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La teoria del caos e gli A toys orchestra: intervista ad Enzo Moretto

Lazio

VITERBO, 10 OTTOBRE 2014 - Il nuovo disco degli A Toys Orchestra uscirà il 14 Ottobre per Urtovox/Ala Bianca in formato LP e CD, produzione artistica di Jeremy Glover. Qualche giorno fa abbiamo raggiunto telefonicamente Enzo Moretto (cantante, chitarrista, tastierista), abbiamo parlato di Butterfly Effect ed è venuta fuori la seguente intervista.

Buona lettura!

 

Innanzitutto, com'è stata l'esperienza delle registrazioni di Butterfly Effect a Berlino?
Beh, è stato fantastico! Eravamo già partiti con questo tipo di idea. Ancor prima di prendere gli accordi per lo studio avevamo pensato che questo disco andasse fatto fuori dai nostri confini perché c'era una volontà di rendere questo disco più europeo in tutto e per tutto. Quindi in un certo senso lasciare un po' il nostro stagno, approcciarci in maniera del tutto differente con un team che fosse tutto straniero, il produttore è australiano: Jeremy Glover. Per cui è stato perfetto!

Che differenze avete trovato con questa esperienza europea rispetto alle passate in Italia?
Ma guarda le differenze ovviamente ci sono e sono tante, però non è il caso di porle come se fosse una graduatoria. Sono esperienze molto diverse. Soprattutto perché in Italia abbiamo spesso lavorato autoproducendoci, mentre per questa volta abbiamo avuto la possibilità di fare una produzione artistica. Quindi tutto è stato molto diverso, molto curato e supervisionato. L'unica volta che abbiamo lavorato con un produttore – tra l'altro sempre straniero – è stato per Technicolor Dreams con Dustin O'Hallaran. Per cui l'esperienze sono effettivamente molto diverse.

[MORE]Come ha preso forma Butterfly Effect?
Ti dirò, ogni volta che si scrive un disco c'è la volontà da parte mia, che poi è suffragata da tutti gli altri, di virare bruscamente e quindi cambiare completamente strada. Non so da cosa scaturisca questo impulso, probabilmente diamo così tanto per ogni disco che alla fine ne siamo saturi e vogliamo qualcosa di nuovo. È successo così anche per Butterfly Effect: al momento della scrittura abbiamo deciso di avere di nuovo un foglio avanti a noi e rimescolare gli ingredienti per rimetterci in gioco.

Quindi che differenze ci sono rispetto ai precedenti dischi?
Le differenze sono soprattutto dal punto di vista tecnico perché abbiamo spostato diversi piani sonori. Prima magari eravamo più attaccati a una forma legata a determinati strumenti, per esempio: per Technicolor Dreams c'è stato un uso massiccio del pianoforte; in Midnight Talks ci muovevamo intorno agli arrangiamenti orchestrali, poi le chitarre. In questo caso abbiamo utilizzato quelli che prima utilizzavamo sempre per creare sempre degli arrangiamenti – i sintetizzatori – li abbiamo messi in primo piano. Così è successo anche per la sessione ritmica dove abbiamo fatto un forte utilizzo di drum machine o comunque di batterie con un groove differente, molto più quadrato, che si avvicina di più a certa musica elettronica o comunque più "danzereccia", anche se va preso con le pinze questo termine. Quindi la struttura è totalmente differente. Quando abbiamo iniziato a fare queste sorta di esperimenti, avevamo paura che potessero togliere del phatos alle canzoni. Invece è stato sorprendente vedere che è accaduto totalmente il contrario!

Come si svolge il processo creativo dei vostri pezzi o degli album?
In realtà non ho un'unica ispirazione, nonostante poi mi lascio guidare da un filo conduttore, da un concetto di fondo. Anche se non si può parlare di veri e propri concept album. Però per questo disco l'ispirazione è chiara fin dal titolo: mi piaceva moltissimo il fenomeno del butterfly effect. Quello che si avvicina alla teoria del caos, dove si esplica il concetto che siamo padroni di tutto e di niente. Nonostante ci si crede artefici del proprio destino anche una minima variazione può cambiarcelo del tutto, questa incognita e questa vulnerabilità sono state cose da cui ho avuto grande ispirazione e ho subito tanto fascino. Questa è la tematica in cui il disco gira attorno, però non mi sento – come dicevo prima – di parlare di un vero e proprio concept perché ci sono diverse divagazioni. Il mio modo di scrivere è questo: quello di distrarmi e poi andare a parare altrove.

L'uscita di Butterfly Effect è prevista anche in vinile, come in precedenza i due Midnight, come mai questa scelta?
Beh, perché il vinile è l'oggetto per eccellenza! Quindi per valorizzare anche l'oggetto ci rifacciamo al supporto più bello che esista. Lavoriamo tantissimo per le copertine, non le abbiamo mai considerate un aspetto minore! Sono importanti quanto le canzoni stesse, per cui il dover dar loro la giusta importanza. Poi il vinile ha un fascino tutto suo, ha dei cultori ed è la giusta ricompensa per chi spende dei soldi per acquistare l'oggetto. Il vinile è un must e deve esserlo!

Potrebbe essere l'oggetto in grado di dare una ripresa all'industria discografica?
Questo si spera, però è una risposta che non conosco. Può darsi che questo possa riavvicinare quelli che sono i cultori, però la vedo difficile che riesca a sdoganare il grosso pubblico. Sicuramente può avvantaggiarsi di alcune nicchie che saranno fertili, però non so cosa veramente oggi possa salvare l'industria discografica. Sembra che ogni dieci minuti nasca un salvatore per l'industria discografica ma poi si naviga sempre nella stessa melma, ho detto melma per essere buono!

Gli A Toys Orchestra sono attivi dal 1998, il vostro primo disco risale al 2001, cosa è cambiato nella scena musicale italiana?
Sono cambiate tantissime cose, poi c'è un intercambio di band che è spaventoso per il numero! Sembra che l'Italia sia grossa come gli Stati Uniti. Quello che è successo dai nostri inizi ad oggi ed il numero di band che si sono alternate è macroscopico! Sicuramente succede qualcosa: da una parte questo è indice del fatto che comunque in Italia c'è voglia di fare musica, da un'altra è allarmante quanta di questa possa arrivare su disco. Forse una selezione andrebbe fatta con più accuratezza, ma anche qui mi sto addentrando in qualcosa che non compete a me e che il mio giudizio non può realmente mutare. La differenza più netta che riesco a ricordare è che l'approccio ormai è completamente diverso: quando noi abbiamo iniziato, apparire sui giornali o sulle reti televisive era qualcosa di enorme; oggi, invece, attraverso la rete c'è una fruibilità totalmente diversa, più autogestita, che se da una parte più interessante, dall'altra ha "sminuito le vetrine".

Infatti noto che sui social voi siete relativamente attivi rispetto ad altri gruppi...
Ma sì, noi veniamo – se dico così sembra che siamo vecchi (ride, ndr) – da una generazione diversa. Quando c'è bisogno di fare promozione, di comunicare qualcosa o di interagire con i nostri fan, per noi è uno strumento utile ed anche molto piacevole. Però non è quella doppia vita così come è per tante altre generazioni più giovani...

Invece come sono cambiati gli A Toys Orchestra dal 1998?
Sono invecchiati, hanno più rughe... (ride, ndr) No, in verità è al contrario di questa mia battuta! Fare musica, in un certo senso, congela il tempo. Non percepisci il passare degli anni perché sei spinto dallo stesso tipo di input, anche se intorno a te le cose cambiano, si evolvono, migliorano o peggiorano. Quando hai scelto di intraprendere questo tipo di avventura c'è una spinta di fondo che ti lascia lì congelato nel tempo. Io non vedo praticamente nessuna differenza, se non nella forma. Nello spirito è veramente rimasto tutto immutato! Per me non è cambiato nulla da quando registravamo nelle cantine di casa ad oggi che, invece, possiamo andare a Berlino nei grandi studios.

Prossimi progetti? Tour?
Il prossimo progetto è il tour! Nel senso che adesso il disco sarà pubblicato, per cui siamo in sala a provare le nuove canzoni. Il progetto principale è quello di portarle in giro con questa tournée che toccherà l'Italia e l'Europa. Si spera di suonare tanto in giro e non si vede l'ora!

Ultima domanda, forse la più brutta! Tre dischi che consigli ai nostri lettori?
Allora l'ultimo che ho comprato è il disco di SOHN, questo musicista inglese fa una musica elettronica di grande qualità. (Tremors è il nome del disco, ndr)
Poi bellissimo è il disco di Trentemøller, che si chiama Lost.
Ed il terzo... Secondo me hanno fatto un ritorno in grande stile i Blonde Redhead. Non l'ho ancora acquistato, però l'ho ascoltato su Itunes e sarà il prossimo disco che compro. Credo che una band come i Blonde Redhead poteva rinnovarsi ma l'ha fatto nel migliore dei modi, ho trovato un disco molto interessante! (Barragán è il nome del disco, ndr).

 

Laratta Federico

 

 

 

 

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