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Franco Sicari e “L'ultima favola”

Calabria > Catanzaro

Erano accorsi tutti perchè l'evento non era da poco e non si sarebbe ripetuto più. Per dire il vero si vociferava già da molto tempo anche sè molti non ci credevano.La scena finale era pronta già da molto tempo ,nella mente dell'autore.Biglietto pure gratis.
Mangiafuoco, alla cassa, chiedeva solo un obolo simbolico, un sorriso, una lacrima, un'emozione!
Il teatrino era al completo con Pinocchio, Lucignolo, Melampo, il gatto e la volpe. Tutti erano rigorosamente collegati ai fili e non si vedeva il manovratore oscurato col carbone della befana.

La sala si stava riempendo.Ulisse, con l'incarico di buttafuori,distribuiva i posti e ogni tanto non lesinava uno scappellotto dietro il "cozzetto" del Peppe detto schizzo per il vizio di sputare e del Cosimo detto tromba per la sua mania di scorreggiare.
Nelle file d'elite c'erano i vip vestiti con lo smoking e con gli abiti da

sera.
Il capostazione Misitano sembrava un attore. Alto 1,80 per 75 kg di peso era un "fusto".Si diceva che non ci sia stata donna a Bianco e dintorni che non si sia Innamorata di lui che ricambiava come poteva perchè accontentare tutte era impossibile!
Il manovale Arturo, basso di statura, con i baffetti all Rodolfo Valentino, faceva la sua figura e sbirciava "le cosce" della Giovanna che si era presentata in teatro con una minigonna vertiginosa e con un decolté estremo che faceva intravvedere i capezzoli.

Rino Grillo, cugino di mia madre, calvo e con giacca di cammello e cravatta marrone, cercava tra il pubblico la donna della sua vita che naturalmente non c'era nè ci sarebbe mai stata.

Mio padre e mia madre nelle file indietro e poi gli altri protagonisti come il Filippo detto "piscia" per le dimensioni esagerate del pene!,il Peppe della Rosa,lo zio di mia madre,don Beniamino Grillo che si diceva che prima di

morire uscisse lungo la statale 106 nudo ,con gli organi genitali penzolanti e bassi quasi a livello dei cavi poplitei donde il detto:"mi sono arrivate le palle al culo". Sullo sfondo del palcoscenico il Monte Scapparrone,le fiumare del Buonamico e Laverda e poi il mare Jonio e Venere in mezzo alle onde spumose.

Sono le 24,45. Un forte rumore e transita , senza fermarsi ,il rapido Reggio Calabria -Bari.
Dietro di sè un vortice di vento e polvere e si allontana trasportando con sè i sogni della partenza e l'illusione della libertà di quelli che come mè che "non sono partiti mai".

Franco Sicari