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Lucano resta in esilio: confermato divieto dimora a Riace

Calabria > Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA, 11 GIUGNO – Non è più Sindaco, la sua lista è in minoranza in Consiglio Comunale e per di più ora Mimmo Lucano dovrà proseguire il suo esilio. Accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di abuso d’ufficio per aver celebrato un matrimonio che avrebbe permesso ad una ragazza nigeriana di ottenere documenti validi per restare in Italia, nello scorso ottobre Lucano era finito agli arresti domiciliari, ma il gip di Locri aveva successivamente convertito l’ordinanza cautelare in divieto di dimora.

Nel frattempo, Lucano è stato rinviato a giudizio insieme a 26 dei 30 suoi ex collaboratori (tutti indagati); stamattina al Tribunale di Locri era prevista la prima udienza del processo che lo vede imputato, ma, giungendo in aula, l’ex Primo Cittadino riacese ha appreso l’amara notizia della conferma del divieto di dimora nei suoi riguardi. Il Tribunale del Riesame di Reggio Calabria, infatti, ha rigettato il ricorso contro il provvedimento disposto dal gip di Locri, nonostante la richiesta della difesa fosse supportata dal fatto che Lucano non è più Sindaco né è stato rieletto in Consiglio Comunale e dunque non potrebbe reiterare i reati che gli vengono contestati. La presenza di Lucano a Riace viene invece ancora considerata rischiosa nonostante ormai poco o nulla rimanga del borgo dell’accoglienza divenuto famoso in tutto il mondo per i suoi progetti di integrazione. Già qualche settimana dopo l’esilio di Lucano, il Ministero dell’Interno ha deciso di chiudere tutti i progetti sprar attivi a Riace e trasferire tutti i migranti in altri centri: ciò per il borgo ha rappresentato una pietra tombale su un modello di accoglienza già negli ultimi anni soffocato dal prolungato blocco dei fondi statali.

A tutte le ultime iniziative governative ed amministrative Lucano ha continuato ad assistere da poco lontano: stabilitosi a Caulonia, a pochi chilometri da Riace, in questi mesi non ha mai smesso di proclamare la sua innocenza e ribadire la necessità storica di salvaguardare il suo modello come argine naturale ai venti di razzismo ed intolleranza che soffiano sull’Italia e sull’Europa. “Se ho commesso un reato l’ho fatto per umanità” – ha più volte affermato l’ex Sindaco sospeso in tutte le città e le sedi di informazione, anche estere, che lo hanno invitato a spiegare quel modello di integrazione e accoglienza.

Dal punto di vista politico, dopo 15 anni alla guida dell’amministrazione riacese, lo scorso mese la lista di Lucano ha incassato una sconfitta netta per mano di Luigi Trifoli, che aveva candidato parecchi esponenti leghisti tra cui Claudio Falchi, il segretario della locale sezione di “Noi con Salvini”. Non solo la sua lista non esprime più il Primo Cittadino, ma lo stesso Lucano non è entrato neppure in Consiglio Comunale: “Il cielo sopra Riace” è giunta terza ed ha ottenuto un solo seggio, appannaggio dell’ex assessore ai lavori pubblici Maria Spanò.


Francesco Gagliardi


Fonte immagine: lindro.it