Donne e politica: la parità dei sessi in Italia

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BARI, 31 MAGGIO 2011 - "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti al...

BARI, 31 MAGGIO 2011 - "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" sancisce l'articolo 3 della Costituzione Italiana. Ma allora perché la nostra classe politica è satura di uomini (spesso poco capaci) mentre le donne possono contarsi sulla punta delle dita? Perché in Italia la scarsa presenza femminile nei luoghi del potere politico non costituisce oggetto di dibattito pubblico e non viene trattata la questione come un reale problema da affrontare e poi risolvere?


"È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese" continua l'articolo 3, e infatti il presidente Napolitano ha dichiarato pochi giorni fa che "c'è un problema generale di sotto-rappresentanza femminile in tutte le istituzioni e nelle aziende ma il punto più nero è la rappresentanza nel Parlamento". E' possibile che in Italia, a differenza di quanto accade in altri paesi, le donne non abbiano mai investito ruoli importanti in ministeri chiave come quelli degli Esteri, della Difesa o alla presidenza del consiglio? Quanto al governo le donne a Palazzo Chigi sono in tutto 12 su un totale di 42 componenti dell'esecutivo. Il controverso tema delle quote oggi al vaglio della Camera come disegno di legge, cerca in qualche modo di tutelare giuridicamente la figura femminile in politica prevedendo l'obbligo di assumere un terzo di donne nei consigli di amministrazione delle aziende a partecipazione pubblica e di quelle quotate in borsa. "E' un metodo sbrigativo ma efficace" ha detto Napolitano. Le obbiezioni però sono tante e riguardano principalmente il fatto che una "parità forzata" sarebbe contraria ai principi liberali del merito e dell'uguaglianza.
Così l'Italia resta ancora molto lontana sia dai paesi scandinavi, veri e propri pionieri della vita politica al femminile, che dalla Germania capeggiata dalla forte cancelliera, Angela Merkel.
 

E mentre al Parlamento Europeo la Svezia e la Finlandia hanno mandato più donne che uomini, il nostro paese si colloca al 22° posto della classifica. In tal modo la dirigenza la lasciamo ai signorotti ancorati alle loro comode posizioni di rendita, mentre l'unica possibilità per le donne di ottenere un posto in politica è di diventare "care" al nostro Presidente del Consiglio Berlusconi.

 

Roberta Lamaddalena
 

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