Corruzione nella Polizia Stradale: arrestato un sostituto commissario in Calabria
Favori illeciti in cambio di denaro: indagine della Guardia di Finanza nel Reggino
Un sostituto commissario della Polizia Stradale in servizio in Calabria è stato arrestato e posto ai domiciliari con gravi accuse di corruzione, concussione e falsità ideologica in atto pubblico. L’operazione è stata condotta dai militari del Gruppo della Guardia di Finanza di Locri, al termine di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Locri.
L’ordinanza di custodia cautelare
Il provvedimento restrittivo è stato eseguito in forza di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Locri, su richiesta della Procura. Il funzionario arrestato ricopriva l’incarico di dirigente del distaccamento di Brancaleone della Polizia Stradale.
Nell’ambito della stessa inchiesta risultano indagate circa venti persone, tutte estranee alle forze di polizia, prevalentemente riconducibili al settore dell’autotrasporto.
Le accuse: favori indebiti e abuso di potere
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il pubblico ufficiale avrebbe abusato della propria qualifica violando sistematicamente i doveri d’ufficio. In particolare, avrebbe indotto titolari di imprese di autotrasporto a versare somme di denaro in cambio di favori illeciti, tra cui:
- la possibilità per alcuni autisti di continuare a guidare nonostante il ritiro della patente;
- indicazioni operative per eludere i controlli su strada;
- la promessa di evitare sanzioni amministrative, decurtazioni di punti e provvedimenti restrittivi mediante il pagamento in contanti.
Intercettazioni e prove documentali
L’indagine, definita dalla Procura come articolata e complessa, si è sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, oltre a plurime acquisizioni documentali. Decisiva, nella fase iniziale, è stata la segnalazione di un autotrasportatore alla sezione di Palmi della Polizia Stradale, che ha denunciato un’indebita dazione di denaro.
Irregolarità nei verbali e fuga di notizie
Sempre in base agli atti investigativi, emerge che l’indagato avrebbe:
- omesso l’inserimento di verbali di ritiro patente nella banca dati delle forze dell’ordine;
- comunicato preventivamente i turni di servizio di altri operatori di polizia;
- prospettato a soggetti controllati canali illeciti per evitare conseguenze sanzionatorie.
Un’indagine ancora in corso
La Procura sottolinea che le contestazioni sono formulate in termini di gravità indiziaria e che l’indagine è ancora nella fase preliminare. Ulteriori sviluppi potrebbero chiarire l’estensione del sistema illecito e le responsabilità degli altri soggetti coinvolti.
L’operazione rappresenta un segnale forte nella lotta alla corruzione e nel contrasto agli abusi all’interno della pubblica amministrazione, soprattutto in un settore delicato come quello della sicurezza stradale.
Presunzione di innocenza
È importante ricordare che, nel sistema penale italiano, vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Come sancito dall’articolo 27 della Costituzione italiana, nessuno può essere considerato colpevole fino a condanna passata in giudicato.
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