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Pd, parla Renzi: l'imperativo è evitare scissione

Pd, parla Renzi: l\'imperativo è evitare scissione
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MILANO, 17 FEBBRAIO - Dopo le parole di Bersani di ieri e la formazione dell’asse Emiliano-Rossi-Speranza, concretizzatosi ormai per la futura scissione del Pd, è tornato a parlare pubblicamente l’ex premier e segretario, Matteo Renzi. In un’intervista sul Corriere ad Aldo Cazzullo, Renzi ha analizzato a braccio la complicata situazione che attanaglia il Pd nella sua settimana più difficile.

Il rischio è che l’Assemblea di domenica possa tramutarsi in una definitiva resa dei conti, con il pericolo (non ancora scongiurato) di spazzare le ambizioni di rilancio post referendum. Renzi ha più volte espresso un concetto piuttosto chiaro: non esistono rivincite esplicite dopo il fatidico 4 dicembre. E’ cominciata una nuova fase politica, che l’ex premier ha bollato come tipica della Prima Repubblica. E’ iniziato dunque il countdown verso il futuro e verso un possibile voto anticipato che divide il partito.

L’obiettivo è evitare scissioni, per non lasciare spazio alla crescita di destra ed M5S: «Il Pd appartiene al popolo, non ai segretari» - è il richiamo del leader Pd. Ed ancora: «Non andatevene. Venite. Partecipate. Ma un partito democratico non può andare avanti a ricatti». Altrettanto chiaro dunque il messaggio nei confronti della minoranza. Paradossalmente le parole renziane si allineano a quelle di ieri di Pier Luigi Bersani: pensare all’Italia, punto prioritario rispetto alle questioni interne.

Sulla questione Congresso, l’ex premier incalza e mostra perplessità sull’atteggiamento della minoranza: «Abbiamo proposto il Congresso a dicembre e ci è stato chiesto di rimandare. Allora abbiamo proposto la conferenza programmatica, e ci è stato detto che sarebbe stata inutile senza le primarie. Ci siamo attrezzati per le primarie e hanno detto: congresso o scissione». L’atteggiamento della minoranza pare peraltro inamovibile, e sembrerebbe remare verso una strategia tesa al logoramento della leadership renziana.

La minoranza ha richiesto un Congresso che non sia semplicemente una conta e che possa perdurare in vista di una revisione totale del partito. Questo, implicherebbe un passo indietro di Renzi, prima delle primarie ed in vista del futuro voto direttamente nel 2018. Renzi invece tira dritto verso primarie da tenersi al più presto, considerati i favori del pronostico e l’apparente ‘debolezza’ dei suoi competitor.

Alla domanda di Cazzullo sui mezzi attraverso i quali evitare la scissione Renzi afferma: «Io voglio evitare qualsiasi scissione. Se la minoranza mi dice o congresso o scissione io dico: congresso. Ma se dopo che ho detto congresso loro dicono scissione, il dubbio è che si voglia comunque rompere». Renzi ha replicato anche alle accuse di personalismo e ha rilanciato sugli obiettivi reali del partito, legati a quelli del Belpaese in Europa e nel mondo.

Ma il malumore della minoranza cresce ed ormai sembra giunto all’apice, con Michele Emiliano sul piede di guerra: «Renzi non è un leader che dà maggiore importanza al gruppo, ma dà importanza a se stesso e al suo punto di vista. E’ napoleonico, quindi va incontro inevitabilmente a delle Waterloo». Intanto si lavora comunque alla mediazione, attraverso i big del partito (Franceschini, Orlando, Delrio, Guerini).

Da capire anche quale sarà il ruolo nel Centrosinistra di Campo Progressista, la nuova piattaforma politica dell’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Negli scorsi giorni, l’ex premier ha fatto visita a Milano. Prima dalle parti della sede milanese del Pd, poi proprio da quelle di Pisapia: prove di future alleanze? Presto per dirlo: il Pd ha infatti prima di tutto bisogno di ritrovare e rilanciare se stesso.

foto da: infooggi.it

Cosimo Cataleta

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