• Scrivi una notizia
  • Sostienici
  • Spazi pubblicitari
  • Privacy Policy
  • Feed Rss

Simone Cristicchi in libreria con Abbi cura di me

Lazio > Roma

Come spesso mi accade, essendo un divoratore di libri, entro in libreria e chiedo al libraio: “mi consigli un bel libro?” e cosi, questa volta il consiglio è caduto su “Abbi cura di me” (San Paolo), di Simone Cristicchi con Massimo Orlandi. Simone, artista molto amato, mosso da un amore per la canzone d’autore, con cui ha vinto prestigiosi premi tra cui spicca il Festival Sanremo nel 2009 con la canzone “Ti regalerò una rosa”, è autore e interprete di spettacoli teatrali cui la critica ha riconosciuto le stimmate dell’originalità e della profondità nel toccare temi che spaziano dalla narrazione storica, alla critica sociale, alla riflessione spirituale. 

Alcuni di questi spettacoli sono diventati libri pubblicati da Mondadori.  Massimo Orlandi  che poi ha il ruolo di narratore, è giornalista e scrittore. Ha dedicato molti suoi lavori al racconto biografico del cammino di crescita umana e ricerca spirituale di testimoni   speciali. Dal 1991 cura tutta l’attività editoriale della Fraternità di Romena. Raramente un protagonista delle scene e chi ne narra la vicenda trovano un’intesa creativa e profonda come è capitato nella stesura di questo libro a Simone Cristicchi e a Massimo Orlandi: quest’ultimo ha raccolto confidenze, interpretato suggestioni e riportato dialoghi, rielaborando e riproponendo a sua volta, con personalissima creatività, la ricchezza di un percorso già originale. 

«Come si fa a stringere in un pugno di pagine – afferma Orlandi – la storia di un uomo. Simone è sempre un passo oltre, lo spinge una curiosità incessante, lo muove una curiosità senza posa».Questo libro racconta, emoziona, dibatte, provoca, e invita i lettori e i fan dell’autore di “Ti regalerò una rosa” a non dare nulla per scontato e a continuare a camminare: poiché «tutto è così fragile» e siamo «in equilibrio sulla parola “insieme”». Il viaggio di questo libro ha inizio da un racconto triste in un “giorno sospeso” come lo definisce Cristicchi. 

Simone aveva solo 12 anni quando perde suo Papa Stefano: «Era un giorno grigio e fermo – racconta l’artista – mi portarono al luna park. Ero perplesso. Era un premio immotivato». A scuola Simone vivacchia in tutte le materie ma spicca in una in modo particolare, il disegno. Fu proprio il disegno la sua prima forma artistica e fu proprio il disegno ad aiutarlo tantissimo dopo la morte del padre. «Trovano insopportabili tutte le attenzioni che ricevevo. All’oratorio la rabbia cresceva di più. Dove è il Dio di cui mi parlate sempre?». Questo dolore trovava sfogo nei disegni, quei disegni che lo fanno incontrare con uno dei più grandi fumettisti italiani, Benito Jacovitti che dopo un primo appuntamento un po' deludente con il giovanissimo disegnatore, finisce con il diventare il suo maestro.

Il secondo canale privilegiato per raccontarsi fu per lui la musica. Crea una band tutta sua. È ormai maggiorenne e suona nei locali romani, uno fra tutti un pub di Roma a San Giovanni. Lo nota il figlio di Migliacci, autore di “Nel più dipinto di blu” e lo prende sotto la sua ala. Ma come spesso succede, “la musica alimenta i sogni, non i portafogli” e Simone si ritrova a fare tanti lavoretti per racimolare fino a cinquecento euro al mese. Nel 2002 tenta anche di approdare a Sanremo ma nulla. Ma tutto succede veloce e per strane vie e così, un motivetto messo in coda a tanti brani d’autore diventa un tormentone e Simone si ritrova in classifica tra i grandi e a firmare autografi e ad aprire alcuni concerti di Biagio Antonacci. 

Al quinto tentativo la sua proposta musicale viene accolta a Sanremo e si piazza con la “La bella gente” al secondo posto. Simone è molto vicino alla sofferenza e a quelli che il mondo delle etichette facili definisce “i matti”, trascorre un anno insieme ai non vedenti a Roma nell’Istituto Sant’Alessio. Nel 2006 conclude il suo tour con il progetto “Centro di igiene mentale” proprio nella mia terra, la Calabria, a Girifalco (Cz) la sera di ferragosto. 

C’è un grandissimo  ex manicomio. L’indomani del concerto Simone vuole visitare l’edificio. Qualche paziente gli chiede una sigaretta o due euro. Su sua insistenza gli fanno visitare il reparto ancora in funzione ed è qui «che ho conosciuto l’inferno – dice il cantante – un odore nauseabondo di escrementi, un sottofondo straziante di lamenti». Quando esce Simone da quel luogo ha il cuore a pezzo. Il manicomio vero è diverso da quello che racconta nello spettacolo. Aveva una telecamera con sé. Vuole realizzare un documentario sugli “ex manicomi” e così parte in questa avventura, un viaggio di cinque mesi che gli procura il materiale per il documentario e da tutto ciò esce fuori un capolavoro come “ti regalerò una rosa”, una poesia che spiccherà il volo è non si fermerà più.Ho letto questo libro con interesse in un viaggio che mi ha portato ad Assisi, lì dove tutto parla di pace e di amore. “Abbi cura di me” mi ha insegnato molte cose. Il consiglio del mio amico libraio ha fatto centro. 

Un po' mi rivedo in Simone. Le difficoltà della vita – e io ne ho avute tante a motivo della mia disabilità – non devono chiuderci in noi stessi e nel nero del nostro dolore ma aprirci a nuovi colori che la vita può regalarci. In Abbi cura di me c’è Simone Cristicchi, c’è l’amore, la felicità, il perdono, il dolore, la vita insomma e ogni vita, può e deve insegnare qualcosa. Grazie Simone! Concludo dedicandoti ancora una volta le parole di Don Luigi Verdi: «Sei un mendicante di luce con occhi attenti a tutti coloro che pochi altri riescono a vedere. Canti per chi non ha voce, per chi non sogna più, per chi cerca briciole di felicità con occhi bagnati e terribilmente aperti».

Don Francesco Cristofaro