Israele, 30.000 in marcia contro la legge ?Stato Nazione del popolo ebraico?

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TEL AVIV, 12 AGOSTO - Diverse migliaia di manifestanti hanno protestato a Tel Aviv sabato 11 agosto,...

TEL AVIV, 12 AGOSTO - Diverse migliaia di manifestanti hanno protestato a Tel Aviv sabato 11 agosto, contro la nuova legge che dichiara Israele "stato-nazione del popolo ebraico". 62 i deputati che hanno votato a favore del provvedimento, 55 i contrari.

Il testo suscita la rabbia delle minoranze arabe, druse e cristiane del paese. Secondo la televisione pubblica israeliana, l'evento ha riunito più di 30.000 persone.

La manifestazione si è svolta su iniziativa di organizzazioni che rappresentano la minoranza araba israeliana, che costituisce il 17,5% della popolazione, circa 9milioni di persone.

Gli arabi israeliani sono i discendenti dei palestinesi che sono rimasti sulla loro terra dopo la creazione dello Stato di Israele nel 1948.

Secondo i drusi e le minoranze arabe, la legge li rende cittadini di “serie B”.
Gli ebrei israeliani si sono uniti ai manifestanti che hanno gridato in ebraico e in arabo "Uguaglianza, uguaglianza!", "Non taceremo, l'apartheid non passerà!".

La legge approvata dal Parlamento il 19 luglio scorso, con il sostegno del capo del governo definisce lo stato come "esclusivamente ebraico", stabilisce l'estensione degli insediamenti e rimuove la lingua araba dalla categoria di "lingua ufficiale".

Dopo essersi riuniti in piazza Yitzhak Rabin, i manifestanti si sono avviati sulla spianata del Museo d'Arte di Tel Aviv. "Questa è una legge razzista che ricorda l'apartheid in Sud Africa", ha dichiarato Mohammad Barake, presidente del Comitato per gli arabi di Israele.

Amos Shoken, capo del quotidiano israeliano di opposizione Ha'aretz durante la manifestazione, ha invitato gli arabi israeliani "a non disperarsi per non fare un regalo agli estremisti di destra" e a "continuare a mobilitare contro un testo che legalizza la discriminazione ".

Netanyahu su twitter ha contestato la “protesta” delle minoranze e, riferendosi alla presenza di bandiere palestinesi, ha asserito che "non c'è migliore prova della necessità della legge".

Luigi Palumbo

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