Come si diventa veri uomini?
Fantasticherie del cuore Calabria Catanzaro

Come si diventa veri uomini?

domenica 9 febbraio, 2020

Se si mettessero a ragionare intorno ad un caminetto cinque o sei vecchi amici, per discutere su come potesse essere un vero uomo, magari per ravvivare una serata uggiosa fuori e dentro sé stessi, si avrebbero tante ipotesi con alla fine un modello ben chiaro. Non ci sono dubbi!

L’uomo vero di oggi, per gli amici in questione, deve avere una più che ottima posizione economica con un ruolo sociale di alto livello; Un’auto tremila di cilindrata e degli interni super lusso; villa al mare e in montagna; una sufficiente preparazione culturale, ma un lodevole uso delle tecniche comunicative sui social. Formazione spirituale da cristiano in cammino, non richiesta e né pervenuta.

Probabilmente se si guardasse alla vita come ad una esperienza solo terrena, senza nulla da spartirsi con l’al di là, non sarebbe da escludere un esempio così appena descritto. Sappiamo tuttavia che non può essere così. Per un cristiano la vita è eterna e solo un individuo capace di fondersi con l’infinita grandezza di Dio è in grado di ritrovarsi a rappresentare un uomo effettivo ed originale, con le sue radici poste nelle mani del Creatore.

Il caminetto può allora rimanere acceso; il gruppo di amici continuerà a discutere con una nuova tranquillità sul tema scelto. L’augurio è che si entri nella dimensione naturale umana guidata dal vangelo e non dai tanti soloni padroni di un pensiero che dispensa accattivanti e seducenti lezioni di vita, scopiazzando qualcosa di eterno tra le pagine di un vangelo in affitto permanente. I filosofi che copiano la cornice dei testi sacri, tentando di rovesciare il loro senso universale, fingono alla fine di contattare l’eterno.

In realtà restano solidali con i principi levigati di una economia dal profitto facile e pronta a coprire le miserie del contesto sociale in cui si vive. L’uomo vero non dovrebbe essere a questo punto quello che ha i muscoli più tonici e le armi più sofisticate presenti su un mercato al quanto fiorente, ma una persona giusta che ami la pace e l’ambiente pulito e cammini a testa alta, con muscoli o senza, utilizzando le linee guida della Parola di Dio.

Il mondo non si cambia sparando sul nemico per ammazzarlo e poi imporre le proprie verità ai reduci violentati e mortificati. È bene ora, dinnanzi a questo quadro messo in piedi, sentire il teologo del Signore per capire come si vive da vero uomo e mettere ordine in un mare di indirizzi che pretendono di avere in tasca la soluzione migliore. Si legge su un suo scritto in tema:

“L’uomo è vero uomo, vive da vero uomo, quando si pone nelle mani dello Spirito Santo allo stesso modo che l’argilla nelle mani di colui che le dona forma, secondo la sua volontà, la sua scienza e sapienza, la sua arte. Nessun uomo sa cosa lo Spirito Santo vuole fare di lui. Lo sa man mano che lo Spirito lo forma e lo lavora al tornio della sua sapienza eterna. Se l’uomo si pone nelle sue mani, sempre si farà dalla sua volontà. Potrà anche essere grande ai suoi e agli occhi del mondo, ma è inutile per il suo Signore, per Cristo Gesù, per lo Spirito Santo, per la Chiesa, per ogni suo fratello. Si è utili solo se fatti da Dio. Se Dio non ci fa, siamo inutili in ordine al Vangelo e alla salvezza”.

Sono delle parole forti che mettono l’uomo dinnanzi alle proprie responsabilità interiori ed esteriori. Mettere da parte Dio significa quindi essere inutili, anche se acculturati, ricchi e ben attrezzati nel fisico secondo l’alta moda corrente. Bisogna comunque chiarire che non sono la ricchezza o la povertà, intese come espressione esterna del proprio censo sociale, a determinare da sole la vicinanza o meno al Signore, ma la centralità del cuore di ognuno nei confronti del vangelo. Tasche piene o vuote non privano l’umanità dal cammino cristiano.

Non si è quindi buoni cristiani se in linea soltanto con i parametri strutturali della società di appartenenza; lo si è invece se immersi nel Verbo fattosi carne. È triste osservare un uomo o una donna giustificare la loro lontananza da Dio e dalla Chiesa, partendo da motivi ideologici che sono un prodotto terreno, da condividere o non, ma che non si possono sostituire alla Parola. Quest’ultima non è un linguaggio filosofico, ma un segnale chiaro nella vita vissuta di ogni giorno.

Conformarsi a Cristo non è perciò isolarsi o dettare la verità da un podio alto locato. Vivere in Lui è placare i demoni che oscurano la gente nella sua vita normale; è anche indirizzare la propria esistenza e le attività umane, dall’economia alla politica; dalle prospettive del singolo al risveglio culturale e spirituale della quotidianità di tutti. Chi pensa oggi che essere in Cristo è come muoversi in una realtà fittizia fa un enorme errore. Il teologo di seguito si spera possa aprire le orecchie e la mente di chiunque:

“Gesù ci ha lasciato il suo esempio perché come ha fatto lui facciamo anche noi. Infatti Gesù non è salito sul monte, non ha letto il Vangelo, non ha dato la sua Legge e poi è ritornato al cielo o è rimasto sul monte. Dopo aver promulgato la Legge è sceso dal monte e ha mostrato ai suoi discepoli che essa va vissuta in ogni parola. Quando Gesù ha detto lo ha anche fatto. Quanto il cristiano dice lo deve anche mostrare compiuto. Questo dico e questo faccio. Questo insegno e questo vivo. Come Cristo ha detto la Parola del Padre e ha vissuto quella Parola, così il cristiano deve dire la Parola di Cristo Gesù e vivere quella Parola. Dirla e farla sono una cosa sola”.

La concretezza che traspare in queste parole è più secolare di un qualsiasi roboante discorso umano diretto, preso da sé stesso, a cambiare in meglio quanto emerge attorno. Essere cristiani è quindi essere uomini concreti, ma non materialisti e nemmeno individui isolati nel coabitare con la vitalità evangelica. Il corpo della Chiesa va vissuto parimenti alla Parola. Il parroco non può mostrarsi come la figura sacra della domenica o un amico da frequentare nei momenti di tragedia personali o familiare. Essere vero uomo è anche rispettare la propria parrocchia nel suo insieme, il proprio Vescovo, la gerarchia interna fino alla massima espressione del Santo Padre. Scrive in proposito il teologo:

“Chi non è utile ai Pastori della Chiesa, perché non edifica il corpo di Cristo nella verità e nella carità, neanche a Dio è utile e se non è utile a Dio, consuma i suoi giorni inseguendo chimere, ma nulla opera per la redenzione e la salvezza di qualche cuore. Chi non è utile alla salvezza, perché non produce alcun frutto di vita eterna, a nessun’altra cosa è utile, se non per essere raccolto dai diavoli e portato nel profondo dell’inferno. Ha sciupato una intera vita rincorrendo chimere di peccato”.

Gli uomini veri non possono mai essere figure inutili. Il mondo ha bisogno della utilità cristiana per rigenerarsi e ripulirsi dentro e investire all’esterno. Un modo sicuro per incontrarsi con la pace e il benessere comune, sempre!

Egidio Chiarella

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