Gomorra,(sono state sei milioni le copie vendute nel mondo),

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RENDE (CS), 20-02-2012. Quello di Gomorra è stato un clamoroso caso editoriale (sono state se...

RENDE (CS), 20-02-2012. Quello di Gomorra è stato un clamoroso caso editoriale (sono state sei milioni le copie vendute nel mondo), sociale e politico; Roberto Saviano, il suo autore, è da tempo diventato un personaggio familiare a milioni di spettatori televisivi (la trasmissione Vieni via con me, condotta con Fabio Fazio, è stata uno dei maggiori successi del piccolo schermo dello scorso anno); da questo testo nel 2008 è stato ricavato un film diretto da Matteo Garrone, che ha avuto grandi consensi di critica e pubblico e il Gran Premio della Giuria al festival di Cannes. Lo spettacolo teatrale che si è visto a Rende Sabato 18 e Domenica 19 è stato allestito, dunque, nel Teatro Auditorium Unical quando ormai il “marchio” Gomorra è da tempo celeberrimo, eppure la sua genesi è, in realtà, antecedente alla pubblicazione dello stesso libro. Vincitore di numerosi premi tra il 2007 e il 2008, lo spettacolo teatrale è nato da un’idea di Mario Gelardi, che lo ha anche diretto, e Ivan Castiglione e dalla loro frequentazione con Roberto Saviano, quando ancora il testo non era stato stampato, ed è stato scritto dallo stesso Saviano e da Gelardi. Dopo tanta notorietà il fine dello spettacolo, come confessa lo stesso regista, è quello di andare oltre il libro per creare qualcosa che ne fosse indipendente e nello stesso tempo continuasse ad essere legato allo stile così particolare del testo.


Roberto Saviano ha scritto: “L’idea che Gomorra potesse mutare dimensione e divenire forma teatrale sembra essere parte del suo destino… Il Teatro muta in voce ciò che è parola, concede viso, copre con un mantello di carne le parole, senza opprimerle anzi scoprendole, dandole epidermide e quindi rendendo storie di un luogo d’ogni luogo, una faccia tutte le facce, e questo è ciò di cui il potere, qualsiasi potere ha più paura”.


Ci sembra, in ogni caso, lecito chiedersi se Gomorra abbia ancora qualcosa da dire di urgente e importante al suo eterogeneo pubblico ed è quasi una sorpresa constatare, di fronte alle parole che prendono vita sulla scena, che si trasformano in corpi e voci, in gesti e azioni, che l’indignazione che lo anima non ha perso nulla di tutta la sua portata civile.


Lo spettacolo si apre con le parole che lo stesso scrittore (interpretato da Ivan Castiglione) ha pronunciato a Casal di Principe il 23 Settembre del 2006, in occasione della visita dell’allora Presidente della Camera Fausto Bertinotti; la sua è stata una presa di posizione netta e senza tentennamento alcuno contro la camorra, un invito perentorio e ardito rivolto ai potenti boss Casalesi: «Andatevene, voi non siete di questa terra, smettete di essere di questa terra». La conseguenza di queste parole e delle denunce contenute nel libro hanno fatto di Saviano il personaggio che tutti oggi conosciamo, l’uomo costretto a rinunciare alla propria libertà, sempre legato a una vita sotto scorta. Ed è ancora la sua figura che fa da collante alle cinque storie selezionate – tra le tante del libro - per l’allestimento teatrale, scelta che lo stesso regista ha definito “difficile” e che si è basata sulle vite che a suo giudizio e a quello di Saviano erano le più “necessarie“ da raccontare: Pasquale, Mariano, Pikachu, Kit Kat e lo Stakeholder sono i personaggi che prendono vita in scena, interpretati da Adriano Pantaleo, Francesco di Leva, Giuseppe Gaudino, Giuseppe Miale di Mauro, Ernesto Mahieux. Le diverse storie si articolano l’una nell’altra, in una struttura circolare che, pur essendo per molti versi efficace, nello stesso tempo non riesce a evitare una certa frammentarietà. Su un palco fatto di piloni di cemento e impalcature – immaginato dallo scenografo Roberto Crea - si parla di scuole di sartoria per cinesi e preziosi abiti da notte degli Oscar, di traffico di droga e omicidi efferati, di letali kalashnikov e del redditizio business dei rifiuti… Quest’ultima parte è forse una delle più agghiaccianti dell’intera pièce, poiché ci viene mostrato l’aspetto più rispettabile dell’organizzazione criminale, quello che si presenta in abiti firmati e con laurea e master internazionale – nel personaggio dello Stakeholder -, e intanto avvelena la sua terra e i suoi figli, regalando loro veleno e tumori. E non ci si illuda che il problema riguarda solo Napoli e la Campania, visto che i cumuli di spazzatura e rifiuti pericolosi che vengono stipati nelle viscere del territorio arrivano anche dal Nord operoso e dai suoi rispettabili imprenditori che così se ne liberano.


“Gomorra a teatro è come una sventagliata di kalashnikov, rapida, violenta, che si staglia su un vetro blindato facendo fori più grandi e fori più piccoli. Ma è anche il racconto di una città, di un paese, che ci appare sempre in bilico, come il cantiere quasi abbandonato in cui lo spettacolo è ambientato” (M. Gelardi). Un racconto che anche stavolta ha colpito nel segno.


Il prossimo appuntamento della prima stagione teatrale INCONTRIAMOCIATEATRO del Teatro Auditorium Unical sarà Sabato 25 e Domenica 26 Febbraio con L’avaro di Molière, per la regia di Arturo Cirillo. Info: http://www.teatrostabilecalabria.it, www.unical.it (Foto da feltrinellieditore.it).


Tommaso Spinelli
 

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