Droga: operazione 'Amico mio' a Roma, smantellato un gruppo criminale 6 arresti

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L'operatività' del gruppo sul territorio capitolino, con particolare riguardo ai quartieri di Ponte...

L'operatività' del gruppo sul territorio capitolino, con particolare riguardo ai quartieri di Ponte di Nona, Centocelle, Prenestino, Valle Martella e nella zona di San Cesareo alle porte di Roma
ROMA, 24 NOVEMBRE - La Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Roma ha smantellato un gruppo criminale dedito al traffico di stupefacenti. Sei gli arresti. Le indagini - si legge in una nota - hanno confermato l'operativita' del gruppo sul territorio capitolino, con particolare riguardo ai quartieri di Ponte di Nona, Centocelle, Prenestino, Valle Martella e nella zona di San Cesareo alle porte di Roma. Al vertice dell'organizzazione, secondo le indagini, si collocherebbe Claudio De Witt, "noto appartenente alla criminalita' romana". La denominazione "Amico mio", data all'indagine, trae origine dal modo di salutarsi che lo stesso De Witt aveva con i suoi interlocutori ai quali si rivolgeva eseguendo un fischio caratteristico seguito da questo appellativo. Agli ordini di De Witt, sempre secondo gli investigatori, vi sarebbero stati Simone Pizzone e Francesco Zingaro, attivi per le consegne ai vari clienti, la riscossione del denaro e la custodia delle armi. De Witt si era anche fatto commissionare la costruzione di un mobile, vera opera di ingegneria, che consentiva di nascondere droga e armi attraverso un sistema di doppifondi e serrature.

Inoltre non disdegnava di ricorrere alla forza intimidatrice attraverso la minaccia dell' utilizzo delle armi per riscuotere i crediti dai debitori morosi. De Witt custodiva armi e stupefacenti in diversi punti della zona sud della capitale, sia all'interno delle abitazioni dei complici, sia all'interno di box non direttamente riconducibili a lui. De Witt sarebbe stato in affari anche con un altro personaggio, Aldo Mencarelli, che a sua volta utilizzava dei complici e gestiva le compravendite di droga. Col suo 'vice', Mario Ritecchi, affettuosamente chiamato 'Ciccio', utilizzava il termine "ufficio" per indicare l'abitazione dello stesso Mencarelli, il termine "scrivania" per indicare la cassetta delle lettere dove si scambiavano stupefacente e denaro, e infine il termine "assegno" per indicare lo stupefacente che doveva essere prelevato dalla "banca", l'abitazione di Ritecchi.

Proprio questo loro modo di comunicare ha portato al sequestro di un ingente quantitativo di cocaina ed eroina, nonche' al sequestro di una pistola con matricola abrasa. Nel corso dell'indagine sono stati tratti in arresto in flagranza di reato sette pregiudicati romani e si e' proceduto al sequestro di due pistole semiautomatiche, un revolver e di oltre 15 kg di sostanza stupefacente.

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