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Ed è subito sera: poesia senza tramonto

Calabria

 28 NOVEMBRE 2014 – Il mondo della Poesia è un mondo vasto e sconosciuto. La Poesia sembra a tutti semplice, di facile realizzazione ma poi si rivela moto più articolata di quanto non appaia inizialmente.
La Letteratura è costellata di Poesia sin dai tempi più antichi; in fondo, è risaputo, la Poesia nasce con l’uomo stesso. È, infatti, espressione dell’anima più profonda e, seppur vi sia chi lo nega, un’anima, anche molto in fondo, l’abbiamo tutti.
La Poesia attraversa i secoli e, pur non restando immutata, se vera, comunica e parla al mondo con voce nuova e chiara. I suoi Autori di rilievo sono numerosi e appartenenti a più tempi e più culture. La scuola, nei suoi vari curriculi formativi, indipendentemente dagli indirizzi specifici di cui si occupa, offre, comunque, agli studenti un’ampia gamma di brani e componimenti a cui far riferimento per arricchire la formazione in modo significativo.
Un componimento quasi sempre ricorrente che, anche per la sua brevità, resta a facile memoria è certamente l’opera di Salvatore Quasimodo, poeta siciliano del secolo scorso, titolata “Ed è subito sera”.
I suoi versi, semplici, ermetici, sono densi e ricchi di significato. Piccole e poche parole che, però, contengono in un unico guscio un immenso universo. Come una noce ch’è stretta nel suo amaro mallo verde e solo dopo averlo tolto sprigiona in pienezza il suo sapore.
Fare Poesia non è semplice, così come non lo è leggerla.
I versi di “Ed è subito sera” rapiscono, trafiggono, arrivano giù a fondo e spingono all’introspezione. Invitano alla riflessione. Anzi, ne sottolineano la necessità e l’urgenza.

« Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di Sole:
ed è subito sera. »[MORE]

A scuola tutto sembra dovuto, scontato, obbligato molte volte. Per questo, anche le cose più importanti possono sfuggire, passare in secondo piano, essere offuscate da schemi ed artifici. Un componimento come questo, invece, deve esser ben compreso e valorizzato. Una buona Poesia è un’occasione sempre per crescere, per lasciarsi cambiare, per elevarsi, per divenire migliori di ciò che fino a poco prima si è stati.
Sulla Terra si è soli, da sempre. Sin dal primo vagito, sebbene sostenuti da chi nutre e accudisce, l’uomo è in fondo solo. La solitudine gli è compagna. Non vi è un uomo in tutto uguale a un altro. L’unicità crea la differenza. La differenza è ricchezza e va valorizzata ma questo, comunque, fa percepire la distanza dall’altro. L’incomunicabilità, la non piena comprensione, spingono e portano alla solitudine che è tale anche nel cuore della folla. L’uomo, un puntino nel mondo e nell’universo, al centro della Terra, vagheggia di sogni, felicità, illusioni. Nasce, cresce e presto è attraversato dalla lama della felicità pensata. Felicità che è un flebile raggio, impalpabile come quello della luce che si vede ma non si tocca, scalda ma poi, pian piano, svanisce.
La vita passa velocemente. Il tempo corre e, subito, presto, finisce; sopraggiunge la morte.
La caducità del tempo, la brevità della vita. Temi forti che appartengono all’uomo da sempre. Su cui tutti non possono fare a meno di interrogarsi. La vita è breve, si consuma celere, dura il tempo dell’incendio di un cerino. Un attimo e si è via. Per questo, un giovane che studia questa poesia deve interrogarsi. Deve stare al centro della Terra, saper vivere la solitudine e farne un punto di forza e non di abbattimento e, dal raggio di Sole che trafigge non deve lasciarsi a morte ferire ma attraversare perché, se è pur vero che presto sopraggiunge la sera, il segno, l’impronta che egli lascia nella storia, se di bene costellata, lascia i suoi frutti senza mai tramonto.

Simona Barberio