Venerdi della seconda settimana di Quaresima: Grande è l'amore di Dio per l'uomo.

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Il Vangelo di oggi ci fa riflettere attraverso la Parabola dei vignaiuoli perfidi. Meditiamola...

 Il Vangelo di oggi ci fa riflettere attraverso la Parabola dei vignaiuoli perfidi. Meditiamola insieme. 


Ascoltate un'altra parabola: C'era un padrone che piantò una vigna e la circondò con una siepe, vi scavò un frantoio, vi costruì una torre, poi l'affidò a dei vignaioli e se ne andò.

Il Padrone della vigna è Dio. I vignaiuoli sono i suoi discepoli. La vigna è il mondo. Dio vuole dalla sua vigna i frutti per cui la piantata. Chi si deve prendere cura della vigna sono i vignaiuoli. Se la vigna non produce la responsabilità è loro.

I primi vignaioli sono i sommi sacerdoti. Spetta loro insegnare la Legge, che è la volontà di Dio manifestata e rivelata. Vignaioli sono anche gli scribi del popolo: loro compito è quello di insegnare secondo pienezza di verità la Parola di Dio contenuta nella Scrittura Santa. Per causa loro la vigna non produce buoni frutti. Dio comincia a mandare dei messaggeri, i profeti. Essi devono esortare, parlare in nome del vignaiuolo, in nome di Dio; devono verificare il lavoro. Dio chiede ai vignaiuoli i frutti. Sono loro i responsabili.


Quando fu il tempo dei frutti, mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono.


Cosa chiedono questi profeti: che la vigna dia a Dio i suoi frutti di verità e di santità. Chiedono altresì che vi sia una conversione vera alla Parola di Dio. Chiedono ai responsabili del popolo: Re e sacerdoti di svolgere bene il loro ministero.
Ma questi invece cosa fanno? Non solo mandano a mani vuote i servi che il Signore aveva mandato loro. In più alcuni li bastonano, altri li uccidono, altri li lapidano. La persecuzione contro i profeti serve a farli scoraggiare, perché desistano dal profetizzare, dal richiedere i frutti della vigna. I profeti però sono avvolti da una particolare luce del Signore.
L’amore di Dio non si lascia vincere dal peccato dell’uomo.


Di nuovo mandò altri servi più numerosi dei primi, ma quelli si comportarono nello stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: Avranno rispetto di mio figlio! Ma quei vignaioli, visto il figlio, dissero tra sé: Costui è l'erede; venite, uccidiamolo, e avremo noi l'eredità.


L’amore di Dio è prima della malvagità dell’uomo ed è anche dopo. L’amore di Dio è come il sole che è sempre sopra ogni intemperie della terra. Come brilla il sole sopra le intemperie della terra, così splende l’amore di Dio sopra la malvagità dell’uomo.
È a causa di questo amore che Dio sempre invierà nuovi messaggeri, nuovi profeti, per ricordare alla sua vigna e ai vignaioli il dovere di dare a Lui i frutti della giustizia e della santità. Ma l’uomo cattivo risponde sempre allo stesso modo: uccide, lapida, bastona i profeti del Signore.
L’amore di Dio giunge fino a mandare il proprio figlio. Del figlio del padrone della vigna di sicuro avranno rispetto.


Cosa invece pensano i vignaioli? Decidono di ucciderlo. Così la vigna sarebbe stata di loro per sempre. L’uomo uccide il Figlio di Dio per non dare mai frutti a Dio.
Questa decisione raggiunge il culmine del peccato delle origini. Nel giardino dell’Eden l’uomo aveva deciso di essere come Dio. Ora decide di uccidere Dio per non avere alcun Dio sopra di lui.


E, presolo, lo cacciarono fuori della vigna e l'uccisero.
Il cuore della vigna è Gerusalemme. Gesù fu crocifisso fuori Gerusalemme.


Quando dunque verrà il padrone della vigna che farà a quei vignaioli? Gli rispondono: Farà morire miseramente quei malvagi e darà la vigna ad altri vignaioli che gli consegneranno i frutti a suo tempo.


Ora Gesù chiede loro di emettere un giudizio su quei vignaioli. Non lo chiede in modo diretto, bensì in modo indiretto. Essi non se ne accorgono che era un giudizio sul loro operato e emettono la loro sentenza. Il padrone quando verrà farà morire miseramente quei malvagi. Loro si definiscono malvagi. Non si danno nessuna giustificazione. Non pensano a trovare nessuna scusa. Non riescono neanche ad immaginare per loro un qualche attenuante.
Miseramente significa una cosa sola: senza alcuna pietà. Qui si manifesta la differenza abissale che regna tra il cuore di Cristo Gesù e quello dei sommi sacerdoti, degli scribi e dei farisei. Il cuore di quest’ultimi è senza alcuna pietà ed invoca un giudizio senza pietà.


Il cuore di Cristo Gesù è ricco di compassione e di misericordia e sulla croce chiede per loro perdono, scusandoli presso il Padre: “Non sanno quello che fanno”.
Il cattivo emette giudizi cattivi, il buono giudizi buoni. Il misero e il pietoso giudizi di pietà e di misericordia. Il malvagio invece chiede per gli altri giudizi senza pietà, senza misericordia, senza compassione.


E Gesù disse loro: Non avete mai letto nelle Scritture: La pietra che i costruttori hanno scartata è diventata testata d'angolo; dal Signore è stato fatto questo ed è mirabile agli occhi nostri?
È Gesù la pietra scartata dai costruttori. Questa pietra scartata da loro è invece posta come pietra angolare, testata d’angolo, pietra di stabilità e di sicurezza di tutta la casa.

Don Francesco Cristofaro

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