La storia di Aramis, un cane morsicatore: Intervista esclusiva a Massimo Giunta

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ROMA, 20 OTTOBRE 2015 - Aramis è un pastore tedesco di 5 anni che lo scorso luglio ha aggre...


ROMA, 20 OTTOBRE 2015 - Aramis è un pastore tedesco di 5 anni che lo scorso luglio ha aggredito mordendo, durante una passeggiata nei pressi di un fiume, una volontaria educatrice cinofila, provocandole una serie di ferite. Fino a maggio di quest’anno, Aramis viveva all’interno di una famiglia, ma aveva morso il suo proprietario il quale, si era rivolto ad una struttura per poter effettuare un percorso di recupero. Il 26 agosto, Aramis viene affidato a Massimo Giunta, formatore cinofilo certificato e figurante ufficiale Enci, nonché responsabile del settore addestramento della sezione Aiad della Lomellina, in provincia di Pavia, appassionato di modificazione emozionale e di tutte le problematiche espresse dai cani morsicatori.

 

Signor Giunta, Lei è un sostenitore dell'addestramento classico. In cosa consiste questo metodo?
In realtà non è un metodo, ma un approccio e significa porsi come GUIDA nei confronti dell’animale il quale, per una serie di situazioni, normalmente non si trova a suo agio nel nostro contesto sociale. Una guida che sa veicolare, tutelare, proteggere, formare e sa comunicare con il cane. Quando si verificano fenomeni come l’aggressione di Aramis, alla base c’è una mancanza di comunicazione, perché la percezione dello stato delle cose che ha l’animale è differente da quella dell’essere umano. Approccio classico significa che l’uomo si deve adoperare per insegnare al cane e deve acculturarlo. Chi svolge questo tipo di approccio addestrativo si veste del ruolo di responsabilità e di tutore.

Quali sono i metodi dell’addestramento classico?
Non esistono rigidi protocolli, bisogna possedere un atteggiamento interiore di assoluta calma, tranquillità, ma occorre essere decisi, perché l’allievo va indirizzato. Metodi non esistono, ma vi sono strumenti utilizzati per comunicare. Ad esempio c’è un guinzaglio con un collare a catena, non utilizzato a strozzo o a strangolo, ma a scorrimento. Gli strumenti devono essere sempre visti nell’ottica della comunicazione, come veicolare in determinati momenti certi tipi di informazioni. Il metodo di comunicare tra cane ed essere umano non può ridursi all’utilizzo di un collare o di una pettorina.

Qual è la differenza tra Addestramento Classico e Metodo Gentile?
La differenza sostanziale è nel tipo di approccio, non nel tipo di strumento. Nel metodo gentile, molto spesso, si lascia la libertà al cane di prendere le decisioni riguardo un certo tipo di comportamento. In questo caso l’umano rimane presente, ma assente e successivamente sceglie il tipo di comportamento da rinforzare positivamente. Ci sono circostanze e situazioni, però, nelle quali il cane va guidato affinché capisca quale tipo di comportamento atteso deve essere riprodotto. Chi si ostina a focalizzare ossessivamente la distinzione tra metodo gentile e chi persiste nel considerare un animale come una sorta di macchina o di individuo da plasmare, da sottomettere, si colloca lontano dalla realtà. Dovremmo concentrarci sulle risposte emotive che un cane ci fornisce dopo una seduta di addestramento.

Quanto l'educazione dell'essere umano ha inciso sull'aggressività di Aramis?
In molti casi viene commesso un errore di fondo. La maggior parte dei proprietari alimenta correttamente l’animale con ottimo cibo, si occupa dello stato di salute, dispensa affetto e rende il cane partecipa della vita familiare. E’ facile aprire un sacco di mangime, ma alimentarne la mente sociale è un’operazione complessa e difficile. Va nutrita l’intelligenza sociale del cane ed occorrerebbe saper leggere i suoi segnali, fin da quando è cucciolo. Dalle persone, spesso, in buona fede, vengono commessi errori di comunicazione e di lettura. Probabilmente l’errore commesso dai proprietari di Aramis è stato proprio questo. Nel caso specifico, ci si è trovati, però, dinanzi ad una cane con una predisposizione genetica ed individuale di rifiuto del contatto con l’essere umano. Se da cucciolo ci fosse stato un programma mirato a prevenire alcuni comportamenti sgraditi, forse, determinati problemi comportamentali non si sarebbero verificati. Bisogna sempre insegnare al cane a diventare collaborativo, a proporre atteggiamenti pacifici. Vorrei mettere in evidenza e spiegare ai lettori il concetto della prestazione delle emozioni, ovvero la ricerca della prestazione dell’emozione collaborativa che è presente all’interno della mente del cane e che il proprietario deve ricercare attraverso la conoscenza di quelli che sono i sistemi di comunicazione dell’animale. Non è necessario essere un professore universitario per instaurare con il proprio cane un rapporto efficace di comunicazione. La prestazione delle emozioni costituisce la forma di attivazione mentale, l’attività più importante che il cane può esibire e mantenere all’interno del gruppo familiare costituito da esseri umani. L’altro aspetto su cui bisogna porre attenzione è che non dobbiamo solamente alimentare lo stomaco del cane ma nutrire la sua mente, quindi dobbiamo fare in modo che la mente del cane possa digerire, assimilando tutta una serie di informazioni che gli consentiranno di capire quali sono le strategie di adattamento convenienti da adottare all’interno del contesto umano nel quale vive. Potremmo affermare che il cane non deve nulla, ma che al cane conviene, nel senso che è proficuo emettere una serie di comportamenti che possono garantire il suo benessere psicofisico. Limitarsi ad alimentare lo stomaco del cane è riduttivo e nel caso di cani predisposti geneticamente a non collaborare con l’essere umano può essere molto pericoloso, quindi, anche nel momento in cui si somministra il pasto è importante insegnare al cane a ritualizzare. Esistono manovre di avvicinamento che costituiscono un vero e proprio rituale che consentono al cane di alimentare da un lato la propria mente sociale e la sua intelligenza sociale e, al tempo stesso, gli consentono di continuare a proporre, ad esibire determinati comportamenti che poi verranno letti dall’essere umano come comportamenti di collaborazione ed è proprio in questo punto che si salda l’alleanza. E’ importante che all’interno del contesto domestico si cerchi quell’emozione collaborativa che condurrà il cane a muoversi all’interno del contesto familiare, in modo pacifico. Prima di qualsiasi attività addestrativa, il cane deve essere addestrato alla collaborazione, mentre, l’uomo deve attingere alla mente sociale del cane che dotato di intelligenza, porrà in essere una serie di comportamenti collaborativi. Quando, però, l’uomo non coltiva l’intelligenza del cane, quest’ultimo si farà la legge da solo, pertanto, quando si verificano episodi di morsicatura, abbiamo sempre un problema che nasce dalla mancanza di comunicazione.


Nel suo profilo Fb ci sono foto di Aramis che morde un manicotto. Un cane che ha già aggredito e morso, come fa ad essere recuperato attraverso un tipo di addestramento che ne esalti l'aggressività? 
Quella foto spiega un dato oggettivo, Aramis ha morso due persone nonostante non abbia mai frequentato un campo nel quale gli sia stato insegnato a mordere uno zimbello di Juta o la manica di un figurante. Nella prima fase del recupero c’è stata la raccolta dei dati, ovvero osservare l’animale nei vari contesti e ciò che a lui interessa. Si è proposta una serie di stimolazioni per capire che individuo si ha dinanzi. La foto, dunque, rappresenta semplicemente una fase di osservazione, ma Aramis non verrà avviato questo tipo di attività.

A chi verrà affidato Aramis al termine della modificazione emozionale?
Attualmente non possiamo fare previsioni, perché, si stanno ancora monitorando i successi di Aramis. Ci sono anche dei veterinari che ci stanno coadiuvando in questo percorso. Il nostro primo intento è quello di arrivare ad una collaborazione con l’animale.

 Se la sentirebbe di affermare che Aramis potrebbe vivere in una famiglia con dei bambini?
Assolutamente No, non potrebbe mai. Ci sono cani che sono predisposti a vivere con i bambini, mentre altri soggetti non hanno una docilità genetica tale.

In futuro, potrebbe accadere che Aramis vedendo oggetti che rievochino maniche o salamotti possa attaccare qualcuno?
No, assolutamente. Alle persone che Aramis ha aggredito, l’attacco non è stato fatto perché queste rievocavano immagini di maniche o salamotti, ma per un motivo legato alla mancata comprensione comunicativa.

 Si è scelto di raccontare la storia di Aramis, non per spaventare le persone ad affrontare eventuali problemi di aggressività di un cane, ma per mettere in luce il fatto che un tentativo di recupero, da parte dell'essere umano, deve essere sempre effettuato. Riguardo i metodi di addestramento e le possibili terapie comportamentali che possono essere adottate dai vari professionisti del settore, invece, la mia posizione resta neutrale e super partes, in quanto, non è questa la sede per demonizzare o esaltare un metodo di recupero. Il messaggio che deve arrivare è quello di affidarsi sempre a personale competente, autorizzato e, soprattutto, qualificato. Non si intende, in alcun modo, favorire ed incoraggiare il "fai da te", perché non si scherza né con la vita delle persone, né con quella di un animale che ha bisogno di essere curato per tornare a vivere in un contesto sociale nel quale, la convivenza con l'essere umano sia fondata su un sano  ed armonioso equilibrio. Un ringraziamento a Massimo Giunta per le accurate spiegazioni che ha reso e per la disponibilità concessa.

Aaron

 

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