Speciale arte 2013: C'era una volta in America...l'Italia

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NEW YORK / ROMA, 31 DICEMBRE 2013 - Correva l’anno 2013, l’anno della cultura italiana n...

NEW YORK / ROMA, 31 DICEMBRE 2013 - Correva l’anno 2013, l’anno della cultura italiana negli U.S.A. Nella “terra dei liberi e la patria dei coraggiosi” (the land of the free and the home of the brave) il nostro immenso patrimonio culturale, la nostra più grande ricchezza, ha non solo trovato spazio ma ha avuto una vetrina privilegiata da cui si è lasciato ammirare. I nostri “dirimpettai”, dall’elevato interesse per le arti, hanno attuato la più grande opera di promozione del Bel Paese nel mondo. Più di 180 eventi organizzati o sostenuti dall’Ambasciata d’Italia a Washington e dai Consolati e Istituti di Cultura italiani in oltre 40 città americane. Il tutto volto alla promozione del “marchio italiano”, sinonimo di qualità nel mondo.

E’ sicuramente nell’iniziativa “Dream of Rome” che si esprime a pieno il concetto principale di questo gemellaggio Italia-Usa e si concretizza un ponte ideale tra i due paesi. Così il 13 Dicembre la National Gallery di Washington DC ha accolto il Galata Morente, capolavoro in marmo, copia della scultura bronzea attribuita a Epigono (Pergamo, III secolo a. C.), normalmente custodito nei Musei Capitolini di Roma nella sala del Gladiatore. La scultura, presentata alla stampa e al pubblico per la prima volta negli Stati Uniti, con la sua grazia ed eleganza seppur nel gesto tragico che compie, è stata apprezzata dai molti visitatori presenti.

Anche la bella Firenze, la città “del vecchio fiume, delle case tagliate come in pietra di luna” (cit. da “La città” di Pablo Neruda, 1951) ha dato il suo contributo all’evento, prestando dalla Galleria degli Uffizi all’Art Institute of Chicago un gioiello-capolavoro della controversa artista secentesca Artemisia Gentileschi. Giuditta decapita Oloferne approda così negli Stati Uniti e irrompe con tutta la forza che l’artista aveva in sé, la forza di una femminista ante litteram. Opere meno note, orgogli del nostro immenso patrimonio da conoscere e tutelare ad ogni costo, hanno trovato in questo 2013 la loro giusta collocazione, uno spazio visivo adeguato alla loro immensa grandezza. E che dire della lingua italiana, della letteratura, del teatro, del “bel canto”: tutte queste discipline hanno avuto risalto grazie ad Italy in US 2013.

Così se avessimo fatto due passi a Washington DC nel Maggio scorso, avremmo scoperto che dal nostro passato giungono a noi interessanti spunti di approfondimento, e Machiavelli può essere pretesto di riflessione sulla trasformazione dei rapporti tra stato, società ed economia. Nel 500esimo anniversario de “Il Principe” si è infatti preso a modello lo storico fiorentino, ritenuto il fondatore della scienza politica moderna, per affrontare i cambiamenti politici attuali, la tendenza alla big society e i modelli emergenti del welfare europeo.
E perché allora non tentare anche di adattare in “chiave moderna” un altro classico della letteratura italiana, le “Operette Morali” di Giacomo Leopardi? A questo ha pensato Mario Martone, sceneggiatore e regista teatrale e cinematografico, che ha portato l’opera in scena a New York, nel tentativo di tornare alle origini della scrittura teatrale nazionale e scoprirne la potenzialità. Martone ha così ridato vita all’opera del grande letterato realizzando un viaggio immaginario che si snoda attraverso l’anima stessa dell’opera.
E poi la nostra architettura, il paesaggio, il cinema, la scienza, la storia, il design, la moda e perfino la nostra cultura alimentare ha dato sfoggio di sé nella terra in cui “l'unico peccato è porsi dei limiti” (cit. Ralph Waldo Emerson, 1803-1882), e mai riflessione più riuscita.

Il titolo del celebre film di Sergio Leone appare, dunque, perfetto per omaggiare l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle, ribattezzato dalla Farnesina “Anno della cultura italiana negli Stati Uniti”. Il progetto del gemellaggio Italia-USA, con l’alto patrocinio del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha brillantemente raggiunto gli obiettivi di promozione del Sistema Paese definiti dal Ministero degli Affari Esteri, privilegiando il patrimonio culturale e scientifico - non solo del passato - in base al leit motiv “scoperta, ricerca e innovazione”. Un concept declinato anche sul versante artistico, con mostre di grande richiamo per il pubblico americano e italiano, che rivelano la capacità immutabile del Bel Paese di incantare il mondo con i suoi tesori, e la controtendenza della classe politica nazionale, poco incline a investire su di essi.
Un viaggio di “andata e ritorno” alla scoperta dell’America lungo un anno, da ripercorrere attraverso una selezione di eventi conclusi o in corso.

Il Sogno Americano ha raggiunto la sua apoteosi con la conquista dello spazio, celebrata all’Hangar Bicocca di Milano con l’antologica – a cura di Emi Fontana e Andrea Lissoni – “Mike Kelley: Eternity is a Long Time”, dedicata a uno degli artisti statunitensi più influenti dell’arte contemporanea, Mike Kelley (chiusa l’8 settembre). Un percorso espositivo dalle mille sfaccettature, tra installazioni e video, sculture e disegni, degnamente rappresentato dal monumento a John Glenn (l’astronauta della prima missione spaziale americana, volato in orbita nel 1962) che ha ispirato un pupazzo di grandi dimensioni, quasi un Arlecchino, realizzato dall’artista con i detriti multicolor raccolti lungo le rive del fiume Detroit.
Della ricca programmazione della capitale occupano un posto di rilievo la rassegna “Empire State. Arte a New York Oggi”, allestita al Palazzo delle Esposizioni di Roma (chiusa il 21 luglio 2013) e l’Omaggio all’Universo di “Louise Nevelson”, al Museo Fondazione Roma (chiusa 21 luglio 2013), tra assemblages sofisticati ed ecologici.

La protesta della scuola americana dell’espressionismo astratto continua invece a Milano con “Pollock e gli Irascibili”, direttamente dal museo Whitney di New York, a Palazzo Reale fino al 16 febbraio 2014. Evento che ha dato il via al progetto culturale dell’Autunno Americano, in cui la parte del leone la fa la grande mostra dedicata a Andy Warhol (sempre a Palazzo Reale, fino al 2 marzo 2014), il padre della Pop Art, protagonista di un altro appuntamento imperdibile a Pisa con “Andy Warhol. Una storia americana” - Palazzo Blu, fino al 2 febbraio 2014.
In questo excursus a stelle e strisce non poteva mancare l’altra icona della “Popular Art”, presentata in contemporanea alla Biennale del “Palazzo Enciclopedico” (chiusa il 24 novembre) con l’allestimento intitolato “Roy Lichtenstein scultore” - Venezia, Magazzino del Sale.

Per i cultori della fotografia si ricorda invece l’unica tappa italiana della mostra dedicata a uno dei fotografi più importanti del Novecento, “Helmut Newton White Women, Sleepless Nights, Big Nudes”, ospitata al Palazzo delle Esposizioni di Roma (chiusa il 21 luglio); la retrospettiva “Flags of America”, con scatti datati tra gli ‘40 e ’70, presso le sale dell'ex Ospedale Sant'Agostino di Modena (chiusa il 7 aprile); infine, “Stanley Kubrick fotografo”, che documenta un aspetto poco conosciuto del famoso regista statunitense, a Palazzo Ducale di Genova (chiusa l’1 settembre).
In corso fino al 20 febbraio 2014, a Palazzo Te di Mantova, “Bill Viola – The Raft”, il più grande artista multimediale del momento, che propone una videoinstallazione allegorica e drammatica, metafora dell’umanità che si sostiene nelle avversità qui in lotta con una tempesta d’acqua. The end con zattera - che ricorda quella di Géricault - e rispettivi sopravvissuti, per guardare al futuro con speranza.

Ora il 2013 volge al termine e molte delle nostre opere artistiche torneranno in patria, e con esse gli echi delle melodie verdiane che hanno accompagnato questo anno di cultura italiana negli U.S.A. Negli occhi degli italiani, invece, resteranno i capolavori americani prestati alla nostra terra e tanto apprezzati dal pubblico. La grandezza degli uni e degli altri resterà immutata e la speranza è che anche l’interesse di chi possiede questi grandi tesori cresca fino a comprenderne il valore e a voler attuare una reale valorizzazione di essi.

 

 


 

Domenico Carelli e Katia Portovenero

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