Ma che libro è il vangelo?

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Ci sono libri letti che non dimenticheremo mai. Ognuno conserva una sua preferenza; una sua storia; ...

Ci sono libri letti che non dimenticheremo mai. Ognuno conserva una sua preferenza; una sua storia; un personaggio; un finale inaspettato; un racconto fatato o spensierato. Nel caso del vangelo capisco chiunque abbia deciso liberamente di non leggerlo, seguo di meno chi dice di sfogliarlo in sana continuità senza che la sua vita mostri al prossimo gli effetti del suo contenuto.

Se quest’ultimo rimane solo un fatto letterario e non s’innalza nei cuori a messaggio divino non si fa altro che prendere in giro sé stessi, allontanando da Cristo chiunque abbia tentato di avvicinarsi. Un danno personale che diventa danno collettivo. Il cristiano che indugia nel mondo, lodandolo e servendolo, rischia alla fine di consegnarsi ad esso in ogni sua articolazione.

Si può in una condizione del genere anche arrivare primi nella gara più ambita, ma se il cuore rimane privo del vangelo vissuto si falsa la propria vita e si distorce la storia. Senza Cristo il passo è breve dal non distinguere la buona dalla cattiva azione. Tutto diventa relativo. Scrive il teologo:

“Mai potrà pensare e agire come Cristo chi rimane nel suo cuore di peccato, cuore colmo di egoismo, cuore superbo e arrogante. Cuore pieno di odio. Cuore coltivato a vizi. Altro gravissimo errore è quello di pensare che si possa vivere il Vangelo senza la nostra conformazione a Cristo Gesù. Ci si conforma a Cristo, si vive il Vangelo di Cristo. Non ci si conforma a Lui, mai si potrà vivere il suo Vangelo”.

Le parole del teologo sono chiare e inequivocabili. Due possono essere le naturali conseguenze: la prima è quella di condividere in toto le sue parole, visto che nel campo della fede e della lettura del vangelo non ci sono interpretazioni stagionali; la seconda è quella di snobbarle o di ignorarle fabbricandosi il proprio Dio, i propri canoni del bene e del male, i personali dubbi e certezze sempre intercambiabili o del tutto sostituibili in pochi minuti. Per farlo oggi basta un clic!

La via di mezzo in questo caso è una bella presa in giro che sulla carta mette tutti d’accordo, producendo di riflesso una serie di distorsioni della natura che andranno ad incidere nel comportamento personale e comunitario. Se invece le parole del religioso restano indenni non si può non considerare grazia e verità, da sempre le due perle dell’esistenza umana, dall’essere disgiunte dal Figlio dell’uomo.

Lo si può volendo anche fare, come spesso lo si fa giornalmente, ma è bene sapere che in qualche modo si concorre ad alterare la realtà primaria delle cose. A volte il prezzo da pagare lo si salda subito, in altre occasioni, come ad esempio le problematiche ambientali, bisogna aspettare decine e decine di anni. Ma non si scappa! Criminale l’egoismo sociale a cui non interessa minimante il male che si trasferisce alle generazioni future. L’essenziale per molti è raggiungere un obiettivo al più presto, come se il mondo si fermasse alle sole vite in campo. Un trucco da struzzo e niente più.

Ritornando alle sagge parole del teologo possiamo affermare che non c’è grazia senza verità e non c’è verità senza grazia. Se Gesù è nello stesso tempo grazia e verità significa che entrambe non possono che essere una cosa sola ed esistere assieme, ma non come emanazione del potere intellettivo umano, ma come effluvio dalla fonte primaria che è Cristo. Sono i libri sacri che l’annunciano; è la storia che lo attesta.

Verità e grazia sono un binomio che si apre al mondo e si lega, ora con la grazia ora con la verità, alle mille azioni quotidiane dell’uomo. Non si può pertanto vivere di carità senza la verità. In questo caso il binomio grazia-verità, partendo dalla verità, prende forma concreta tramite la carità. Quest’ultima dona loro forma storica e porta da esse luce sulla terra. All’uomo la capacità di tenere unire questo binomio a scacchiera che può donargli, se non si cambia strada, gli elementi essenziali per innovare il pianeta, iniziando dalla propria vita.

Oggi purtroppo succede il contrario anche quando in una forma sempre impeccabile ci si appella alla carità, alla giustizia, all’amore, senza però aprirsi alla verità che viene da Dio. Chiude il nostro teologo: “Questo accade perché mondanità e profanità imperversano. Tutti i più grandi mali del nostro tempo sono tutti il frutto di un appello alla carità, all’amore, senza alcuna verità trascendente, soprannaturale, rivelata. Senza neanche nessuna verità razionale, logica, di natura”. Nascono così gli obbrobri storici di ieri e di oggi, responsabili atei e credenti.

Nel presente intanto ognuno che sia di destra o di sinistra, filosofo contestatore o letterato moderato, ideologizzato o realista, animista o positivista applaude in piazza il Santo Padre. Lo condivide, non mi lamento certo per questo, chi non crede; chi abortisce; chi ha cambiato il senso cristiano della famiglia naturale; chi non va a messa o comunque la segue solo ritualmente. Che cosa sta succedendo? Aumentano i cristiani? Il papa è preoccupato del contrario, specie quando dopo l’applauso ognuno continua a fare l’esatto contrario di quello che ha udito. E il vangelo? Semplice! È diventato ormai il libro da esibire o da citare, scordandosi che è un libro da vivere.

Egidio Chiarella

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