Che il nuovo anno parta da un punto indiscutibile!

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Per rivoluzionare la nostra vita, come a parole promettiamo a noi stessi con la fine di ogni anno, b...

Per rivoluzionare la nostra vita, come a parole promettiamo a noi stessi con la fine di ogni anno, bisognerebbe a tutti i costi avere la forza di collocare nella propria testa e nel proprio cuore un vero punto di riferimento inconfutabile ed universale. Vanno di sicuro bene per ognuno i convenevoli, le speranze, i sogni, le attese, i brindisi, le telefonate di auguri, i regali, i simboli, i canti, le cene, i dolci, le vacanze sulla neve! Da cristiani, quali diciamo di essere, ci prenderemmo però in giro se non riconoscessimo con serenità che tutto questo ed altro sono solo la parte esterna, sentimentale, consumistica, umorale del vero cambiamento interiore ed esteriore che vogliamo arrivi nella nostra vita. È necessario perciò tracciare dei confini, intesi non come chiusura, ma come sblocco alla verità che non è negoziabile o adattabile per nascondere le menzogne personali e collettive.

Come si fa quindi ad iniziare un nuovo anno senza definire prima di ogni cosa dentro e fuori di noi un punto indiscutibile, quale “manifesto” centrale della nostra vita. Un cartello di oggettività in cui individuare gli spunti e le regole per poter affrontare, con determinazione e buoni risultati, le mille questioni di varia natura che arriveranno puntuali con il nuovo anno ormai alle porte. Partire solo dalle proprie certezze o dalle filosofie di turno costruite intorno a noi, per sedare la coscienza o mitigare i nostri errori, non serve a nulla! L’uomo, pur se gigante nei valori materiali e nei riflessi sociali, politici ed economici che ne derivano, senza la stabilizzazione interiore del rapporto con Dio non può salvarsi e né redimersi. Forse rimarrà all’apice della gloria terrena, dove però nel tempo tutto finisce. Serve in questo scorcio di fine anno alzare il livello del nostro sguardo terreno.

Durante i giorni natalizi appena trascorsi, leggendo alcuni spunti di discernimento sacerdotale, mi sono reso conto di quanto sia rilevante il prologo del Vangelo secondo Giovanni. Se letto con serietà e con la pace nel cuore potrà diventare per tutti noi quel punto indiscutibile di relazione sopra citato, capace di non farci sbandare e di regolare qualsiasi passo operativo. Il vangelo offre una così grande possibilità e lo fa con chiunque. È qui la straordinarietà della Parola divina, rispetto a quella limitata dell’uomo quando crede di essere al di sopra del cielo. Per il Verbo non c’è differenza sociale che possa proibire “un pieno di verità”. Basta sintonizzarsi e condividerne il suo intero profilo. Così recita parte della nota consultata che spiega perché il prologo, presentatoci dall’apostolo Giovanni, vada posto come pensiero iniziale prima di ogni congettura umana:

“Anche i figli della Chiesa una, santa, cattolica, apostolica dovrebbero inciderlo sulla loro fronte e sulle loro mani in modo da mai dimenticarlo. Così non si cade nella tentazione di sostenere falsità e menzogne con pseudo-ragionamenti, opera della mente che abita nella carne e mai frutto dello Spirito Santo che governa la loro anima, il loro spirito, il loro cuore. Il prologo di Giovanni è il sigillo, l’amen di Dio, a tutta la sua rivelazione. Ora che il sigillo è stato apposto e l’amen è stato pronunciato con solennità, nessuno potrà più aggiungere o levare alla verità di Gesù Signore”. Non incidere queste parole nel cuore significa lasciarsi le mani libere, per adottare un proprio Dio e per valersi di principi trattabili. Auguro a tutti noi di rivoluzionare il 2019 scolpendo nell’animo le verità del prologo che Giovanni ci ha consegnato. Un dono da aprire e conservare con la massima cura! Buon anno a tutti!

Egidio Chiarella

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