulla principale arteria Mombasa-Nairobi, che collega la Capitale alle città portuali sull’Oceano Indiano. La decisione di bloccare i treni, come affermato dal direttore della compagnia ferroviaria Atanas Maina, è stata presa per salvaguardare i passeggeri e l’infrastruttura, dato che si tratta di una linea di recente costruzione e presentata come uno dei maggiori successi del governo di Kenyatta e pertanto c’è il timore che possa essere un obiettivo dei dimostranti che a lui si oppongono.

I candidati che si sono presentati alle elezioni presidenziali sono otto, ma soltanto Kenyatta e Odinga hanno reali possibilità di vincere ed inoltre sono gli unici che potrebbero ancora evitare il ballottaggio qualora risultasse che uno dei due abbia ottenuto oltre il 50 per cento dei voti totali nazionali ed il 25 per cento in almeno la metà delle 47 contee in cui il Paese è amministrativamente suddiviso. La rivalità tra questi due candidati ha condizionato la politica degli ultimi anni in Kenya, anzi sono le famiglie a cui i due appartengono ad averne segnato la storia nell’ultimo mezzo secolo, dato che Uhuru Kenyatta è figlio del primo Presidente del Paese e Raila Odinga del primo vice-presidente. Il rapporto tra i due è sempre stato molto teso e si teme che possa ripetersi l’escalation di violenza che si verificò dopo la sconfitta di Odinga nel 2007, quando si scatenò una vera e propria guerriglia nella quale persero la vita più di mille persone e furono distrutte le abitazioni di altri 500mila cittadini. Attualmente Kenyatta guida l’Alleanza Jubilee, una coalizione di identità liberalnazionale, mentre Odinga è lo storico leader del Movimento Democratico Arancione, un partito di stampo socialdemocratico e riformista.

Ha destato interesse in Italia la storia di Franco Esposito, il primo “mzungu” (uomo bianco in lingua kiswahili) a candidarsi alle elezioni in Kenya. Meglio conosciuto come Kasoso Wa Baya, il nostro connazionale si è presentato come candidato parlamentare per rappresentare il collegio di Magarini, a nord di Mombasa. Esposito era un militare dell’Aeronautica, laureato in ingegneria, che si recò 50 anni fa in Kenya per seguire un programma di cooperazione spaziale tra l’Università di Roma e la NASA, nell’ambito del quale era stato organizzato il lancio di un satellite nello spazio dall’Africa orientale. Da allora, egli si è interessato a vari progetti sociali di aiuto alla popolazione locale ed ora prova per la terza volta ad entrare nel Parlamento dello Stato africano che lo ha adottato, con propositi nobili: concedere titoli di proprietà ai coltivatori diretti della terra, migliorare il sistema scolastico e sanitario e le infrastrutture.

 

Francesco Gagliardi

 

Foto: The Guardian

Francesco Gagliardi

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