Strage ciclisti Lamezia Terme: il giorno del dolore

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LAMEZIA TERME, 8 dic. - L'urlo e il pianto straziante di una madre che ha perso prematuramente il fi...

LAMEZIA TERME, 8 dic. - L'urlo e il pianto straziante di una madre che ha perso prematuramente il figlio risuonano nel freddo sotterraneo dell'ospedale di Lamezia Terme, dove è ubicato l'obitorio all'interno del quale sono stati composti i corpi dei sette ciclisti del gruppo sportivo “Atlas” morti ieri nell'incidente stradale.

Seduta su una panchina bianca, attorniata dal calore di parenti ed amici, questa donna che, a causa dell’immane dolore, dimostra anche molto più della sua età, sta attraversando il momento più atroce che una mamma può provare nel corso della sua vita: la morte del proprio figlio.

A pochi metri di distanza, nel corridoio che porta alla sala mortuaria, volontari e poliziotti, sconvolti e attoniti osservano lo strazio che li circonta. Sgomenti, come sgomenta è tutta la città.

Il tempo si è fermato a Lamezia Terme, l'atmosfera è surreale. In città non si parla d'altro, nei bar, nelle scuole, negli uffici, nelle piazze ognuno cerca di capire di comprendere.

Si leggono i giornali, si commentano le immagini viste e riviste mille volte tv. In quasi ogni famiglia, infatti, c'è qualcuno che conosce un morto, un ferito, un familiare. E così, di stamani, l'area antistante l'obitorio è un via vai di gente comune, parenti, amici, sacerdoti, che vogliono tributare l'ultimo saluto ai loro cari, ai loro parrocchiani.

Il destino amaro ha macchiato di sangue una domenica come le altre. Il 5 dicembre 2010 diventa il giorno del dolore, il giorno della strage degli innocenti.

Basta poco per cambiare le sorti della nostra esistenza. Una distrazione, una serata brava trascorsa in compagnia degli amici, la dipendenza delle droghe. La strada, primo o poi, consegna il suo conto.

Il 21enne Chafik Elketani ha provocato una strage. Rosario Perri, Francesco Stranges, Vinicio Pottin, Giovanni Cannizzaro, Pasquale De Luca, Fortunato Bernardi, e Domenico Palazzo hanno perso tragicamente la vita lungo le strade della SS 18.

Il dolore, la morte, l’ennesimo incidente stradale provocato dalla droga innescano un sentimento d'odio verso il colpevole.

Il destino è amaro per tutti, anche la vita del povero Chafik è segnata per sempre.

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