La "Pigna" di San Remo, storia e cultura millenarie in riva al mare

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19 APRILE 2015 -Secondo lo scrittore inglese Cyril Connolly, nessuna città dovrebbe ess...

19 APRILE 2015  -Secondo lo scrittore inglese Cyril Connolly, nessuna città dovrebbe essere tanto grande che un uomo una mattina non possa uscirne camminando. San Remo è una di queste città.

Le zone collinari e pre-alpine dell’entroterra sono raggiungibili anche senza ausilio di “protesi tecnologiche” ( ma con un minimo di “fiato”), sia attraverso sentierini che percorsi lungo la strada carrabile trafficata solo i determinati periodi della settimana o dell’anno.

Ad esempio, il rilassante e lussureggiante villaggio di San Romolo (altro “figlio della Lupa”), a due passi dalla più celebrata San Remo, è raggiungibile a piedi con un paio di orette di scarpinata in salita o un’ora in discesa.

Per i sedentari, in auto i tempi di percorrenza sono ovviamente minimi. In qualsivoglia modo si lasci o si raggiunga la città dei fiori e del Festival, una tappa singolarmente interessante è lo storico quartiere della “Pigna”.

Un quartiere che si fa fatica a ricollegare mentalmente alla città dalle mille luci dell’antico e famoso Casino, del Teatro Ariston e delle vie eleganti dello shopping. L’impianto urbanistico del quartiere risale all’anno Mille circa.

Le strade principali si collocano con una struttura a semicerchio. Le vie secondarie assumono invece una forma aa raggiera dalla sommità della collina. Entrambe sono strette e fortemente degradanti verso il mare, che dista solo 500 metri dalla sommità dell’area.

Le svariate case torri del quartiere sono piccole ma alte, i restanti fabbricati hanno un aspetto talvolta curato e talaltra un po’ abbandonato ma che ne sottolinea il fascino delle bellezze riservate a pochi . Le costruzioni mostrano le stratificazioni del tempo e delle diverse culture succedutesi nell’ultimo millennio, con vie strette ed edifici di notevole altezza.

Negli anni '50 la Pigna è stata progressivamente abbandonata dai sanremesi e abitata in prevalenza da immigrati. Solo di recente sta riacquistando nuova vivacità culturale e sociale, con un fiorire di iniziative associazionistiche, culturali e "turistiche". Già la sosta in una delle osterie tipiche, alcune delle quali davvero "singolari" e molto apprezzate dai turisti stranieri, varrebbe la pena di una visita al quartiere. Prima (eventualmente) di immergersi tra le onde del mar Ligure o nella frenesia di luci e suoni del Casino.

testo e foto di Raffaele Basile 

 

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