Sulcis: oltre all'industria la vertenza dei pescatori

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SANT’ANTIOCO, 14 FEBBRAIO 2013 - Il 2013 si annuncia carico di proteste anche per i pescatori ...

SANT’ANTIOCO, 14 FEBBRAIO 2013 - Il 2013 si annuncia carico di proteste anche per i pescatori di Sant’Antioco. Gli indennizzi per il blocco della pesca a seguito del vincolo militare di Capo Teulada, che dovevano essere erogati a novembre, non si sono ancora visti.

Luciano Maricca, Uila Pesca e portavoce del movimento, ha informato sul fatto che «da 2 anni solari non percepiamo l'indennizzo che ci è dovuto perché nel periodo delle esercitazioni militari non possiamo pescare. In questa condizione non possiamo continuare a vivere perché non si può stare in piedi senza lavorare e senza neppure ricevere i ristori dovuti e previsti dal protocollo. Se il Governo non ci dà risposte siamo pronti a rilanciare la mobilitazione in maniera forte e dura con blocchi in strada e in mare».

Lo stesso ha ricostruito la vicenda dichiarando di aver chiarito, lo scorso anno, con il generale Domenico Rossi che avrebbe «garantito il pagamento del 2011 entro il mese di novembre del 2012. Sono passati due mesi e non si vedono ancora segnali di nessun tipo. Non abbiamo nemmeno ricevuto nessun segnale dal Prefetto al quale avevamo chiesto un incontro urgente per definire la questione. Se vogliono forme di protesta clamorose le avranno, siamo decisi e diciamo che loro non spareranno nemmeno un colpo se le nostre richieste non saranno soddisfatte»

Il 26 gennaio si è tenuta la loro manifestazione a Sant’Antioco, con la presenza solidale dei pescatori di tutte le marinerie del Sulcis e di una delegazione proveniente dal Salto di Quirra, nel corso della quale hanno comunicato di essere «pronti a bloccare tutte le esercitazioni militari di Capo Teulada. Noi pescatori non abbiamo alcuna intenzione di morire di fame» per questo «se non arriveranno presto risposte positive sui pagamenti, vista l'indifferenza dei politici sardi e romani, bloccheremo tutte le attività militari piazzandoci con le nostre barche nelle zone delle esercitazioni».

Sempre Maricca ha comunicato l’intenzione di restituire «le schede elettorali perché è chiaro che il Governo e quindi lo Stato non è interessato a rispettare i nostri diritti. Esistono delle norme, sono stati presi degli accordi, mi domando a chi giova, che senso ha che si continui ogni volta a costringerci a manifestazioni clamorose per vedere soddisfatte le nostre richieste» .

Il 27 gennaio in circa 200 hanno manifestato di fronte alla sede del Comando militare autonomo della Sardegna, in via Torino a Cagliari.

Il 4 febbraio Salvatore Cherchi, presidente della Provincia, ha visitato in ospedale Maricca, ricoverato per le conseguenze di uno sciopero per la fame, e ha dichiarato che le loro ragioni sono assolutamente fondate e l’intenzione di usufruire del decreto sulle semplificazioni al fine di migliorare la situazione della piccola pesca, gravata da oneri burocratici.

Il 5 febbraio Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna, ha scritto al ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola, comunicando il forte disagio nel quale si trovano i pescatori. “Al fine di evitare che il ritardo nella erogazione delle risorse possa arrecare danni ancora più gravi di natura sociale e economica a un territorio già duramente provato dagli effetti della grave crisi economica internazionale, Le chiedo di intercedere con gli uffici della amministrazione della Difesa affinché provvedano, in tempi brevi, a dare corso al trasferimento delle spettanze relative alle annualità 2011 e 2012, a titolo di indennizzo per lo sgombero di specchi d’acqua per esercitazioni militari”.

E ha sottolineato la gravità della situazione perché “se si considera che gli indennizzi rappresentano già un esiguo ristoro rispetto al sacrificio sostenuto, il fatto che siano differiti nel tempo, sottoposti a incertezze e lungaggini burocratiche diventa intollerabile e pregiudica il pur limitato effetto compensativo”. 

E ha concluso ricordando quanto “la nostra isola per decenni ha compiuto non pochi sacrifici in nome dell’interesse nazionale, ma oggi più che mai occorre che i rapporti con lo Stato proseguano in un quadro di reciprocità, di rigoroso rispetto degli impegni e di pari interesse del Governo nei confronti della Sardegna”.

Difficile non concordare con il governatore se si pensa a quanto la Sardegna tutta e ancora di più il Sulcis stiano soffrendo per i riverberi cella crisi economica internazionale e, più specificamente, quanto la crisi del polo industriale Portovesme stia avendo un devastante effetto domino sul resto dell'economia locale, dal commercio all'edilizia.

Si vuole ricordare che la provincia di Carbonia-Iglesias è quella con il maggior numero di cassintegrati in Europa. Se a questo scenario si aggiungono evasioni di impegni “dall'alto” non si fa altro che acuirne l'agonia.

(in foto: una fase dell'assemblea del 26 gennaio, fonte: ansa)

Marco Secci

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