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Nel Mistero della Chiesa l’elevazione del sapere umano

Calabria > Catanzaro

L’uomo nella sua vita deve liberamente scegliere da quale parte stare o comunque che cosa aspettarsi dal cielo e dalla terra o meglio ancora come raggiungere in profondità le cose fatte o quelle da fare. Si può forse vivere alacremente senza intendere il mistero della Chiesa, ma penetrando in esso è possibile migliorarsi all’infinito, completandosi nello spirito ed in una esistenza terrena responsabile e cristiana. Necessita per questo aspetto un prete, devoto fortemente alla Parola santa, che vada tenuto in seria considerazione nella propria quotidianità, perché precettore inestimabile e confessore personale nell’unità della Chiesa e del suo mistero.

E la teologia del Signore, non quella su ordinazione, cosa dice in proposito? “Il mistero della Chiesa, nella sua essenza più vera, è il corpo di Cristo, e si può realizzare solo divenendo corpo di Cristo e solo vivendo come vero corpo di Cristo. Il corpo di Cristo contiene in sé quattro verità che sono immodificabili in eterno: La Santità. L’Unità. La Comunione. La Missione. Se una sola di queste quattro verità viene meno, tutte le altre sono in grande sofferenza, si ammalano, muoiono. O vivono insieme o insieme muoiono, se una muore”.

Si capisce subito, al netto chi ha un cuore duro, che intendere il mistero della Chiesa significa elevarsi spiritualmente, germogliando in cultura, nelle professioni, in azioni pedagogiche, in relazioni, nella ricerca letteraria e scientifica. Se il progresso in generale della società odierna mancasse delle condotte quotidiane di queste preziosità assunte dall’uomo credente, si bloccherebbe la fase che completa o meglio che matura l’essenza dello sviluppo socio-economico ed eleva il sapere umano.

La storia si rattrappisce quando si alzano i muri che separano il mondo dall’arcano che sta in Dio. Non c’è quindi alcun progresso maturo senza il mistero della Chiesa. È bene ripetere mille volte che la saggezza spirituale ed ecclesiale completa, rigenera ed eleva il sapere umano consentendogli di andare nelle cose oltre l’esteriorità del pianeta. Per penetrare il mistero della Chiesa è necessario far proprie le quattro verità immodificabili ricordate dal teologo in precedenza che sono in Cristo, quali la santità, l’unità, la comunione e la missione.

Presentazione teologica della Santità: “Senza obbedienza a Cristo non c’è santità. Senza santità, non c’è unità, non c’è comunione, non c’è missione. L’obbedienza è a Cristo e allo Spirito Santo. È alla Parola di Gesù e alla verità dello Spirito Santo. È alla Parola di Cristo secondo la Parola di obbedienza che giunge a noi attraverso il Pastore della Chiesa locale e il Pastore della Chiesa parrocchiale. Il Pastore della Chiesa parrocchiale sempre dovrà vivere in comunione gerarchica con il Pastore della Chiesa locale o particolare, che è la Diocesi. Senza obbedienza al Pastore della Chiesa locale non c’è santità”.

È perciò l’obbedienza a Cristo che lega tutti i passaggi elencati dal teologo, senza la quale si chiuderebbe la porta alla luce che riscalda, illumina, completa le piccole e grandi scoperte dell’uomo. Su questa scena di chiusura celeste è bene introdurre la seconda verità che è l’unità. Ecco cosa scrive il teologo:

“L’unità nella Chiesa è vivere come vero corpo di Cristo. Il corpo è uno, la vita è una, il fine è uno, la missione è una, il frutto è uno, la fede è una, la Parola è una, la verità è una. Ogni membro del corpo di Cristo sempre deve sentirsi non parte separata dalle altre parti, ma parte inserita nelle altre parti, con le quali è stato fatto una sola cosa dallo Spirito Santo”.

Educare all’unità è la cosa principale per la Chiesa. Le parrocchie e le diocesi, preti e vescovi, ognuno per la propria strada conducono alla salvezza dell’unità, altrimenti i risultati non sarebbero che corpo a sé stante, sporcando il valore indissolubile dell’unità che dal corpo di Cristo si riflette sulle comunità degli uomini. Va a questo punto sottolineato che la Chiesa senza comunione è come una nave incappata tra le onde agitate e altissime di un mare nero e senza nessuna coordinata.

Tra gli appunti del teologo si legge: “La Comunione non è lo stare insieme in un unico corpo, allo stesso modo che numerosi chicchi di grano stanno in un sacco. La comunione è nel dono della grazia e della verità con le quali siamo stati arricchiti dallo Spirito Santo. Ogni dono ricevuto va dato agli altri, perché possano nutrirsi e crescere in santità, in unità, in missione. La comunione è nel dono dato e nel dono ricevuto”. 

La Chiesa è comunione. Nulla potrebbe valere se i credenti pensassero di vivere un percorso di fede senza la Chiesa. Si bloccherebbe la formazione del corpo di Cristo e quindi non ci sarebbe vera fede. Scenderebbe in pista un Dio “fai da te” nemico della comunione e della fede, pronto alla difesa di una società senza principi cristiani e a capo di un relativismo senza frontiere. È importante infine passare alla quarta verità che si traduce nella missione di formare il corpo di Cristo, mezzo necessario per raggiungere il fine. In proposito la nota teologica che segue:

“La missione del corpo di Cristo ha un solo fine: formare il corpo di Cristo. Per questo urge distinguere e separare il fine da raggiungere e i mezzi necessari perché il fine sia raggiunto. Se questa necessaria distinzione o separazione non si compie è facile sostituire il fine con i mezzi. Oggi è proprio il rischio che stiamo correndo: servirci dei mezzi svuotati del loro fine. Ogni sacramento può essere svuotato del suo fine particolare, unico, speciale”.

In un tale contesto  il battesimo non servirebbe per fare il Corpo di Cristo. La cresima per non essere testimoni di Cristo. La confessione per non manifestare tutta la santità del corpo di Cristo. L’eucaristia per non rivelare tutta la bellezza della vita di Cristo Gesù che è nell’uomo. Da non corpo di Cristo la strada è buia e senza indirizzo. Il mistero della Chiesa è perciò faro dovuto per ricostruire e tutelare la collettività che oggi vive momenti locali, nazionali ed internazionali di evidente oscurità e decadenza interiore.

Chiude il teologo: “Oggi è questa la vera crisi della Chiesa. Si vuole vivere la missione della Chiesa senza essere Chiesa. È come se si volesse che un albero di rovi producesse uva o un albero di fichi avesse come frutto delle mele e delle pere. Ogni albero produce secondo la sua natura”. E se il mistero della Chiesa sganciasse definitivamente in mare le sue quattro verità, su cosa poggerebbero l’anima umana e l’elevazione del sapere umano? Forse sui limiti delle mille e mille verità terrene? Non affonderebbe prima di ogni altra cosa la Chiesa stessa? L’augurio è che le quattro verità rimangano nel corpo di Cristo, quali strumenti attivi del Mistero della Chiesa capaci di frenare una decadenza sociale in piena avaria nella vita di ogni giorno.

Egidio Chiarella

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