In Art - L'"Umanità" di Giovanni Iudice conquista Palermo

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PALERMO, 6 APRILE 2014 - A margine della conferenza “Una politica d’immigrazione comune ...

PALERMO, 6 APRILE 2014 - A margine della conferenza “Una politica d’immigrazione comune per l’Europa”, tenutasi a Palazzo dei Normanni, Palermo, in cui si è discusso di frontiere, immigrazione e sbarchi, temi “caldi” in questo momento in Italia, un’opera pittorica dell’artista gelese Giovanni Iudice è divenuta emblema del Convegno stesso.

“Umanità”, questo il titolo del dipinto di Iudice, in cui l’artista ha rappresentato, come dichiarato tempo fa in un’intervista esclusiva ad Infooggi.it, il tema dell’immigrazione quale “ disagio umano, perché ciò che “inquina” nell’ambiente lo sappiamo tutti, ma il vero problema è il “danno” che arreca. Il mio è un atteggiamento di tutela verso un equilibrio vitale, che è la civiltà stessa”, diceva Iudice lo scorso Giugno.

LA CRITICA DI VITTORIO SGARBI La bellissima opera dell’artista siciliano è stata presentata a Palermo dal critico Vittorio Sgarbi, e posta alla stregua del “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo.
“L’uomo non può uscire dalle opere d’arte, deve essere al centro”, ha dichiarato Sgarbi, e l’opera di Iudice “è un documento vivo, parlante, poetico della attualità, di una urgenza tragica e drammatica”. “Il Quinto Stato del nostro tempo” che rappresenta un “mare negato”, “un cielo nero di una notte senza vita e senza amore, che è quella di chi non sa dove andare”.

Iudice – prosegue Sgarbi - “immagina il mare come il buio da cui sono arrivati una notte gli emigranti, che sono poi finiti su quella spiaggia”, e “questa spiaggia è macchiata di sangue, il sangue del martirio e del dolore di persone che non sono venute per andare in vacanza o per stare in un posto bello, ma sono venute in un posto di speranza che è l’Europa, il cui confine si chiama Lampedusa, si chiama Sicilia”.

“C’è anche un morto a destra, tragicamente, senza ragione, senza una guerra, senza violenza, semplicemente per la necessità di tempi così dolenti che uno per trovare speranza trova la morte”. “Il momento che” Iudice “sceglie è il momento della disperazione passata, una volta travalicato il mare, e dell’attesa altrettanto disperata”, sottolinea il critico d’arte.

“Alle loro spalle il buio”, “il nero della mancanza di prospettiva, intesa come prospettiva di vita”. “La nuova edizione del Quarto Stato, nella reiterata assenza del cielo”, rappresenta una umanità rassegnata che ha “la stessa dignità dei cani”. “Il cane a sinistra ha uno sguardo umanamente pietoso, e sa che la sua vita è meno dolente di quella di questi disperati, e li guarda con commiserazione”.

“Al centro assoluto il bambino, la vera speranza, tentativo di una soluzione”, “semmai il mondo andrà verso un destino migliore”. “La tragica immagine dei portantini”, “la figura femminile che soccorre il bambino”, “questa complessità di elementi, questa articolazione, questa felicità straordinaria del disegno e del colore”, “fanno intendere quale prestigio e quale mestiere abbia coltivato nel corso degli anni, nella difficile dimensione e nel confronto con le vicende dell’avanguardia, Iudice, fino ad arrivare a questa composizione così articolata e complessa”.

“Questa è un’opera simbolo”, conlcude Vittorio Sgarbi, “che qui all’Assemblea Siciliana indica un fatto importante che riguarda l’umanità”: “noi che guardiamo loro disperati”. “Questo quadro è una denuncia alla insufficiente democrazia e alla disuguaglianza che riguarda gli uomini a distanza di una sponda rispetto all’altra”. “Avere” qui “Iudice siciliano” “determina ancora una volta uno spostamento dell’interesse della ricerca artistica verso la Sicilia”.

(Al centro dell'articolo l'opera di Giovanni Iudice "Umanità")

www.giovanniiudice.it

Katia Portovenero

 

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