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Nasce Irpileaks, prima piattaforma italiana per il whistleblowing

Lazio

ROMA, 8 OTTOBRE 2013 - «Sei a conoscenza di illeciti nella pubblica amministrazione, appalti truccati, truffe, frodi, episodi di corruzione, disastri perpetuati a livello ambientale, reti di criminalità organizzata e relativi crimini, abusi e soprusi? Vuoi denunciarli all'opinione pubblica ma temi per la tua incolumità o per possibili ripercussioni sulla tua vita personale e lavorativa? Sei insomma una potenziale ”gola profonda” ma non sai come fare? Da oggi puoi svelare informazioni in tutta sicurezza ad una squadra di giornalisti investigativi, i giornalisti di IRPI, primo centro di giornalismo d'inchiesta transnazionale in Italia».
[Dal comunicato di lancio di IrpiLeaks][MORE]

Hanno permesso di far cadere governi (William Mark Felt, nel 1972 vicedirettore dell FBI, permise a Bob Woodward e Carl Bernstein di raccontare dalle pagine del Washington Post lo scandalo dell'hotel Watergate che porto alle dimissioni dell'allora presidente Richard Nixon), di far conoscere i crimini delle Nazioni Unite in Bosnia (Kathryn Bolkovac, che ha denunciato una rete di trafficanti di esseri umani di cui facevano parte anche militari del contingente Onu alla fine degli anni Novanta dalla cui storia è stato realizzato anche un film nel 2010) o di poter raccontare i misfatti, noti e meno noti, dei governi (Bradley Manning, “gola profonda” di Wikileaks).
Tre esempi, questi, che permettono di capire l'importanza dei “whistleblower” - “vedette civiche” in italiano – persone che permettono ad autorità e giornalisti d'inchiesta di venire a conoscenza di attività illecite varie – dalla corruzione ai traffici internazionali, appunto – sfruttando la possibilità di rimanere anonimi e dunque protetti. Una lunga consuetudine all'estero, soprattutto nei paesi anglosassoni, una necessità in Italia, non a caso lanciata dall'Investigative Reporting Project Italy (IRPI), nato nel 2012 al fine di colmare lo squilibrio di un giornalismo tutto “gossip&retroscena” con una organizzazione incentrata sull'inchiesta e l'approfondimento che ha permesso di scoprire i «traffici in Centramerica dell'uomo condannato in Italia per il caso Abu Omar» o la truffa dell'olio “Made in Italy”.

«IRPILEAKS è uno strumento pensato per chi vuole mandare informazioni “confidenziali” e ha bisogno di restare anonimo». Per assicurare l'anonimato, la piattaforma si basa su GlobaLeaks, software libero creato dal Centro Studi Hermes per la trasparenza e i diritti umani in rete ed usa il sistema di navigazione Tor, che rende non rintracciabile la propria attività in rete. Sarà poi compito dei giornalisti di Irpi vagliare – attraverso un lavoro di fact checking – quali segnalazioni siano veramente di interesse pubblico da trasformare in inchieste giornalistiche.

Per sostenere il progetto, l'organizzazione ha creato una campagna di raccolta fondi su Indiegogo per coprire le spese per il noleggio del server o per la promozione dell'iniziativa. Sul sito, alla sezione “Informaci”, una guida per conoscere i comportamenti da adottare ed i rischi connessi al “leaking”.

In attesa di scoprire se la cultura del “soffiatore nel fischietto” riuscirà ad essere effettivamente esportata anche nel nostro paese, rimane una grande perplessità non tanto su chi si occuperà delle inchieste – giornalisti del calibro di Leo Sisti o degli autori di Toxic Europe, Cecilia Anesi e Giulio Rubino – quanto su come risponderanno i lettori italiani, interessati più al “gossip politico” che al giornalismo “cane da guardia”.

Andrea Intonti