Winston vs Churchill, il grande statista visionario al Teatro Politeama di Catanzaro

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Catanzaro, 8 Febbraio - In un Teatro Politeama di Catanzaro gremito, nonostante la concomitanza...

Catanzaro, 8 Febbraio - In un Teatro Politeama di Catanzaro gremito, nonostante la concomitanza con il Festival di Sanremo, ieri sera è andato in scena lo spettacolo "Winston vs Churchill".

In questo periodo in cui l'euroscetticismo avanza e la fiducia nella politica è al minimo storico, lo scrittore e attore Carlo Gabardini crede che la persona più adatta a spiegarci che il primato della politica è fondamentale nella democrazia di oggi e che l'Europa unita è un progetto lungimirante nato da due sanguinose guerre mondiali, quindi un bene da difendere con fierezza, è sicuramente Winston Churchill. Da qui la necessità di scrivere un racconto in cui,  il più grande statista del secolo scorso, è vivo ed è indagato  nella sua profonda umanità.

In tutto il mondo il nome Churchill evoca qualcosa di grande, di imponente, ma anche di terribile, di pauroso. Sir Winston, magistralmente interpretato da Giuseppe Battiston, ormai quasi novantenne, si è ritirato a vita privata. E' vittima della depressione, che chiama cane nero. E' l'unica cosa che gli ha fatto paura nella vita, la combatte grazie alla compagnia del suo amato gatto Joke, e dei suoi immancabili sigari. Ad assisterlo c'è la giovane infermiera Margareth, una straordinaria Maria Roveran, capace di far compiere un'importante evoluzione al suo personaggio. Parte timida e sofferente e via via acquista   forza, fino ad arrivare ad attaccare il potente politico incolpandolo della grave malattia che suo padre ha contratto in guerra. E' proprio lei a provocare le profonde riflessioni dell'ex Primo ministro britannico, le sue idee politiche, i racconti degli accadimenti storici più importanti che lo hanno visto protagonista.

Battiston fa emergere tutta la pungente ironia del grande statista, interpretando alcuni dei suoi aforismi più famosi, come "Una mela al giorno leva il medico di torno... basta avere una buona mira", oppure l'incontro alla Camera dei comuni con una donna che gli ha dato dell'ubriaco alla quale ha risposto:«si signora, io sono ubriaco, ma lei è bruttissima ed io domani sarò di nuovo sobrio». Ironico anche con Hitler, "che uomo, moro, nano, pura razza ariana", e con gli italiani, "un giorno cinquanta milioni di fascisti, il giorno dopo cinquanta milioni di anti fascisti, è curioso, però, che cento milioni di italiani non figurano nei censimenti". Il Churchill dell'attore friulano è anche un uomo tormentato da tanto dolore, per la Campagna dei Dardanelli nel 1915, ad esempio, da lui fortemente voluta, che si rivelò uno dei più disastrosi insuccessi della Triplice intesa, quarantatremila morti che ogni notte gli fanno visita in sogno. Dolore anche per il suicidio della figlia. Il Premio Nobel per la Letteratura fu un uomo molto pragmatico e Battiston è molto bravo a mettere in evidenza questo aspetto con grande potenza scenica, rispondendo con forza proprio  all'attacco dell'infermiera:«Portiamo la colpa di ogni singolo morto, ma anche la responsabilità di tutti i vivi. Ho usato il potere politico che mi hanno delegato i cittadini per essere liberati dal peso di scegliere. Io non ho mai saputo costruire un carro armato, ma sapevo decidere per tutti e far fare ad ognuno la sua parte. Plasmare il futuro. Questa è la politica, Margareth. L'errore sarebbe non fare niente con il pretesto che non possiamo fare tutto. Mi dispiace immensamente, non ho nessuna idea di chi possa avere ucciso suo padre, se Winston Churchill o Adolf Hitler, ma le posso garantire, le posso giurare, che la tristezza non durerà per sempre.».

Dopo aver constatato che la Storia è molto democratica, "c'è posto per i giovani che cantano la pace (i Beatles) e per i vecchi che preparano la guerra", Churchill conclude lasciandoci alcuni importanti insegnamenti:« l'idealismo non deve mai perdere il senso della realtà, di fronte alle avversità non bisogna arrendersi mai e ,soprattutto, che "...se un giorno l'Europa si unisse per condividere questa eredità comune, tre o quattrocento milioni di persone godrebbero di felicità, prosperità e gloria in misura illimitata. Dobbiamo ricostruire la famiglia dei popoli europei e dotarla di una struttura che le permetta di vivere in pace, sicurezza e libertà. Una specie di Stati Uniti d'Europa. Tutto ciò che occorre e che centinaia di milioni di uomini e donne decidano consapevolmente di fare il bene invece del male"».

Un'ora e venti di grande spettacolo diretto da Paola Rota che ha riscosso una lunga standing ovation finale. Alto gradimento ottenuto anche grazie alle musiche e ad un gioco di luci che hanno saputo creare le giuste atmosfere in tutte le fasi del racconto.

L'evento è stato preceduto da un importante annuncio del Sovrintendente Gianvito Casadonte, nei prossimi giorni partirà la Scuola di teatro della Fondazione Politeama guidata dal grande attore e regista  Mauro Avogadro e a breve partirà anche il Coro. Due ulteriori grandi successi messi a segno dal Sovrintendente e dal Direttore Generale della Fondazione Aldo Costa.

Saverio Fontana

Fotografia di Noemi Ardesi

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