’Ndrangheta nel Catanzarese, maxi processo Karpanthos: 42 condanne per mafia e scambio elettorale politico-mafioso
Inchiesta sulla ’ndrangheta in Calabria: cosche radicate tra Sila Piccola e Crotonese
Un duro colpo alla ’ndrangheta nel Catanzarese arriva dalla sentenza del procedimento denominato Karpanthos, che ha portato a 42 condanne e 8 assoluzioni al termine del giudizio abbreviato. Il Gup di Catanzaro, Mario Santoemma, ha inflitto pene comprese tra 1 e 20 anni di reclusione, riconoscendo l’esistenza di un sistema criminale radicato nel territorio della Sila Piccola catanzarese, in particolare nei comuni al confine con la provincia di Crotone.
Secondo gli investigatori, le cosche locali — in particolare i gruppi Carpino e Cervesi — esercitavano un’influenza pervasiva su economia, politica e amministrazione pubblica, arrivando a controllare di fatto il Comune di Cerva.
Le origini dell’indagine: l’omicidio di Francesco Rosso
L’inchiesta nasce dalle indagini sull’omicidio del macellaio Francesco Rosso, assassinato nel 2015 a Simeri Mare. Le indagini hanno progressivamente svelato un contesto più ampio di criminalità organizzata, portando alla luce rapporti tra clan, imprenditoria e amministrazioni locali.
Determinanti sono state le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Danilo Monti, arrestato nel 2019 come esecutore materiale dell’omicidio e successivamente diventato testimone chiave. Monti è stato condannato a 3 anni di reclusione. Le sue confessioni hanno consentito agli inquirenti di ricostruire assetti interni, alleanze e attività illecite delle cosche.
Controllo del territorio e infiltrazioni nelle istituzioni
Le indagini hanno evidenziato un sistema di controllo capillare del territorio, con intimidazioni, gestione degli appalti e influenza sulle decisioni amministrative. Secondo l’accusa, il potere delle cosche non si limitava ad attività criminali tradizionali, ma si estendeva alla gestione della cosa pubblica, configurando un quadro tipico delle infiltrazioni mafiose negli enti locali.
Scambio elettorale politico-mafioso: le condanne principali
Tra i reati contestati spicca lo scambio elettorale politico-mafioso, uno dei pilastri dell’accusa. Sono stati condannati:
- Massimo Rizzuti — 2 anni e 4 mesi di reclusione, dipendente comunale e fratello dell’ex sindaco
- Tommaso Scalzi — 11 anni, 1 mese e 14 giorni di reclusione
Secondo la ricostruzione giudiziaria, Scalzi — ritenuto vicino alla ’ndrangheta lombarda di Franco Coco Trovato — avrebbe garantito pacchetti di voti in cambio di denaro e di una percentuale sugli appalti pubblici aggiudicati dal Comune.
Nell’indagine risultano coinvolti anche l’ex sindaco Fabrizio Rizzuti, l’ex assessore Raffaele Scalzi e l’ex consigliere Raffaele Borelli. Gli imputati, inizialmente giudicati a Crotone, sono stati poi trasferiti per competenza territoriale a Catanzaro, optando per il rito abbreviato.
Processo e richieste della Procura
Un filone separato del procedimento resta ancora aperto. In questo stralcio processuale, il pubblico ministero Veronica Calcagno ha chiesto una condanna a sei anni di reclusione per uno degli imputati, segno che l’inchiesta non è ancora del tutto conclusa.
Un colpo alla criminalità organizzata nel Catanzarese
La sentenza rappresenta un passaggio significativo nella lotta alla mafia in Calabria, evidenziando come le organizzazioni criminali continuino a puntare al controllo delle amministrazioni locali e delle risorse pubbliche.
Il caso Karpanthos conferma inoltre il ruolo decisivo dei collaboratori di giustizia e delle indagini antimafia nel contrasto alla penetrazione della ’ndrangheta nelle istituzioni, un fenomeno che rimane tra le principali minacce per la legalità e lo sviluppo del territorio.
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