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Le tre verità che possono salvare l’ambiente

Calabria > Catanzaro

Gli sforzi a favore dell’ambiente in questi giorni si sono intensificati a qualsiasi livello. Qualche giorno fa è intervenuto l’Onu anche se i grandi della terra non si sono presentati. Lo stesso accordo di Parigi sul clima del 2015 fa ancora fatica a decollare.

Il suo punto base si esplica nel mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C.  I giovani intanto, al di là delle varie teorie, si sono svegliati ovunque e con efficacia stanno manifestando a favore di un pianeta pulito in tutte le città del mondo.

Tutto questo però non risolverà le questioni rilanciate oggi con forza sul tavolo della politica. Attenzione ad esempio a non sottovalutare l’inquinamento. Se ne parla sempre di meno! È certo per tanti autorevoli scienziati che non sia il clima, ma l’avvelenamento dell’aria, del mare, dei cibi, delle campagne, degli animali ad accompagnare la terra verso il declino. Di conseguenza crescono le malattie, sempre di più aggressive, in una società in cui il progresso avrebbe dovuto tutelare al massimo la salute delle comunità.

Ma c’è altro! Il dibattito in corso è a mio avviso sotto alcuni aspetti falsato perché è escluso a priori un coinvolgimento della verità custodita nella Parola.  Il problema sta nell’uomo che negli ultimi decenni ha messo, più che nel passato, al primo posto sé stesso. È giunta l’ora di parlare liberamente di fede e del Creatore di fronte ad un tema così delicato, legato alla modificazione in negativo della vita sulla terra. Papa Francesco al punto 62 della sua Laudato si’ scrive:

“Sono consapevole che, nel campo della politica e del pensiero, alcuni rifiutano con forza l’idea di un Creatore, o la ritengono irrilevante, al punto da relegare all’ambito dell’irrazionale la ricchezza che le religioni possono offrire per un’ecologia integrale e per il pieno sviluppo del genere umano. Altre volte si suppone che esse costituiscano una sottocultura che dev’essere semplicemente tollerata. Tuttavia, la scienza e la religione, che forniscono approcci diversi alla realtà, possono entrare in un dialogo intenso e produttivo per entrambe”.

Un dialogo che manca perché l’uomo, specie quando ha delle responsabilità di governo, pur se cristiano o comunque di spirito religioso profondo, passa all’ascolto di altri interessi spesso molto diversi da quelli generali. Non c’è bisogno degli ultimi allarmi degli scienziati sul clima per capire che l’essere umano, visto il disprezzo usato contro la natura, si stia preparando al peggio.

Una buona maggioranza di esponenti politici a livello parlamentare si dichiara credente, almeno in Europa, ma i risultati raggiunti con il degrado ambientale e l’inquinamento a più livelli fanno capire come l’uomo non sia sempre conseguente rispetto alle sue radici religiose e culturali. La religione per la politica viene perciò ridotta, come sopra evidenziato, a principio di sottocultura, relegandola nella sfera dell'illogico. Ma non ci sarà conferenza, sciopero, protocollo, summit mondiale, se da dentro l’uomo non escano fuori quei principi base esistenziali, fondamenta strutturali dell’umanità.

Il teologo del Signore ci ricorda a questo punto tre insegnamenti e tre grandi verità che bisognerebbe riporre sul tavolo delle decisioni politiche, specie quando si delibera su temi ecologici. Cominciamo con il primo: “Tutta la terra e quanto vi è in essa, tutta la creazione è del Signore. Il sole è del Signore. La pioggia è del Signore. I venti sono del Signore. Gli alberi sono del Signore. Gli animali sono del Signore. Anche l’uomo è del Signore”.

Se questo messaggio così chiaro e ben riaffermato dalla Parola passasse nel cuore di chi amministra i beni materiali e naturali degli Stati, si avrebbero di certo soluzioni più capaci a ridurre l’aggressione ambientale in atto. Secondo insegnamento e verità: “Il Signore ha dato tutti questi beni all’uomo perché se ne serva secondo la sua volontà. La volontà di Dio secondo la quale la vita va vissuta è tutta manifestata nella Legge, nei Profeti, nei Salmi, nel Vangelo, nella Parola degli Apostoli”.

Come si fa a salvare l’ambiente se l’uomo non crede in un tale messaggio di vita. I beni a disposizione dell’uomo non sono stati dati per farne un uso distorto e fuori ogni logica. C’è la volontà di Dio che deve essere rispettata, sapendo che la propria vita va vissuta secondo gli insegnamenti attualissimi delle sacre scritture. Fuori da essi è possibile trovarsi come oggi a cercare disperatamente di bloccare le storture climatiche prodotte dall’uomo.

Terzo e ultimo insegnamento: “Ogni uso del bene della terra deve produrre il nostro bene eterno. Come produrrà il nostro bene eterno? Se viene usato secondo giustizia e con grande, anzi grandissima carità”. Questa terza verità ci invita a condividere con i bisognosi quanto supera il nostro fabbisogno personale non artefatto però dai vizi e dalle sregolatezze mondane, ma rivolto alla conquista di ogni virtù.

Quando brucia l’Amazzonia o restano in piedi innumerevoli terre dei fuochi non di certo si tutela il bene eterno degli uomini del Pianeta. L’allerta comunque deve scattare dentro di ognuno. Senza fare terrorismo psicologico è necessario che i responsabili delle istituzioni si vergognino di meno nel rivedere il loro frantumato rapporto con la Parola, per tentare una inversione di rotta che non flagelli più la natura, ma la rispetti nella sua armonia con il cielo.

Il resto, anche se sensazionale e rumoroso, è solo propaganda politica, anche sotto traccia, in cui tutti in queste ore rischiano di cadervi dentro.

Egidio Chiarella

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