Il perdono per una nuova era socio-politica e sprituale

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L’uomo deve mettersi in testa che per cambiare e rinnovare il presente non basta solamente sostitu...

L’uomo deve mettersi in testa che per cambiare e rinnovare il presente non basta solamente sostituire alcuni strumenti con altri, messi a disposizione della collettività dalla tecnologia del momento. La cosa è molto più complessa e presuppone una maturazione di base completa nel campo culturale e sociale, fino a raggiungere le dimensioni più alte della spiritualità personale. Bisogna cambiare dentro; affinare le proprie sensibilità; carpire fino n fondo i propri carismi; le proprie capacità interiori; utilizzare bene l’intelligenza; studiare e ben calibrare i propri pensieri: percepire e condividere fino in fondo i principi oggettivi che sono alla base di verità non negoziabili, nonostante il cambiamento. Il valore delle verità che il Signore ha trasmesso agli uomini attraverso le sacre scritture è di per sé passato, presente e futuro.

È la sua mancanza che invece falsifica il rinnovamento, spesso effimero e basato sulla forza esteriore delle cose che cattura le sensazioni esterne; ipnotizza le masse; stordisce le attenzioni singole e comunitarie. Tutto questo mentre il vuoto dentro le persone diventa più profondo. Un vuoto ricoperto dallo scintillio dei ritmi quotidiani e da quelle fantasticherie capaci di rapire l’intelletto e ammassare “felici” le folle, privandole dalla bussola della sapienza che non può essere acquistata né on-line, né ai grandi magazzini. Avete mai visto un grande cambiamento che duri nel tempo senza una visione completa del traguardo che si vuole raggiungere? Si può anche realizzare, ma prima o poi è destinato a crollare strascinando con sé ogni cosa. Ci sono ottime scuole politiche ed economiche per preparare le nuove classi dirigenti, ma qualcuno ha mai pensato che alla base di tutto necessiti la scuola permanente dell’insegnamento evangelico?

È quest’ultima una scuola che fortifica; che sveglia i talenti più nascosti, che rende limpidi la mente e il cuore da mettere poi al servizio del governo della vita di ognuno e dall’amministrazione dei beni materiali di ogni comunità. Parliamo oggi, ad esempio, del perdono che nel vangelo occupa pagine di grande impatto emotivo. Si potrebbe osservare, ma cosa centra il perdono con la risoluzione dei problemi quotidiani? C’entra tantissimo! L’uomo che perdona, anche dinnanzi al torto più grave, ponendo il suo cuore e il suo acume razionale e non a favore della riconciliazione, è un gigante in grado di spaccare il male e annientare le sue alchimie. È difficile farlo, specie in alcune pesanti situazioni, ma proprio per questo è possibile dare a chi giunga comunque al mistero del perdono la forza di poter “spostare le montagne”. Scrive il teologo del Signore:

La riconciliazione, il perdono, l’offerta della pace sono obbligo dell’offeso. È lui che si deve presentare dall’offensore e offrirgli la sua riconciliazione, il suo perdono, la sua pace. Il Padre celeste, l’Offeso dalla sua creatura, non solo ha offerto a noi la sua riconciliazione, il suo perdono, la sua pace; ha anche espiato i nostri debiti con il dono all’umanità del Figlio Suo Unigenito, offertosi in sacrificio e olocausto di espiazione”. I cristiani non possono uscire da questo quadro così ben risolto che vede al centro Cristo Gesù, garante oggi dei processi di novità che l’uomo volesse cercare tramite la sapienza divina, iniziando dalla pratica solenne del perdono. Chiaro in Matteo, cap. 6, il messaggio che assicura, a chiunque perdoni l’offensore, il perdono di Dio per le colpe commesse. La pratica della riconciliazione rafforza il singolo; cura le famiglie; qualifica le masse; accende la sapienza nell’uomo imputabile dinnanzi al futuro dei cittadini.


Egidio Chiarella

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