Rabbia in Marocco dopo la "condanna dei leader di Hirak"
Estero Puglia

Rabbia in Marocco dopo la "condanna dei leader di Hirak"

giovedì 28 giugno, 2018

CASABLANCA, 28 GIUGNO - La condanna a pesanti pene detentive ha suscitato mercoledì 27 giugno reazioni di rabbia e indignazione in molti marocchini di ogni parte del regno, che hanno manifestato la propria delusione a causa del “processo fiume” durato nove mesi che ha visto imputati i leader del movimento di protesta Hirak El-Shaabi (mouvement populaire du Rif nella lingua rifana: Anhezi agherfan n Arrif, ) che nel 2016 e 2017 ha tenuto in tensione il regno del Marocco. [MORE]

L'indignazione è al culmine in Marocco, dall'annuncio del verdetto nel processo ai leader di Hirak. Una "vergogna", "un ritorno agli anni di piombo"(segnati dagli abusi commessi durante il regno dell'ex re Hassan II, tra gli anni 1960 e 1990), "una presa in giro della giustizia" hanno gridato gli astanti alla lettura della sentenza.

Le autorità marocchine, da parte loro, hanno assicurato che il processo è stato condotto secondo gli standard della giustizia internazionale, alla presenza di osservatori internazionali e dei media.

Il tribunale penale della Corte d’appelo di Casablanca ha condannato Nasser Zefzafie e tre dei suoi compagni a 20 anni di prigione per “aver attentato alla sicurezza dello Stato”, un reato in Marocco punibile con la pena di morte.
Giudicati con loro 49 altri attivisti, sono stati condannati ad una pena compresa tra uno e quindici anni di carcere. Le accuse andavano da "tentativi di sabotaggio, omicidio e saccheggio" a "ricezione di fondi per attività di propaganda illecita" attraverso "partecipazione all'organizzazione di manifestazioni proibite".

Nassef Zefzafi, un disoccupato sulla quarantina, era rapidamente emerso come il volto della protesta con le sue arringhe pubbliche e gli attacchi contro lo "stato corrotto", prima di essere arrestato a maggio 2017 per aver interrotto un sermone in una moschea.
L'arresto del leader della protesta ha alimentato la rabbia per molti mesi nella regione.

l’Hirak, ha preso corpo nel nord del paese nell'ottobre 2016 dopo la morte di Mouhcine Fikri, un venditore di pesce che è morto macinato nel cassonetto di un camion della spazzatura dove stava cercando di recuperare la sua merce confiscata e gettata dentro dalla polizia.

Dopo il verdetto, i parenti degli imputati hanno lasciato l’aula del tribunale gridando la propria rabbia e cantando "Lunga vita al Rif", in riferimento alla regione scossa dal movimento di protesta, storicamente ribelle ed emarginata del nord del Marocco.

Una "finta giustizia", ha twittato l'Associazione marocchina dei diritti umani, Association Marocaine des Droits Humains (AMDH), mentre alcuni media marocchini hanno evidenziato la "severità" delle pene comparandole con quelle più "clementi" pronunciate contro "pedofili" e "criminali".

"Le decisioni disastrose dello Stato minacciano la stabilità e la coesione del paese", ha sferrato Nabila Mounib, figura carismatica della sinistra in Marocco alla guida del PSU (Partito socialista unificato), in una conferenza sulla protesta sociale nel paese, mercoledì a Casablanca.

Nella notte tra martedì e mercoledì, molti raduni si sono svolti ad Al Hoceima, epicentro di "Hirak" e nella vicina città di Imzouren, altro luogo di protesta, dove secondo i media locali un istituto scolastico è stato messo a fiamme e fuoco.

Gli appelli alla protesta sono stati lanciati sui social network, a Casablanca, Rabat, ma anche a Bruxelles, Parigi e Madrid, che ospitano una grande diaspora marocchina.
Le richieste e gli inviti ad uno sciopero generale stanno circolando sui social network. L'hashtag #hirak arriva in Marocco in cima ai tweet su twitter. Su Facebook, migliaia di persone hanno sostituito la loro immagine del profilo con uno sfondo nero, con commenti sulla "vergogna" provata per questa "ingiustizia".

"Il caso sarà naturalmente riesaminato dinanzi alla Corte d'Appello [...] Spero che le sentenze emesse siano più giuste", ha dichiarato al sito web d'informazione Goud il Ministro di Stato per i diritti umani. Mustapha Ramid.

Il primo ministro marocchino Saad-Eddine El Othmani ha dichiarato mercoledì che la magistratura è "indipendente", in risposta a un tweet che gli ha chiesto di intervenire a nome dei leader del movimento di protesta "Hirak". "Vorrei che nessun marocchino andasse in prigione, desidero la libertà e una vita dignitosa per tutti. La giustizia è indipendente dal governo e dobbiamo aspettare la fase di appello che fa parte del processo giudiziario ", ha scritto sul suo account Twitter.

Luigi Palumbo

fonte immagine (Caffè dei giornalisti)


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