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Nucleare, Teheran dice "no" a modifiche accordo

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TEHERAN, 13 GENNAIO – E’ un secco rifiuto quello che Teheran ha opposto all’ultimatum lanciato dal presidente americano Donald Trump di accettare una stretta significativa alle condizioni dell’accordo stipulato dall’Iran con il cosiddetto gruppo “5 + 1”.

In una nota del ministero degli esteri, il Paese mediorientale ha già fatto sapere che “non verranno prese misure al di là dei propri impegni nel quadro dell’accordo nucleare né verranno accettate modifiche di questo accordo, né oggi né in futuro, e non verrà permesso di legare l’accordo ad altre questioni”.

Parole chiare e dirette, dunque, che non lasciano spazio a possibili aperture. Già nella giornata di ieri, ad ogni modo, era stato il capo dei diplomatici di Teheran, Mohammad Zarif, ad accusare (neppure troppo velatamente) Donald Trump di voler sabotare l’accordo concluso nel luglio del 2015.

L’intesa sul nucleare è stata sottoscritta da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania con l’Iran. Il cuore dell’accordo prevede un allentamento delle sanzioni economiche imposte al paese islamico come contropartita per l’introduzione di un controllo a livello internazionale sull’attività di sviluppo nucleare di Teheran.

In aggiunta a questo, è anche prevista la riduzione a circa cinquemila del numero di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio (originariamente erano 19mila), confinandole in un unico sito (quello di Natanz) e consentendovi l’accesso.

Stando a quanto dichiarato dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, per il momento l’Iran sta pienamente rispettando l’accordo. Ciononostante, Donald Trump ha già affermato nello scorso ottobre che l’intesa non è ormai più “funzionale agli interessi americani” e più di recente ha annunciato di “aver rinviato per l’ultima volta le sanzioni” procedendo in tal modo alla cosiddetta “decertificazione”.

La “decertificazione” investe il Congresso della questione, di fatto ponendolo innanzi ad un bivio: deliberare nuovamente le sanzioni nei confronti dell’Iran, con una conseguente uscita dall’accordo per facta concludentia ed una potenziale dissoluzione dello stesso, oppure proseguire con la sospensione che dura ormai da oltre due anni.

Da Teheran, intanto, hanno già fatto sapere che un eventuale abbandono statunitense potrebbe legittimare il ritiro dall’accordo anche da parte dell’Iran, vanificando così gli sforzi fatti dalla comunità internazionale per tenerne sotto controllo i programmi nucleari.

Paolo Fernandes

Foto: piccolenote.ilgiornale.it 

Paolo Fernandes

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