Chi semina il bene lo fa anche in vacanza!

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Vorrei avviare questo breve articolo della domenica senza comunque disdegnare l’estate che è nella sua piena dinamicità, offrendo ad ognuno un periodo di vacanza e di riposo. Chiedo perciò a sua “Maestà Estate” di volermi concedere la possibilità di proporre ai nostri lettori una breve riflessione sul rapporto uomo-Dio, per stimolare soprattutto lo spirito. Si sa infatti che specie in questa infuocata stagione in genere si dedica il 99” delle proprie attenzioni al corpo. Ma dove c’è scritto che non si possa fare un bel bagno o consumare un panino con gli amici, dopo aver dedicato ad esempio la personale attenzione ad un tweet teologico? “Nulla è più urgente oggi all’uomo di una sana, vera, corretta antropologia. Cosa impossibile se manca di una sana, vera, corretta cristologia, teologia, escatologia”.  

Per andare in questa direzione non bisogna avere dieci lauree tra le più illuminate università cattoliche del mondo, né tantomeno rifiutare le ferie maturate! Bisogna semplicemente riscoprire la grandezza del messaggio cristiano dentro di noi. Leggo, tra l’altro, nei miei appunti di catechesi: “…C’è invece una vita che va vissuta con sapienza e intelligenza per accogliere il bene e rifiutare il male. Bene e male che non sono definiti dall’uomo, ma indicati con parole inequivocabili dal suo Signore, Creatore, Dio. Se l’uomo viene privato di questa responsabilità, non è più uomo. La società è tutta impegnata a costruire non uomini”.

Parole chiare, forti, non rinviabili che mettono da una parte in evidenza come il bene e il male siano stabiliti dal Creatore dell’uomo, mentre dall’altra marcano l’irrinunciabilità di ognuno ad una vita connessa alla sapienza e alla intelligenza.

L’essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio, viene evidentemente dalla Sua volontà. Altri tentativi di depistaggio rispetto a questa verità possono solo dare luogo, anche tra gli stessi teologici, a “costruttori” di “non uomini” privi di ogni responsabilità dinnanzi al valore eterno della Parola. Un uomo che costruisce la sua responsabilità in linea soltanto con le sue leggi terrene, che a loro volta negano in più occasioni la verità dei principi eterni della legge del Signore, non fa altro che allontanarsi dalla bellezza spirituale e materiale della sua creazione. Fa un danno a sé stesso e alla società che rappresenta. Si può andare in vacanza al mare, in montagna, in un luogo fresco e meno affollato, ma nessuno può dimenticare di essere prima di ogni cosa un seminatore di giustizia, di amore, di speranza, di fedeltà e di rettitudine morale e sociale.

Leggo: “Il seminatore sparge il suo seme in ogni cuore. È responsabilità dell’uomo accoglierlo e farlo fruttificare. È responsabile chi non dona il seme. È responsabile chi non lo porta a fruttificazione. Oggi è questa verità dell’uomo che è stata annullata, cancellata”. Non donare il seme o non farlo fruttificare imbruttisce la collettività. L’uomo è libero di non seminarlo o di portarlo a frutto, ma la sua scelta, fuori dalla dimensione cristiana, riduce la redenzione dei tempi. Il vangelo chiarisce il corso del seme quando cade per strada; sui sassi; tra i rovi; in mezzo al terreno buono. Nel primo caso non lo si accoglie e rimane nelle mani del maligno; nel secondo pur se accolto, senza radici, al primo affanno secca; nel terzo le seduzioni del mondo lo soffocano; sul terreno fertile in fine da frutto. Chi ascolta e comprende la Parola si salva e ossigena il cuore del pianeta.

 

 

Egidio Chiarella

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