"Una scimmia all'Accademia" al Teatro Kismet

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BARI, 24 APRILE 2012 -  “Non recherò niente di nuovo all’Accademia, anzi… ma mostrerò la via per la quale una ex scimmia è penetrata nel mondo degli uomini”.
Alla base dello spettacolo “Una scimmia all’Accademia” messo in scena al Teatro Kismet (testo di Kafka, regia di Jean Paul Denizon, con Saba Salvemini) c’è la narrazione. Una narrazione attravero il ricordo di una scimmia divenuta prima uomo e poi mattatore di varietà che spiega agli “illustrissimi membri” dell’Accademia la sua triste storia intrisa di vicissitudini.

Dalla giungla africana al palcoscenico di un circo europeo, deriso, seviziato e maltrattato, costretto a viaggiare dentro una cassa le cui sbarre gli segavano la schiena, il protagonista del palcoscenico dà, “umanamente parlando”, una “lettura scimmiesca” alla realtà.
Ciò che gli interessa non è la libertà, quella è tutta un’illusione con cui gli uomini si imbrogliano tra loro. La cosa più importante è invece questa: avere la possibilità di una via d’uscita. Esigenza, illusione, delusione. Ma esiste davvero una via di fuga? O meglio per un povero animale catturato e derubato del suo passato esotico, vale la pena fuggire dalla gabbia di scimmia al mondo degli umani che ridono, sputano e bevono rum?


Alla ricerca disperata di un’ancora di salvezza che non esiste, il protagonista non può far altro che arrivare ad un compromesso: l’arte. Lottare contro la sua natura scimmiesca non più da disperato ma da artista. È la sua scelta definitiva e l’unica soluzione che gli consentirà di andare avanti fino a diventare uomo per imitazione e poter assaporare con avidità una bottiglia di vino primitivo.

Roberta Lamaddalena

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