Non smettere mai di essere "ausiliari" del cielo
Fantasticherie del cuore Calabria

Non smettere mai di essere "ausiliari" del cielo

domenica 26 agosto, 2018

La vocazione alla fede nel vangelo e alla sequela di Gesù è stata tutta consegnata nelle mani degli apostoli. Ciò ha permesso che qualunque cristiano fosse costituito da Gesù Signore suo strumento per la conversione di molti cuori perduti. Nonostante ciò il Signore continua a chiamare a sé direttamente come ha fatto nel vecchio testamento con Noè, Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuseppe, Mosè, Giosuè, Aronne e nel nuovo con Andrea, Giovanni, Pietro, Filippo, Maria, Paolo, ecc. Chi crede non può smarrire una investitura celeste che, se messa veramente al servizio della comunità in cui si vive, potrebbe accelerare la conversione del mondo intero. Ogni vocazione è comunque unica e irrepetibile e consente al Signore, tramite la stessa predisposizione, di chiamare altri al suo servizio. Questa propria strumentalità deve essere in ognuno sempre fede purissima.[MORE]

Dio chiama attraverso di noi, concedendoci non solo di salvarci, ma di trasformarci in mezzo divino per attivare la fede nei cuori induriti. Il cristiano non deve però salire su una panchina in piazza per predicare la Parola, deve con la sua testimonianza silenziosa e costante attrarre l’altro alla mensa del Regno di Dio. Un semplice invito a partecipare alla Santa Messa è un atto d’amore verso sé stessi e verso il prossimo. Chi entra in chiesa, con l’idea di cercare risposte ai suoi dubbi quotidiani, deve sapere che il discernimento del sacerdote rende veritiero ogni suo passo futuro verso l’incontro con Cristo. “Leggo in proposito da alcuni scritti del mio parroco: “È questo oggi il vero dramma che si sta vivendo nella religione di Cristo Gesù. Si vuole un Cristo senza la Chiesa”.

Parole veritiere e troppe volte constate anche dentro numerose famiglie, nei tanti posti di lavoro, tra i giovani e gli ambienti decisionali. Un dramma per la costruzione di un domani migliore. Il pensiero del sacerdote, andando avanti, continua e diventa ancora più duro e diretto: “Si vuole una Chiesa senza Cristo. Il cristiano aggrega a sé, ma non a Cristo e non alla Chiesa. Oggi è questa la pastorale che si ama: un incontro tra uomo e uomo, senza incontrare Cristo e fuori della struttura della luce e della grazia della Chiesa. È evidente che si lavora per la vanità, per il nulla, per il vuoto spirituale”. Cosa è la vita di una persona se risponde solo ed esclusivamente alla parola umana? Se manca Cristo come modello verso cui indirizzare le proprie proposte esistenziali, non si rischia forse di non poterle affinare e renderle operative per il bene comune? Si può isolare Cristo da sé?

Se nell’essere umano prevalgono l’immodestia, l’inezia, il buio interiore, la prepotenza, significa che la conversione è lontana e con essa la disponibilità di divenire strumento dell’Alto nel riempire la casa del Signore. Leggo infine: “Ogni uomo è persona unica dinanzi al Signore e Lui sa come manifestare ad ognuno la sua vocazione, servendosi anche di vie uniche, irripetibili. Se nella Scrittura leggiamo tutte le vocazioni, noteremo che ogni uomo, ogni donna sono stati chiamati secondo modalità sempre incredibili e impensabili”. Se l’uomo si irrigidisce dinnanzi al mistero delle vocazioni e delle “chiamate”, dirette o indirette che siano, non partecipa solo alla riduzione della fede; rinuncia di fatto alla meraviglia del suo ruolo nel ricostruire un mondo aperto alla luce della verità di Cristo. Smette insomma di essere “ausiliare” del cielo, fuori dalla grazia di Dio.

 Egidio Chiarella

Seguici anche su Facebook Troppa Terra e Poco Cielo


Autore
https://www.infooggi.it - Il Diritto Di Sapere

Entra nel nostro Canale Telegram!

Ricevi tutte le notizie in tempo reale direttamente sul tuo smartphone!

Esplora la categoria
Fantasticherie del cuore.