Israele, "fine degli accordi di Oslo"

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ROMA, 4 GENNAIO 2015 – Per il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, la dec...

ROMA, 4 GENNAIO 2015 – Per il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, la decisione dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) di aderire alla Corte penale internazionale, attraverso la sottoscrizione del Trattato di Roma (il presidente palestinese Abu Mazen, il 31 dicembre scorso ha firmato la richiesta), «sancisce la fine degli accordi di Oslo».

Inoltre Lieberman ha criticato i Paesi europei per aver abbandonato Israele «nonostante sia l'unico Paese del Medioriente che rappresenta valori occidentali».

Attraverso gli accordi di Oslo, noti anche come la Dichiarazione dei Principi riguardanti progetti di auto-governo ad interim o Dichiarazione di Principi (DOP), sottoscritta nel 1993 dal primo ministro israeliano Y. Rabin e da Y. ‛Arafat, capo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), veniva istituita nel 1994 l’ANP, investendo così nuove energie nel processo di pace che avrebbe dovuto risolvere il conflitto arabo-israeliano. Ma gli eventi storici successivi hanno confermato l’attuazione solo parziale degli accordi di Oslo e l’inevitabile ridimensionamento della loro portata.

L’annuncio di ieri, da parte del governo israeliano, di congelare il trasferimento destinato all’ANP di 500 milioni di shekel (106 milioni di euro) di dazi doganali, ovvero l’importo dovuto in base ad accordi bilaterali e relativo al mese di dicembre 2014, è «una prima risposta» alla mossa palestinese.

«Sono soldi palestinesi e quindi la decisione del governo israeliano e del premier Netanyahu di congelare è contraria alla legge internazionale» ha commentato l'esponente palestinese Saeb Erekat, secondo il quale l’ANP potrebbe essere sciolta se Israele non annullerà il blocco dei dazi, da lui definito «un crimine di guerra, che va ad aggiungersi ai crimini commessi contro il popolo palestinese».


Domenico Carelli

(Foto: haaretz.com)

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