In Art - Intervista a Roberto Mendolia, Rogika PH, sicilian streetpher

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MESSINA, 16 MARZO 2014 - La “multicolore” rubrica InArt, che accoglie ogni settimana art...

MESSINA, 16 MARZO 2014 - La “multicolore” rubrica InArt, che accoglie ogni settimana artisti che utilizzano diversi linguaggi d’espressione, questa domenica darà spazio e voce a Roberto Mendolia, in arte Rogika PH. Il sicilian streetpher, che si definisce “uno studente curioso, che vuole sempre imparare”, ama entrare in sintonia con la vita, assaporarne odori e sapori, senza mai tralasciarne l’aspetto umano.

Taorminese d’origine, è in giro per il mondo che Rogika trova l’ispirazione, che coglie i momenti della vita quotidiana in modo del tutto personale, ponendo sullo stesso piano “mente, occhio e cuore”. Così attimi di vita vissuta divengono istantanee dalla particolare carica sensoriale, in cui l’invisibile appare visibile, prendendo una forma del tutto nuova.

Roberto Mendolia ha risposto ad alcune domande per i lettori di infooggi.it.

Isabel Allende, scrittrice cilena tra le più famose al mondo, ha dichiarato che “La macchina fotografica può rivelare i segreti che l’occhio nudo o la mente non colgono, sparisce tutto tranne quello che viene messo a fuoco con l’obiettivo. La fotografia è un esercizio d’osservazione”. Affermazione, questa, non lontana dal suo pensiero, che si palesa nella dichiarazione di Diane Arbus, grandissima fotografa, a cui lei è molto legato: “ci sono cose che nessuno riesce a vedere prima che vengano fotografate”. L’obiettivo della macchina fotografica rappresenta, dunque, quasi un “sesto senso”, uno strumento d’osservazione profonda, che evidenzia una linea di demarcazione tra l’occhio nudo e quello “fotografico”?

"Il cervello di ognuno di noi "ragiona" come una macchina fotografica. La nostra mente "assorbe" per immagini. Spesso diciamo frasi tipo: "Me lo ricordo come fosse ieri, è davanti a me come una fotografia!". Allora ti spinge la curiosità di voler "vedere" quella fotografia. Non puoi. E' la "sua" fotografia. Ti fidi e niente più. Ebbene io ho sempre considerato l'obiettivo della mia macchina fotografica come il prolungamento del mio occhio e non viceversa. Utilizzo il mirino come fosse un punto di osservazione privilegiato. Cerco di stabilire una relazione particolare con chi si trova dall'altra parte, bisogna sentirsi coinvolti in quello che si ritaglia attraverso il mirino per essere partecipi. Cerco di osservare in profondità, là dove altri non guardano. E' un mio modo di raccontare storie diverse dentro la stessa foto”.

Nessun artificio, nessuna “posa plastica” si scorge nei suoi lavori. La realtà sembra, invece, adattarsi alla macchina, ammiccare inconsciamente all’obiettivo. Qual è il segreto di una così grande naturalezza nel risultato?

“Non esiste nessun segreto. Viviamo "troppo" velocemente, abbiamo perso l'abitudine di osservare, non siamo più in grado di cogliere la spontaneità e la naturalezza della vita. Vado spesso nelle piazze, nei luoghi molto frequentati. La gente va e viene, ed è assorbita nel proprio mondo. Mi piace restare seduto su una panchina, o al tavolino di un bar, e "vedere" il mondo che mi passa davanti all'obiettivo. Mi camuffo tra le persone, vivo la loro stessa quotidianità. E' come essere un tutt'uno. E' un "click", un istante. Le mie foto fermano quell'attimo. Mi chiedo: è violenza? Sono un ladro? Non lo so. So solo che le mie foto portano "rispetto" per la gente, sono la prova, la "mia" prova, che può ancora esistere un mondo fatto di tenerezza, di semplicità, di amore”.

“Street Photography”, ovvero il sentire le vibrazioni del mondo. Può tutto questo rimanere imprigionato in una fotografia? E come può permanere in uno stato di immobilità?

“Non ho scelto io di dedicarmi alla "street photography", è stato tutto il contrario. Desideravo "raccontare" per immagini le mie sensazioni, le mie emozioni. La macchina fotografica è un mezzo alternativo per "scrivere". Dico sempre ai miei amici fotografi: “A che ti serve una macchina potente, un obiettivo luminoso se poi non ci metti il cuore?”. Non è vero che una foto è "immobile", statica, ferma. Anche se hai imprigionato un istante, hai "arrestato" un momento sai bene che quando qualcun altro guarderà la tua foto, essa tornerà a muoversi, a "vivere", a respirare, perché è vita. E' come se in un semplice attimo cercassi di raccontare un’intera esistenza”.

Nel 2011 “Vogue” riconosce la sua “Poesia di strada”, ed anche la rivista on line SHOT! Magazine, del Mese di Febbraio 2014, ha scelto e selezionato una sua opera ponendola al fianco di altri grandi artisti. Cosa significa tutto questo per uno “studente siciliano curioso”?

“Non nascondo che mi faccia piacere che i miei lavori siano stati selezionati accanto a quelli di grandi artisti. La soddisfazione più grande è però che il "mio" messaggio sia stato recepito, quello che racconto con la fotografia è intimo. Condividerlo con le persone è anche sentirsi nudo. Continuo comunque a studiare la grande fotografia, a leggere le foto dei grandi artisti. La voglia di imparare e di essere uno "studente siciliano curioso" non manca mai, guai se fosse il contrario. Bisogna continuare a fare la cosa più difficile in fotografia: rimanere semplici”.

www.rogikaphotography.it

rogikaphotography.blogspot.it
 

Katia Portovenero

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