Genova, il Sindaco Bucci sarà commissario per la ricostruzione

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ROMA, 4 OTTOBRE – Sei giorni dopo l’entrata in vigore del “decreto-Genova” – il decreto le...

ROMA, 4 OTTOBRE – Sei giorni dopo l’entrata in vigore del “decreto-Genova” – il decreto legge recante disposizioni ritenute urgenti per la città di Genova e la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti – è giunto il momento della nomina del commissario straordinario, l’ufficiale di governo nelle cui mani si accentreranno i poteri necessari per l’emanazione di misure straordinarie finalizzate alla demolizione dei monconi del viadotto parzialmente crollato ed alla realizzazione delle infrastrutture che consentiranno di ripristinare almeno provvisoriamente la viabilità nel Capoluogo ligure, in attesa della costruzione di un nuovo ponte.

La maggioranza parlamentare che sostiene il governo è da giorni al lavoro per redigere il testo della legge di conversione del decreto, cercando soprattutto di reperire le coperture economiche relative agli stanziamenti previsti dall’esecutivo (garanzia statale di 30 milioni annui dal 2018 al 2029, circa 360 milioni complessivi, conseguente all’esclusione degli investimenti della società Autostrade dalle operazioni di ricostruzione e ripristino della viabilità; istituzione di una Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali ed autostradali; reintroduzione, in deroga al Jobs Act, della cassa integrazione straordinaria per cessazione di attività). Il CdM si è invece concentrato sull’individuazione del commissario straordinario, per la cui nomina sono state passate al vaglio già varie candidature.

Tra esse, si è alla fine chiusa la pista che avrebbe potuto condurre a Claudio Gemme, la cui nomina, spinta fortemente dalla Lega negli scorsi giorni, è definitivamente tramontata: infatti, nonostante Gemme avesse incassato anche l’approvazione del vicepremier Di Maio, il Movimento 5 Stelle ha frenato sulla sua nomina avendo paventato un potenziale conflitto d’interessi che avrebbe coinvolto il candidato in quanto presidente del cda di Fincantieri Sistemi Integrati (società dello stesso gruppo a cui il governo avrebbe intenzione di affidare la ricostruzione) e proprietario di una delle case rase al suolo dal crollo del ponte. Gli stessi esperti di Palazzo Chigi avrebbero sconsigliato di procedere con la sua nomina – che pochi giorni fa sembrava cosa fatta – poiché Gemme si sarebbe trovato a decidere su questioni che coinvolgono troppo da vicino lui stesso ed i suoi familiari, come quelle relative agli indennizzi da destinare agli sfollati, dunque ciò potrebbe rappresentare una causa di incompatibilità allo svolgimento dell’incarico, peraltro prevista anche positivamente nella legge 190/2012 per altri uffici della Pubblica Amministrazione.

Il leader del Carroccio, tuttavia, potrebbe non aver digerito il veto posto dai suoi alleati su un nome che a lui era particolarmente gradito, pertanto si vocifera che abbia a sua volta respinto la controproposta pentastellata, in cui sarebbe stato fatto il nome di Roberto Cingolani. Scienziato e manager, direttore dell’Istituto italiano di tecnologia, il nuovo candidato sembrava essere il preferito del partito fondato da Grillo e Casaleggio perché esperto di fisica e di relazioni internazionali, nonché Genovese d’adozione pur senza avere alcun tipo di interesse diretto nella zona rossa della Val Polcevera. Altro nome speso da entrambe le parti era quello di Giuseppe Zampini, ad di Ansaldo Energia – azienda che è stata peraltro costretta a lasciare la propria sede centrale per motivi di sicurezza, trovandosi proprio sotto i monconi del ponte Morandi – ma in questo caso è stato lo stesso candidato a precisare di non essere disponibile per svolgere il delicato compito. Più defilati erano i nomi dell’ex capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio e di Vito Gamberale, ex numero 1 di Telecom e Autostrade.

Nonostante l’accordo non sembrasse imminente, il vicepremier Di Maio aveva dichiarato in mattinata che il Presidente Conte sarebbe stato in grado di sciogliere la riserva nel giro di poche ore, dopo aver definito tutte le criticità e superato le varie questioni da affrontare. Pertanto, è balzato improvvisamente in pole il Sindaco di Genova, Marco Bucci, ancorchè quest’ultimo avesse già espresso varie perplessità sui contenuti del decreto legge approvato dall’esecutivo. Il Primo Cittadino genovese ha però un ottimo rapporto con il Governatore Toti, che non ha risparmiato stilettate al governo gialloverde – a suo avviso protagonista di una strategia eccessivamente attendista – e che avrebbe in ogni caso intenzione di supervisionare personalmente la ricostruzione, per cui il premier Conte ha deciso di affidare direttamente a Bucci l’incarico commissariale.

L’impressione è che in effetti non ci fosse la fila per ricoprire un ruolo così delicato, ma un'accelerazione sulla nomina era ormai necessaria, perché del resto i tempi stringono (il decreto legge la prevedeva entro 10 giorni, con incarico di 12 mesi e rinnovabile fino ad un massimo di un triennio) e senza commissario non poteva partire l’iter della ricostruzione. Anche i cittadini, chiaramente, hanno fretta di ricevere risposte e di ripartire: un comitato di abitanti della zona della Val Polcevera ha in tal senso organizzato una manifestazione di piazza per chiedere a gran voce quantomeno la riapertura delle strade di sponda ed incentivi o indennizzi ai commercianti dell’area coinvolta.

AGGIORNAMENTO ORE 12: sarà proprio il Sindaco di Genova, Marco Bucci, il commissario straordinario per la ricostruzione del ponte Morandi e della zona ad esso adiacente. La decisione del governo è arrivata dopo un colloquio telefonico tra il premier Conte ed il Governatore Toti, che avrebbe avallato la nomina con soddisfazione, ricevendo poi anche il plauso della Giunta e del Consiglio Regionale.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: telenord.it

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