Definitiva la prima condanna ai poliziotti che compirono violenze durante il G8 di Genova

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Genova. 07 aprile 2011- “Ci sono dei giudici a Roma”: verrebbe voglia di parafrasare il ...

Genova. 07 aprile 2011- “Ci sono dei giudici a Roma”: verrebbe voglia di parafrasare il noto mugnaio tedesco che, contro le prepotenze dell’Imperatore di Prussia, invocava la giustizia dei Magistrati della sua capitale, e cioè Berlino, nel commentare la prima condanna definitiva, e l’impressione è che potrebbe rimanere l’unica, contro i funzionari di Polizia che nel luglio del 2011 si resero protagonisti di violenze durante lo svolgimento del G8 di Genova.

Nel capoluogo ligure quel giorno di Luglio, era precisamente il venti, il caos regnava sovrano: i manifestanti no- global che assolutamente volevano protestare contro il vertice dei Capi di Stato delle Nazioni più ricche del pianeta, solidarizzando con gli esclusi del Terzo mondo, vennero infiltrati da gruppi di violentissimi “ Black- Block”, anarchici che intendevano distruggere ogni cosa si trovasse sul loro cammino. Dal canto loro Polizia e Carabinieri, attaccati, persero la testa, da anni non erano abituati a queste violente proteste di piazza, e cominciarono a picchiare indiscriminatamente a destra ed a manca. Ne fecero soprattutto le spese i meno colpevoli, cioè i non facinorosi. Polizia e Carabinieri, prima ancora di essere chiamati a rispondere penalmente dei loro atti, fecero una pessima figura e quando vollero, come nella caserma di Bolzaneto trasformata per l’occasione in un carcere provvisorio dove si torturava, vendicarsi il risultato fu che il rimedio risultò peggio del male. Tra le vittime di quei giorni di follia c’era anche un ragazzo minorenne, oggi artigiano, che veniva da Roma, quartiere di Ostia per la precisione. Il suo nome è quello di Marco Mattana, selvaggiamente picchiato per interminabili minuti mentre giaceva a terra sull’asfalto di Corso Barabino nel quartiere genovese della Foce.

Quando i sanitari del 118 lo soccorsero il suo volto era completamente tumefatto e nonostante gli aggressori in divisa avessero, nell’immediatezza dei fatti, dichiarato che Mattana li aveva aggrediti, i giudici di Genova dimostrarono il contrario e cioè che gli aggressori erano proprio i poliziotti guidati dal Dirigente della Digos del Capoluogo ligure Alessandro Perugini. Negli ultimi giorni della scorsa settimana la Suprema Corte di Cassazione ha reso definitiva la sentenza resa dalla Corte d’Appello di Genova mesi fa ed ha confermato la condanna nei confronti del funzionario di Polizia ad un anno di reclusione. I suoi subalterni, e cioè Antonio Del Giacco, Sebastiano Pinzone, Enzo Raschellà e Luca Mantovani, sono stati invece definitivamente condannati ad otto mesi. Per tutti pena sospesa. A distanza di dieci anni da quella brutta storia, dunque, per la prima volta diviene irrevocabile una condanna nei confronti delle Forze dell’Ordine.

Tutti i condannati così come quelli per i quali ora dovrà pronunciarsi nuovamente la Cassazione, prescrizione permettendo, hanno comunque fatto carriera in Polizia ed ecco così spiegato perché la sentenza contro Perugini è passata sotto silenzio. Presso la Suprema Corte romana ora pendono i ricorsi dei funzionari dichiarati responsabili dei fatti della scuola Diaz, cioè dell’irruzione notturna nella sede del Genoa Social Forum, di Bolzaneto e per il procedimento che vede imputato l’ex Capo della Polizia De Gennaro, oggi al vertice dei Servizi Segreti. L’impressione è che la prescrizione cancellerà tutti gli sforzi sin qua compiuti dai giudici per arrivare alla verità.
Sergio Bagnoli

 

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