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L'esordio discografico con "Un passo indietro": intervista ai LaMente

Lazio

VITERBO 18 NOVEMBRE 2014 - Damiano Salis (chitarrista ed autore) e Massimiliano Valenti (bassista) hanno risposto alle nostre domande su "Un passo indietro", in uscita il 24 novembre, e sul progetto LaMente.

Buona lettura!

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Come prende vita il progetto de LaMente?
Massimiliano: Il progetto LaMente nasce dalla passione per la musica, dalla voglia e dal bisogno di esprimere sensazioni e stati d'animo. Fondamentalmente è stata questa la spinta che ci ha portato a riunirci.
Nel 2012, esaurita una breve esperienza musicale con un gruppo transitorio, mi sono preso del tempo per elaborare idee e metterle in parole e musica. Mi sono sentito con Damien, anche lui giunto alla fine di un percorso con un' altra formazione, e abbiamo preso in considerazione l'idea di lavorare insieme...

"Un passo indietro" è un interessante mix di folk, rock e cantautorato. Come riuscite bilanciare bene le vostre influenze musicali e a creare i vostri arrangiamenti?
Damien: Non c'è stata molta premeditazione.”Un passo indietro” è il nostro primo lavoro come LaMente, ma io e Massimiliano avevamo già suonato assieme per molto tempo in un gruppo, i Dubar, dove la sperimentazione, la ricerca di soluzioni armoniche “alternative” e la quasi totale apertura ad ogni genere era normale. Questo anche perché i Dubar erano una band strumentale e quindi l'assenza di una voce ci portava a tessere trame musicali elaborate e contaminate... Quando ci siamo ritrovati Massimiliano aveva buttato giù delle idee con la chitarra acustica, accompagnate da parti di testo. Abbiamo deciso di lavorarci su, di cimentarci in questa nuova esperienza e forti del background musicale dei Dubar, abbiamo iniziato con il registrare 6 provini a casa mia. Possiamo dire che in questa fase ci siamo spartiti il lavoro: io ho seguito di più la parte musicale e Massimiliano a quella letteraria, ma sempre confrontandoci su quello che ne veniva fuori, in modo da esserne entrambi soddisfatti.
Qui è entrato in gioco Marco L., amico e pianista in grado di spaziare dalla classica al rock, a cui abbiamo fatto sentire quello che stavamo facendo, ed in maniera abbastanza naturale si è unito al progetto partecipando alle sedute di registrazione. Sicuramente il seme di quel mix di generi di cui parli è nato in quel periodo, con l'ascolto il confronto e l'elaborazione delle idee che avevamo tutti e tre. A questo punto 6 brani ci sono sembrati pochi. Sentivamo l'esigenza di ampliare il lavoro che stava venendo fuori, cosi come di ampliare l'organico del gruppo, abbiamo contattato Manuel, amico chitarrista acustico e banjista, gli abbiamo fatto ascoltare il materiale e gli abbiamo proposto di partecipare alla registrazione di altri 3 brani, accentuando cosi quel sapore folk che già era presente nelle registrazioni precedenti.
Con 9 provini in mano ci siamo presentati a Guglielmo Gagliano, per registrare quello che poi sarebbe divenuto “Un passo indietro”. Se avevamo già in mano un buon 70% del lavoro finale, Guglielmo ha aggiunto il restante 30% portando tutta la sua esperienza e la sua ecletticità. Puoi sentire forte la sua mano in brani come “Chiedi Se” e “Nei Panni Tuoi”.
Questo, in sintesi, è stato il processo di creazione.

Le tracce iniziano con un "vuoto ideologico" e finiscono con uno "sguardo positivo al futuro", descriveteci un po' più nel dettaglio questo percorso.
Massimiliano: Il vuoto ideologico, quel senso di cupezza e oppressione che si respira intorno a noi è figlio dei tempi che stiamo vivendo. Lo puoi riscontrare aprendo un qualsiasi quotidiano o affacciandoti ad uno dei tanti social network. Di conseguenza è un argomento che s'insinua in quello che fai, soprattutto se scrivi canzoni. Ma in qualche modo ne puoi trarre la forza per vedere i lati positivi della vita che, per quanto dura e difficile sia, offre sempre la possibilità di cambiamento.
Nei testi infatti dopo un primo sentimento malinconico viene alla luce l’entusiasmo per le cose più semplici e vicine.

Come portate questo lavoro sul palco?
Damien: Con un forte impatto emotivo... La dimensione live è il punto di arrivo di un percorso, è la “ricompensa” per tutto il lavoro che hai svolto prima. Il concerto si presenterà con la classica forma di una rock band proponendo tutto quello che c'è sul disco.

Parlateci del videoclip de "Il vento".
Massimiliano: Abbiamo voluto raccontare il brano più poetico del disco, nell'ambiente in cui lavoriamo, nel luogo che riempie e che raccoglie le nostre sensazioni attraverso una sequenza di immagini che illustrano la nostra visione romantica della vita.

Questo è il vostro esordio discografico, quant'è difficile oggi essere un "gruppo emergente"?
Damien: Sicuramente è molto difficile, c'è un sacco di offerta e ci sono molte band valide, a questo aggiungi la profonda crisi che sta vivendo il mercato discografico...

Dopo l'uscita del disco, che progetti avete per l'immediato futuro?
Massimiliano: Mettersi subito al lavoro, cosa che già stiamo facendo. Abbiamo del materiale nuovo frutto di una fase creativa positiva. Quello che sentiamo è sicuramente l'esigenza di cercare
un'evoluzione rispetto ai brani già usciti e al contempo cercare di suonare fuori il più possibile.
L'aspetto live è e rimane un momento importante per noi, qui, come sempre scopriamo sfaccettature nuove per l'esecuzione e come cambiano i brani da concerto a concerto.
Da queste esperienze nascono gli stimoli al lavoro successivo che al momento sono idee variegate con atmosfere e emozioni molto contrastanti tra loro.
La musica è la nostra vita e “successo” per cosi dire,o no, continueremo a fare ciò che da sempre riempie la nostra anima.

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Ciao!

 

Federico Laratta

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