Storie di Sport - la Grecia sul tetto d'Europa 2004

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NAPOLI, 20 AGOSTO - E’ il giugno 2004, e su Atene splende alto il caldo sole ellenico. A due m...

NAPOLI, 20 AGOSTO - E’ il giugno 2004, e su Atene splende alto il caldo sole ellenico. A due mesi dalle olimpiadi, la Grecia si prepara a respirare la prima ventata di sport di quella che sarà un’estate memorabile. Ancora lontani sono i tempi della crisi e della sofferenza ed in città si respira aria di festa: grandi e bambini, uomini e donne si assiepano davanti alle televisioni per sostenere la nazionale di Otto Reaghel, partita alla volta dell’Europeo portoghese e relegata dagli esperti e dai bookmakers al ruolo di Cenerentola: sul cammino dei 23 guidati (ironia della sorte) dall’allenatore tedesco ci sono, infatti, i padroni di casa del Portogallo, la Spagna e la Russia. Per Karagounis e compagni già il solo passaggio del girone è una chimera.

GLI UOMINI – Ma passiamo in rassegna i principali protagonisti di quella che sarà una delle imprese sportive più esaltanti dell’ultimo ventennio calcistico. A difendere i pali ellenici, in quel lontano 2004, è Antonis Nikopolidis, estremo difensore del Panathinaikos Atene. Davanti, a fargli da schermo, spiccano i nomi di Traianos Dellas (Roma), Takys Fyssas (Benfica) e Georgios Seitaridis (Panathinaikos). Il cuore pulsante della squadra è però il centrocampo: Giorgos Karagounis (Inter), Kostas Katsouranis (AEK Atene) Theodoros Zagorakis (AEK Atene) e Angelos Basinas (Panathinaikos) sono i quattro maggiormente dotati tra i convocati di Rehhagel. A caricarsi sulle spalle il reparto offensivo, infine, è l’intramontabile Angelos Charisteas, all’epoca in forza al Werder Brema.

IL GIRONE – Il sorteggio, già di per sé malevolo per la Grecia, non aiuta gli ellenici neppure con il calendario: l’esordio sarà contro i padroni di casa, davanti a quasi 50.000 spettatori nel rovente Estadio do Dragao di Oporto. Gli occhi sono tutti puntati sugli uomini in maglia amaranto, che in campo schierano un giovanissimo Cristiano Ronaldo. A menare le danze, però, è l’orchestra di Rehaggel. Gli ellenici passano al 7’ con Karagounis, poi raddoppiano dagli undici metri con Basinas. L’allora CR9 fa 1-2 al 90’ e guida l’assalto all’arma bianca portoghese, ma non basta: ad Atene si festeggia, il passaggio del turno non è forse così impossibile.

Passano 4 giorni ed alla Grecia tocca la Spagna: ancora una volta i favori del pronostico sono contro gli uomini in maglia azzurra, ma una rete di Charisteas nella ripresa risponde a Morientes e vale il quarto punto nel girone, che significa qualificazione: l’ultima giornata vedrà infatti Spagna e Portogallo contrapposti, e la partita tra Russia e Grecia servirà solo per le statistiche: passano i Russi per 2-1, ma la testa di Reaghel è già ai quarti di finale, dove ad attenderlo c’è la nazionale francese.

SCACCO AI GRANDI – Passata come seconda nel girone, nei quarti di finale la banda ellenica si trova a fronteggiare la nazionale francese, campione ad Euro 2000, e nettamente più quotata per l’approdo alle semifinali. Da Parigi se la ridono, immaginando di avere già in tasca il pass per la fase successiva, ma hanno fatto i conti senza l’oste. La partita è bloccata, ed i Bleus sembrano in controllo. Al minuto 65 però, capitan Zagorakis si mette in proprio sull’out di destra, manda al bar il numero 3 transalpino con un sombrero delizioso, poi prosegue la sua percussione sul lato corto dell’area di rigore e serve un cioccolatino all’altezza del dischetto: Angelos Charisteas, che intanto si è liberato con una finta di corpo della marcatura avversaria trafigge il portiere. E’ 1-0. E’ semifinale.

MOLLARE? NO GRAZIE – Nel round of 4, sul cammino di Reaghel e compagnia si para la Repubblica Ceca, al tempo una fucina di talento ed imprevedibilità. I cechi, se possibile, vengono da una marcia ben più trionfale di quella greca. Dopo aver superato la modesta Lettonia all’esordio, hanno infatti ribaltato per 3-2 lo 0-2 iniziale contro l’Olanda, per poi giustiziare 2-1 la Germania nell’ultima gara del girone. Ai quarti, invece, hanno vendicato l’Italia, sbarazzandosi con un rotondo 3 a 0 della Danimarca. Allo scadere del tempo regolamentare, il punteggio è di 0 a 0. Sarà Silver Goal, nuova regola introdotta dalla FIFA per superare il Golden Goal: la squadra avanti allo scadere del primo tempo supplementare sarà quella vincitrice. Minuto 105, i 22 in campo sono probabilmente con il pensiero già alla seconda frazione di extra time. Per il sinistro di Tsiartas e la testa di Dellas così non è: dalla bandierina il numero 10 greco produce una traiettoria spettacolare, pettinata in rete dal difensore allora in forza alla Roma. La Grecia, manco a dirlo, passa per 1 a 0. “Megali Niki, Megali Niki” (grande vittoria! Grande vittoria!) urla nel microfono l’equivalente ellenico del Fabio Caressa del 2006. Si vola a Lisbona.

IN PUNTA DI PIEDI IN VETTA ALL’OLIMPO – Nello scontro finale tra Achille ed Ettore, Zeus dovette misurare sulla bilancia le vite dei due eroi per far decidere alle moire chi avrebbe dovuto trionfare e chi, invece, perire. Come un romanzo che si conclude dove è iniziato, così l’Europeo 2004 mette di fronte, nella partita conclusiva, le due squadre che il torneo l’avevano aperto: Grecia e Portogallo. Per i padroni di casa è l’occasione della vita, vincere, davanti al proprio pubblico, vendicando lo sgambetto all’esordio. Gli dei del calcio, però, hanno altri programmi per Scolari e compagni. I lusitani sono superiori, dominano una Grecia che è andata incredibilmente oltre le proprie aspettative e potenzialità, il fendente decisivo sembra poter arrivare da un momento all’altro. Così non sarà.

Mancano 33 minuti al termine del match, dalla bandierina alla sinistra del portiere Portoghese va Basinas. Il suo tracciante è perfetto, il pallone attraversa l’area di rigore e trova, feroce, l’incornata di Angelos Charisteas, l’uomo del destino. La palla finisce in rete e su Lisbona cala il gelo. Al fischio finale, le telecamere indugiano su Antonis Nikopolidis, steso sul prato con le mani nei capelli. E’ l’immagine sincera dell’incredulità. Per una volta, i piccoli hanno sconfitto i grandi. Per una volta, l’ultima pagina è il lieto fine.

Paolo Fernandes

Foto: delinquentidelpallone.it

 

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