Le opere del cielo non hanno un come logico

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Scrive il relatore di una importante catechesi di questi giorni: “Se poi andiamo alla prima pagina...

Scrive il relatore di una importante catechesi di questi giorni: “Se poi andiamo alla prima pagina della Genesi, neanche lì c’è un come logico perché c’è solo una Parola Onnipotente proferita. Prima nulla esiste. Poi tutto esiste secondo la Parola Onnipotente proferita. Un uomo che crede nel Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe, Mosè, Giosuè, Elia, Eliseo, i profeti sa che il come, ogni come, appartiene al mistero di Dio. Il come di Dio è sempre passaggio di creazione e dura un istante. Non si è. Si è. Si è una cosa. In un istante si diviene un’altra cosa”. Interessante in questa estate capricciosa vedere sotto gli ulivi di Calabria tanta gente, proveniente da molte parti d’Italia, che dopo una giornata di mare ha sentito il bisogno di esporsi ad un sole ancora più caldo e luminoso.

La catechesi, improntata sul “come logico” inesistente nelle opere del cielo, ha catturato l’attenzione tutta dei presenti appena il sacerdote si è addentrato con alcuni passaggi nel mistero della eucaristia e della Trinità. “Si è un pezzo di pane azzimo. Un istante prima. Un istante dopo, il tempo di dire una Parola Onnipotente e Creatrice e quel pane non è più pane. Esso è corpo di Cristo. Nel corpo di Cristo, in ragione dell’unione ipostatica, vi è sangue, anima, divinità di nostro Signore. Vi è anche il Padre e lo Spirito Santo. Mistero dell’incarnazione, mistero trinitario, mistero ecclesiologico sono un solo indicibile mistero. Possiamo noi spiegare il come? Mai”. Chi si può permettere oggi di spiegare il “come logico” dell’inferno, del paradiso e del purgatorio? Chi sarebbe questo filosofo avventuriero che possa dirsi certo delle sue congetture su un tema del genere?

 Il punto centrale di questa riflessione va colto nell’interiorizzare il suo vero significato nell’azione di fede di ognuno. Chiaro e affascinante il pensiero del religioso: “La fede accoglie il mistero non perché esso è detto, ma in ragione della Persona che lo ha detto e lo dice. Chi annunzia il mistero dell’Eucaristia e lo stesso che ha creato l’altro mistero: quella della moltiplicazione dei pani. Prima cinque pani. Poi la Parola di benedizione. Tutti mangiano a sazietà. Rimangono delle sporte piene di pane, tanto grande è l’abbondanza. Forse qualcuno ha chiesto il come a Gesù? Nessuno. Anzi hanno cercato Gesù perché desse loro altro pane”. Il come di Dio non è dell’uomo e non lo sarà probabilmente neanche quando gli si apriranno le porte dell’eternità.

È quindi importante capire da qualche “pulpito viene la predica”, come dovrebbe essere anche nei ruoli personali e collettivi della società odierna. Se Cristo è degno di fede nelle sue Parole, quale Persona mandata da Dio, così il credente dovrebbe essere rispettato per le sue azioni, quale battezzato dalla Chiesa nel nome del Figlio dell’uomo. Il fare del Signore non deve però bastare al mondo per affrontare la realtà della storia. Non si vive di fede bloccata sul segno, ma di testimonianza alimentata dalla verità del Vangelo. Il mistero di Cristo si completa nella Parola che il Padre Gli ha consegnato per liberare e redimere l’umanità. In proposito le parole di chiusura dell’incontro qui menzionato: “Questo vale oggi per la Chiesa e per ogni cristiano.

L’amministratore, il prete, il contadino, lo studente, le donne e gli uomini assieme nei ruoli attivi rappresentati, rivoluzioneranno la realtà da loro presieduta se saranno credibili. Ma siccome l’uomo opera e non crea sarà tenuto a mostrare agli altri il “come logico” di quanto realizzato. Se attendibile sarà facile farlo, se ambiguo, irresponsabile e corrotto anche il “come logico” sarà della stessa natura, come in questi giorni ci ripetono i telegiornali.

Egidio Chiarella

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