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Il mare in tempesta della vita

Calabria

10 AGOSTO 2015 - La nostra vita è sempre in continuo movimento. Certezze poche, ansie moltissime. Si è sempre alla ricerca di sicurezze giornaliere, legate al risultato veloce e diretto. Si vive alla giornata e sul futuro si preferisce glissare. L’uomo dovrebbe capire prima o poi che non può puntare solo sulle relazioni umane per attraversare il mare della vita.

Sulla barca c’è bisogno sempre di un buon timoniere e di una guida sicura nei momenti di tempesta. Tutto oggi è statistiche; pianti e sfoghi immediati; propositi belligeranti; previsioni; sondaggi; rotocalchi; talk show. Tutto si esalta in un attimo all’ennesima potenza. Anche il dolore e il sorriso si bruciano in un giorno, poi tutto ritorna alla finta quiete iniziale, in attesa di un nuovo ben strutturato melodramma. Perché vergognarsi a far salire sulla nostra barca Cristo Gesù?  [MORE]

A parole risultiamo essere in maggioranza cattolici, cristiani praticanti o meno, ma comunque credenti per tradizione familiare, sociale, religiosa. Perché allora si fatica ad attraversare le acque dell’esistenza umana con il compagno che non tradisce? Con chi ti ama e con la sua misericordia sa indicarti i movimenti più idonei per salvarti? Perché si parla facilmente di un grande attore o di un ladro di stato e non si dovrebbe raccontare della Parola che dona la vita? Perché l’uomo si fida dell’uomo e non del Signore? Non si può forse governare con Cristo visibile nel cuore e in ogni azione? È impossibile fare ricerche scientifiche con il vangelo in mano? Si rischia, per caso, di non diventare bravi sportivi; grandi artisti; eccellenti professori; seri politici; genitori attenti; studenti e giovani pieni di vita e di entusiasmo?

Non avere un legame corretto con il Dio di Abramo e con l’insegnamento evangelico, offerto con il sacrificio della croce a tutti gli uomini del mondo, significa prima o poi affondare tra le acque tempestose della propria quotidianità. Solo Cristo, ci insegna la storia, può impedire che si anneghi. Non basta comunque acclamare il Signore, bisogna poi vivere secondo lo stile di vita che produce la sua vicinanza. Senza Cristo nella barca della vita, anche un cristiano in pochi giorni si trasforma in un idolatra. Basta un niente e la purezza della fede si smarrisce e l’eresia, la menzogna, l’errore confondono mente e cuore. Si è vittima delle furiose onde della falsità. Anche se Gesù viene, non lo si conosce. Abbiamo bisogno che Lui si manifesti, si riveli, ci sveli la sua identità, ci dica la sua verità, ci rassereni, come ha fatto con gli apostoli mentre camminava sulle acque: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”.

Oggi, che le tentazioni sono la realtà principale introno a noi, diventa difficile riconoscerle e domarle. L’uomo può in un attimo perdere la fede cercata. Mosè rimase solo sul monte con Dio appena quaranta giorni e al suo ritorno trovò un popolo di idolatri, empi, immorali. Soprattutto la Chiesa non deve perdere Gesù, perché presentandolo come un fantasma liturgico, morale, teologico, rischia di far sommergere la sua barca dalle acque agitate del mondo, anche se per promessa divina non affonderà mai. Nonostante le possibili burrasche è comunque nella Chiesa che si può trovare la strada giusta per guadagnare o non perdere la fede. Quando la nostra barca si riempie di fantasie, di errori, di immaginazioni teologiche, solo Cristo può riportarci alla verità.

Per Lui non ci sono partiti, sindacati, conti in banca, razze, differenze precostituite. Nel recinto della Chiesa Lui c’è sempre. È bene mirare dentro. Si può presentare in mille modi. A volte sceglie una sua umile serva e tra le meraviglie altrui e le cattive incredulità, la rende vera messaggera della sua Parola: “Va, Salva, Converti”. Nessun mare in tempesta potrà mai affondare una barca che abbia a bordo il Signore.

Egidio Chiarella
www.egidiochiarella.it
egidiochiarella@gmail.com